Usa: il Dipartimento del Tesoro sollecita interventi a favore dei piccoli produttori

Concentrazione del mercato e leggi obsolete i problemi del settore

Usa: il Dipartimento del Tesoro sollecita interventi a favore dei piccoli produttori

Come riferisce l’agenzia Reuters, lo scorso 8 febbraio il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha segnalato preoccupazioni per il consolidamento del mercato statunitense dell’alcol. Un settore da 250 oltre miliardi di dollari all’anno. Nel suo report, atteso da tempo, Treasury Department e ha delineato delle riforme che potrebbero aumentare la concorrenza e far risparmiare ai consumatori centinaia di milioni di dollari ogni anno.

Nelle 63 pagine del documento il Dipartimento suggerisce nuovi controlli su fusioni e acquisizioni fra aziende del settore. Inoltre aliquote fiscali diverse e un alleggerimento degli oneri normativi per i nuovi operatori nel mercato del vino, della birra e spirits. Interventi che renderebbero il mercato più equo per i nuovi produttori e più economico per i consumatori.

CONCENTRAZIONE DEL MERCATO E LEGISLAZIONE INADEGUATA

Nel proprio report il Tesoro ha suggerito una supervisione più rigida sulle regole esistenti e lo sviluppo di nuove leggi da parte del Dipartimento di Giustizia e della Commissione Federale per il Commercio.

I consumatori americani, i proprietari di piccole imprese, gli imprenditori e i lavoratori non dovrebbero soffrire schiacciati da un’industria della birra altamente concentrata. Le autorità preposte all’applicazione e alla regolamentazione dovrebbero avere la forza d’animo necessaria per far rispettare la legge e proteggere la concorrenza», afferma il vice procuratore generale Jonathan Kanter.

Il mercato statunitense di birra, vino e liquori ha generato migliaia di nuovi birrifici, cantine e distillerie negli ultimi dieci anni. Piccole realtà che faticano a competere coi colossi multinazionali. Basti pensare che i due maggiori produttori di birra, Ab Inbev e Molson Coors, rappresentano il 65% del mercato negli Stati Uniti.

Un “comportamento di esclusione” da parte dei grandi produttori, distributori e rivenditori cui si somma ad una rete di complicate normative statali e federali. Leggi talvolta risalenti alla fine del proibizionismo nel 1933. Un quadro che di fatto esclude i piccoli partecipanti dalla lotta per competere e prosperare.

«Siamo determinati a proteggere quello che è stato un settore dinamico e di successo con molte piccole imprese che vi entrano. Vogliamo affrontare quei problemi che generano prezzi eccessivi per i consumatori», afferma il Dipartimento del Tesoro.

LE REAZIONI DEI PRODUTTORI

Il Beer Institute, che rappresenta Ab Inbev e Molson Coors oltre ad altri grandi produttori di birra, si è detto deluso dal report. Secondo l’associazione ne emergerebbe una “caratterizzazione errata” del settore. Il Beer Institute ha inoltre affermato che i prezzi della birra sono rimasti bassi nonostante l’aumento dell’inflazione e un calo della domanda.

Di contro l’American Craft Spirits Association, associazione dei piccoli distillatori artigianali, ha accolto con favore l’attenzione del rapporto sulle preoccupazioni delle piccole distillerie indipendenti. Secondo l’Acsa è infatti indispensabile rinnovare le antiquate leggi sull’alcol che mortificano le piccole imprese.

Il rapporto del Dipartimento del Tesoro cita studi che dimostrano come le cosiddette leggi “post and hold”, che limitano la concorrenza sui prezzi, generano per i consumatori di birra un aggravio di costo di 487 mln di dollari all’anno. Leggi che possono far lievitare il costo di una bottiglia di vino fino del 18% e di oltre il 30% quello degli spirits.

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