Da infermiere a vignaiolo in Oltrepò: Stefano Banfi e La Rocchetta di Mondondone

Una delle realtà più giovani e interessanti della Lombardia, tra le splendide colline di Codevilla (PV)

Ce n’è voluto di tempo. Per riflettere. Tornare e ritornare sugli stessi concetti. Riformularli dal principio. Confermare le conclusioni. Far le valigie e partire. Se non avesse scelto di comprar vigna a Codevilla (PV), in questi giorni Stefano Banfi vedrebbe il grigio dei palazzi di Milano, dalla finestra. Sarebbe uno dei tanti infermieri eroi, in prima linea contro Covid-19. Da Cascina Pasotti, il caseggiato acquistato nel 2013 e divenuto il quartier generale dell’Azienda vitivinicola La Rocchetta di Mondondone, si scorge al massimo lo smog poggiato coi gomiti sulla schiena del capoluogo lombardo. Solo un brutto ricordo, tra le dolci colline dell’Oltrepò pavese.

“Mi sono trasferito qui – spiega Banfi, classe 75 – dopo aver scelto di lasciare il mio posto di lavoro sicuro, a tempo indeterminato. L’idea iniziale era quella di fare il vino più sano possibile, per autoconsumo, sfruttando le uve del vigneto annesso al caseggiato, trovato in stato di sostanziale abbandono”.

Quattro ettari complessivi che, oggi, sono diventanti il cuore pulsante dell’azienda agricola, assieme all’agriturismo da 35 coperti che serve pasti solo su prenotazione. Cortese, Riesling e Moscato sono le uve a bacca bianca che Banfi ha ereditato dal vecchio proprietario. Pinot Nero, Barbera e Croatina le varietà a bacca rossa.

“Passo dopo passo, facendo gioco sulla mia formazione agraria – spiega l’ex infermiere – mi sono avvicinato al mondo dei cosiddetti ‘vini naturali’, affiancato dall’enologo Mario Maffi. L’esperienza mi ha aiutato a migliorare, anno dopo anno. Ora eccomi qui, con una produzione annua di circa 15 mila bottiglie“.

L’evoluzione tecnica e qualitativa è evidente nei vini de La Rocchetta di Mondondone, azienda che aderisce alla delegazione Oltrepò pavese della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi).

Ai due uvaggi bianchi prodotti con Cortese e Moscato (“Lucemente”) e Cortese e Riesling (“Gocce di Vento”), si accosta un rosato da Pinot Nero – “Mo rosa”, ottenuto con la tecnica del salasso – e, dallo scorso anno, un metodo ancestrale: si tratta del gustosissimo “Imperfetto”, ottenuto dall’assemblaggio di tutte le uve bianche, “senza troppi calcoli”.

Per quanto riguarda i rossi, due interessanti Pinot Nero (“Pinovis” e “Suavis Noir”) e altrettante etichette di Barbera (il “Don Barbè” e “Indomitus”), rispettivamente il vino d’annata e la riserva, morbide e potenti.

Accoppiata anche per la Croatina, uvaggio ancora troppo poco valorizzato, in purezza, in Oltrepò: “Oltrebon” è l’interpretazione del Bonarda de La Rocchetta di Mondondone, e “Croaticum” la versione affinata in rovere. Chiude la linea un passito di Moscato, la “spremuta” d’uva “Moscandone”.

Il fil rouge della linea sono le lunghe fermentazioni, che si protraggono fino alla primavera, con l’imbottigliamento dei bianchi che, spesso, avviene nel mese di luglio. Lieviti rigorosamente autoctoni e fermentazioni spontanee sono gli altri must di una gamma “secondo natura”, che riflette le peculiarità dell’annata.

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