L’appello dei Vignaioli: “Mettete il Vino Santo Trentino nelle carte dei ristoranti”

una campagna sostenuta anche dal miglior sommelier d’Italia 2017 dell’Ais, Roberto Anesi


CAVEDINE –
Ha tutte le carte in regola del vino vincente, anche dal punto di vista commerciale. E’ raro. Di qualità assoluta, comprovata dalla straordinaria longevità. Ha una storia da raccontare. E ha alle spalle un gruppo di produttori affiatati e determinati. Eppure, il Vino Santo Trentino, soffre. Anche a casa sua.

Ecco allora l’appello dei vignaioli rivolto alla ristorazione locale e, più in generale, a quella italiana: “Mettete il Vino Santo del Trentino nelle carte dei vini“. Se è vero che Nemo propheta in patria, questo è un caso per il quale vale la pena (davvero) di fare un’eccezione.

A sostenere la campagna del Consorzio Vignaioli del Trentino, riunitisi sabato 13 aprile alla Gino Pedrotti di Cavedine (TN) per una degustazione di annate storiche (dal 1967 al 2011) prima del tradizionale Rito della Spremitura delle uve Nosiola appassite, è anche Roberto Anesi, miglior sommelier d’Italia 2017 per l’Ais (nella foto, il primo a destra).

IL TESTIMONIAL

Un naso e un palato fine, che parla anche in qualità di titolare di “El Pael”, il suo Wine Restaurant di Canazei (TN): “Il Vino Santo Trentino offre la straordinaria opportunità al ristoratore di raccontare, attraverso il calice, la storia di un territorio, oltre a quella di un prodotto eccezionale e unico nel panorama dei vini dolci italiani“.

Non è un gran momento per questa categoria nel nostro Paese – continua Anesi – e la colpa è anche della ristorazione. Quella trentina e, più in generale, quella italiana, dovrebbero prendere in seria considerazione il Vino Santo. Sarebbe utile anche averlo ovunque in mescita, al calice, per diffonderne la conoscenza tra i consumatori”.

“Un’idea – aggiunge il vignaiolo Giuseppe Pedrotti – potrebbe essere quella di inserire il ‘calice di Vino Santo Trentino’ al termine delle carte dei dolci, ovvero tra i dolci. Perché il Vino Santo, oltre a offrire un caleidoscopio infinito di abbinamenti, è buono anche da solo, a fine pasto”.

AL VAGLIO LA DOCG

Del resto, un calice di Vino Santo Trentino è un vero e proprio microcosmo. Pochi vini raccontano il territorio così bene. Ci si ritrovano i profumi e le verticalità delle Dolomiti di Brenta e del Monte Bondone. Le brezze che solleticano il Lago di Garda, salendo verso la Valle dei Laghi, tra il Basso Sarca e Terlago.

E i ricordi salini e salmastri di un terroir di derivazione marina, con ampie fasce di calcare. Ma a rendere davvero unico e speciale il Vino Santo del Trentino è la Nosiola, l’uva con cui è consentito produrlo, dotata di grande acidità.

Sessantatré ettari vitati complessivi, a un’altezza compresa tra i 250 e i 600 metri. Nei vigneti più in quota della Valle di Cavedine il cuore della produzione. Mentre più a valle (comprese le aree di sostanziale pianura), a farla da padrone, sono il Müller Thurgau e lo Chardonnay, spesso utilizzati per le basi spumante trentine.

Il Vino Santo Trentino – evidenzia l’enologo Luciano Groff (a destra, nella foto con Giuseppe Pedrotti) – è un vino che soffre. Soffre per le superfici vitate rosicchiate nel tempo da altre varietà più redditizie. Soffre dal punto di vista commerciale, appunto per la sua poca redditività. Soffre come tutte le cose rare, che rischiano di scomparire, anche per la difficoltà di doverle raccontare per farle conoscere meglio”.

Al vaglio, proprio per la particolarità ed esiguità della produzione (circa 30 mila bottiglie annue, da parte di sole 8 cantine) anche l’upgrade a Docg del Vino Santo Trentino, oggi semplicemente Doc. Una scelta avallata dal Consorzio Vignaioli, che però si scontra con le logiche commerciali.

Gli interessi maggiori ruotano attorno al Trento Doc, relegando il Vino Santo Trentino a seconda scelta per l’eventuale istituzione della prima Docg del vino della regione. Un passo che, secondo fonti locali, “prima o poi sarà comunque compiuto”.

Nel frattempo l’Associazione dei Vignaioli del Vino Santo Trentino ha eletto il suo nuovo presidente. Si tratta di Enzo Poli, titolare della Maxentia Distillatori Artigiani e Vignaioli di Vezzano (TN). L’annuncio è avvenuto domenica, durante il Rito della Spremitura delle uve Nosiola all’Azienda Agricola Gino Pedrotti.

LA DEGUSTAZIONE


Vino Santo Trentino Doc 2011, Maxentia
Colore dorato, luminoso. Al naso note di albicocca. Ma anche, immediata, la percezione di una gran freschezza che, come una brezza sottile, solleva profumi di spezie orientali, calde e rincuoranti.

Con l’ossigenazione, il nettare guadagna straordinariamente in termini di complessità: liquirizia dolce, frutta secca, una notte netta di miele millefiori. Al palato gran bevibilità. Il residuo zuccherino è controbilanciato dalla vena acida, in un quadro di perfetto equilibrio. Chiusura di bocca su una confettura precisa e una pregevole vena salina.

Vino Santo Trentino Doc 2002 “Nobles”, Francesco Poli vignaioli in San Massenza
Colore dorato, luminoso. All’attesa freschezza e alle note di frutta sciroppata risponde una venatura marina, tendente al salmastro. In bocca l’ingresso è più ampio rispetto al precedente assaggio.

In un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva, sono le noti fruttate mature a prende il sopravvento. In centro bocca il vino si accende in termini di freschezza. Riecco anche la sapidità, che chiama il sorso successivo.

Vino Santo Trentino Doc 1996 “Emblemi d’Amor”, Giovanni Poli (magnum)
Colore ambrato. Naso che va netto sulla frutta secca: nocciola, arachidi. Così come sul fondo di caffè e la caramella mou. Retaggi, questi, dell’affinamento in legno. Sbuffi vegetali, tra la spezia dolce e la mentuccia. Ma anche sottofondo di cereali, che fa pensare al marcatore di certi whisky.

In bocca la dolcezza è sostenuta, così come la riequilibrante freschezza. Netta anche la nota salmastra, che dal naso si trasferisce al palato. Un vino eccezionale per consistenza tattile. Un vino grande, come il formato in cui è stato servito.

Vino Santo Trentino Doc 1985, Gino Pedrotti
Altro colore ambrato. Corredo olfattivo tipicissimo e complesso: nota salmastra che ricorda l’oliva nera in salamoia, frutta matura, ma soprattutto frutta secca. Al palato una gran freschezza e salinità, ma anche richiami di erbe mediche e liquirizia, già avvertite al naso. Lunghissimo, principalmente su sale e spezie leggere, calde, avvolgenti.

Vino Santo Trentino della Valle dei Laghi 1982, Az. Agr. Pravis
Colore splendido per l’età del vino, ancora luminoso e invitante. Naso sulla frutta secca, in particolare sull’arachide. Si fa sentire anche la frutta fresca, come l’albicocca sciroppata. In bocca colpisce per densità e per l’ottima corrispondenza. Chiusura su note di cioccolato bianco e sale. Un vino snello, agile, ma vivo e in evoluzione.

Vino Santo Trentino Doc Classico della Valle dei Laghi 1977, Fratelli Pisoni
Colore ambrato, scuro, ma pur sempre luminoso. Naso su note di caffè nette, ma anche sulla buccia d’arancia amara, sullo zenzero, sul cioccolato e sul caramello leggermente bruciato. Una nota, quest’ultima, che con l’ossigenazione si evolve in ricordi di brace spenta.

In bocca il nettare si esprime ancora su note di frutta fresca, tra la confettura e lo sciroppo, oltre a sfoderare una vena di sale che invoglia il sorso. Chiusura tra le più accattivanti della batteria: vivissimo, rinvigorito da pizzichi di spezia leggera, tra il pepe bianco e il cumino.

Vino Santo di Toblino 1967, Cantina di Toblino
Colore ambrato didattico. Al naso, su tutto, una vena salmastra capace addirittura di ricordare lo scoglio. Impreziosiscono il quadro note nette di erbe di montagna, che anticipano la freschezza gustativa.

Sempre al naso, grazie all’ossigenazione, emergono note di liquirizia e caffè. In bocca gran equilibrio tra zuccheri e freschezza. Un ritmo scandito da richiami di datteri, fichi e ricordi di muschio e terra di sottobosco. Un vino infinito.

L’appello dei Vignaioli: “Mettete il Vino Santo Trentino nelle carte dei ristoranti”

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