Olio italiano, Costa d’Oro «Solo 10-15% oliva diventa olio, il resto è spreco»

Olio italiano, Costa d’Oro: «Solo 10-15% oliva diventa olio, il resto è spreco»

Durante Tuttofood 2025 Costa d’Oro lancia un appello a istituzioni e olivicoltori: serve una filiera più sostenibile per aumentare la redditività. In campo Confagricoltura, Assoprol, Scuola Superiore Sant’Anna e Università di Perugia.

«Solo il 10-15% dell’oliva viene utilizzato per produrre olio, il resto si spreca. Non è più sostenibile né ambientalmente né economicamente». L’allarme arriva da Pascal Pinson, CEO di Costa d’Oro, intervenuto a Milano durante Tuttofood 2025. L’occasione è stata la presentazione dei risultati della “Planet O-live Academy”, il progetto di sostenibilità ambientale ed economica lanciato due anni fa dall’azienda umbra, oggi parte del gruppo francese Avril.

La Planet O-live Academy ha raggiunto 430mila olivi e punta a quota un milione entro il 2030. Il 75% del fabbisogno energetico aziendale proviene da fonti rinnovabili. Tra i risultati principali del Report ESG 2023: 158 tonnellate di CO₂ risparmiate, -30% di uso idrico, -15% di rifiuti plastici, 260 controlli annui sui pesticidi, e 187 milioni di euro di valore economico generato.

Produzione olio italiano in crisi: -40% in vent’anni

Secondo Confagricoltura, la produzione nazionale di olio è scesa di oltre il 40% rispetto al periodo 2006-2009. «Serve un piano olivicolo nazionale – spiega Walter Placida – che coinvolga anche la GDO e riconosca il giusto valore agli agricoltori. L’olio è strategico per il made in Italy, ma stiamo rischiando di perdere competitività».

«L’oliva non può essere fonte di solo olio», ammonisce Maurizio Servili dell’Università di Perugia. «Sansa e acque di vegetazione vanno trasformate in valore, per esempio come antiossidanti naturali». Con lui, anche Luca Sebastiani (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), che elogia l’iniziativa privata dell’Academy: «Siamo partiti senza fondi pubblici. Il mercato corre e i competitor esteri sanno fare squadra meglio di noi».

Per Daniele Converso di Assoprol, è tempo che l’agronomo venga riconosciuto come figura strategica, al pari dell’enologo nel vino: «Seguiamo l’olivicoltore dal campo al frantoio, fino all’assaggio professionale». Assoprol e Costa d’Oro lavorano insieme alla valorizzazione dell’olio DOP Umbria, una “nicchia della nicchia” che merita più visibilità.

Cresce l’acquisto di olio italiano

Nonostante le difficoltà nella reperibilità della materia prima, Costa d’Oro ha aumentato dell’11% gli acquisti da fornitori italiani rispetto al 2022. «È una scelta coerente con la nostra visione – spiega Emanuele Zampetti – che porta benefici anche all’occupazione agricola». Dal restyling delle bottiglie al sistema di tracciabilità in blockchain, passando per oli certificati “Zero Pesticidi Residui”, Costa d’Oro rafforza la sua strategia sostenibile.

«Abbiamo messo nero su bianco i nostri progressi con il primo Report ESG sviluppato con KPMG – conclude Daniela Pontecorvo, Chief Marketing Officer –. La sostenibilità non è più opzionale, è parte integrante del nostro modo di produrre». La giornata si è chiusa con l’invito ai produttori, piccoli e grandi, ad aderire al progetto Planet O-live. Un modo per condividere conoscenze, accrescere la produttività e costruire una nuova cultura dell’olio italiano. In chiusura, una degustazione di olio e gelato all’olio firmata dal campione del mondo Alessandro Crispini.

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