Nero d’Avola e Grillo Doc Sicilia: Duca di Salaparuta vince il ricorso al Tar del Lazio

I giudici danno ragione al colosso di Casteldaccia (PA): i due vitigni di nuovo sulle etichette Igt

ROMA – I vini ottenuti da uve Nero d’Avola e Grillo si potranno etichettare ancora come Igt Terre Siciliane. Il Tar del Lazio, come riferisce la Gazzetta del Sud, ha infatti accolto il ricorso di Duca di Salaparuta, che si è rivolta ai giudici amministrativi contro le modifiche apportate nel 2016 al disciplinare della Doc Sicilia e dell’Igt Terre Siciliane, in base alle quali i due vitigni possono essere menzionati solo sulle etichette dei vini Doc Sicilia.

Per i giudici la decisione di modificare le regole dell’Igt sarebbe avvenuta senza una decisione dell’assemblea, ma dei soli vertici dell’associazione Terre Siciliane. Inoltre, l’imposizione solo sui vini Doc Sicilia “non è stata ritenuta dal Tar una valorizzazione ma una penalizzazione della produzione a marchio Igt”.

Nei primi dieci mesi del 2019, sono state prodotte più di 42 milioni di bottiglie di Nero d’Avola Doc, con un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche il trend di crescita del Grillo Doc è costante: a ottobre 2019 sono state oltre 15 milioni le bottiglie prodotte, con un incremento del +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia ha dedicato al Grillo e al Nero d’Avola attività di marketing ed informazione anche in Usa, Cina e Germania, con azioni rivolte ai principali stakeholders e alla promozione B2C mirata ai consumatori. Nel 2020 sono previste attività anche in Canada.

Eppure, una prima vittoria per Duca di Salaparuta era arrivata già nel settembre 2017. Il Tar del Lazio aveva sospeso il decreto Mipaaf (Ministero dell’Agricoltura) con il quale era stato vietato di utilizzare il nome del vitigno Nero d’Avola e Grillo nell’etichetta dei vini Igt prodotti con quelle uve.

“Questo è il primo risultato di una battaglia che Duca di Salaparuta ha deciso di intraprendere nella convinzione, evidentemente condivisa dal Tar Lazio, della illegittimità dell’obbligo di commercializzare esclusivamente come Doc il Nero d’Avola e il Grillo – commentava all’epoca la cantina siciliana – quando esiste un’idonea denominazione, la Igt Terre Siciliane appunto, nota in tutto il mondo e che costituisce una delle più importanti denominazioni italiane”.

I dati, risalenti al 2017, parlavano di circa mezzo milione di ettolitri di Nero d’Avola in purezza o in blend con altri vitigni, contro appena 50 mila ettolitri della Doc “Sicilia”. “Evidentemente, nei 6 anni dalla nascita della Doc generica ‘Sicilia’, essa non ha convinto non solo Duca di Salaparuta, ma neppure produttori e pubblico”, commentava ancora il colosso siciliano.

Duca di Salaparuta ritiene che “le Doc abbiano fondamento solo se caratterizzate da uno specifico Terroir, cosa che non sussiste per una Doc ‘generica’ come quella ‘Sicilia’, non adatta a definire un dato vino di un dato territorio e che, pertanto, costituisce un elemento di confusione, a discapito delle Doc territoriali, come Etna, Alcamo, Monreale, Contessa Entellina, delle quali viene sfruttata la notorietà e a danno della Igt Terre Siciliane, che ha fatto conoscere il Nero d’Avola nel mondo”.

Sempre secondo la cantina di Casteldaccia (PA), l’Igt Terre Siciliane Nero d’Avola “contrassegna delle eccellenze nel mondo in virtù della qualità delle aziende produttrici e delle eccellenze dei diversi Terroir, come è il caso dei vini della Duca di Salaparuta – Nero d’Avola Igt Terre Siciliane, tra i quali il pluripremiato Duca Enrico che, primo Nero d’Avola in purezza nato nel 1984, ha cambiato per sempre la storia di questo vitigno unico al mondo”.

Da qui la richiesta di “valorizzazione del patrimonio enologico siciliano attraverso l’Indicazione Geografica Terre Siciliane, rappresentativa della gamma qualitativa dei terroir Siciliani, e dalle vere Denominazione di Origine nate sull’eterogeneo territorio Siciliano”.

In seguito alla sospensione del 2017 e al successo del ricorso appena giunta, Duca di Salaparuta “chiede soprattutto di preservare e valorizzare la biodiversità di un territorio ricco come quello siciliano, di rispettare le caratteristiche dei suoi Terroir e il desiderio di sperimentare dei suoi viticoltori e chiede trasparenza per un pubblico”.

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