Il Barbaresco Gaja in verticale dal 1982 al ristorante Cantine del Gavi

La stoffa eterna di uno dei brand bandiera delle Langhe incontra la cucina della famiglia Rocchi


GAVI –
Si chiama Cantine del Gavi, ma è anche un raffinato ristorante la location che ha ospitato una straordinaria verticale di Barbaresco Docg Angelo Gaja, a metà del mese di aprile. L’incontro ideale, tra calice e piatto, di due famiglie che hanno fatto del rispetto della “materia prima” la base attorno alla quale costruire una carriera di successi.

Da una parte Gaja, ormai sinonimo di Barbaresco, con i suoi rossi eterni delle annate 1982, 1988, 1989 e 1997. Dall’altra le portate elaborate da Roberta ed Elisa Rocchi, che hanno raccolto in maniera magistrale l’eredità del padre Alberto e della nonna Tebe.

Cucina sì, ma anche vino. Le etichette in degustazione sono infatti custodite nello scrigno di Cantine del Gavi – oltre 8 mila quelle presenti nelle “segrete” del palazzo del Settecento che ospita il ristorante – e da lì prelevate per il tasting da parte della stampa di settore. Tutte annate selezionate dal sommelier Luca Ivaldi.

Questa volta Luca ha scelto Gaja. Ma avrebbe potuto attingere da un ventaglio di 40 anni di selezioni, che hanno portato Cantine del Gavi ad avere – uno vicino all’altro – produttori come Conterno, Quintarelli, Biondi Santi, Ceretto, Bruno Giacosa e Bartolo Mascarello, per restare in Italia.

Champagne Krug, Crystal, Dom Perignon per spostarsi in Francia, tra i pregiati Champagne. Spazio, ovviamente, anche per il Gavi Docg, il bianco che qui gioca in casa in abbinamento ai salumi proposti tra gli antipasti in menu.

I piatti della grande tradizione piemontese ruotano invece attorno a selvaggina, carni di Fassona, coniglio, funghi, borragine, verdure dell’orto. Le sorelle Rocchi eccellono nella preparazione della pasta ripiena e, più in generale, nella ricerca dell’ingrediente migliore, selezionato da fornitori di nicchia.

In contrasto con la nuova gastronomia iperbolica e mediatica, il ristorante Le Cantine del Gavi è un porto in cui ritrovare l’esperienza profonda delle donne in cucina, che lavorano con immediatezza e curiosità nei confronti dei mondo che le circonda.

Ad emozionare Roberta ed Elisa è per l’esempio l’Asia, che in alcuni piatti contamina la tradizione locale, rendendola ancora più complessa e affascinante. Ma soprattutto moderna e minimalista: dritta al punto, senza fronzoli. Un sapere che i piccoli Pietro e Tommaso, futura terza generazione de Le Cantine del Gavi, sembrano aver già imparato a fare proprio.

LA VERTICALE

Barbaresco Docg 1982, Gaja: 98/100
Vino che cambia nel calice ogni 40 secondi. E questo è il minimo, un aspetto scontato per un vino così. La percezione fruttata netta al primo naso fa capire di che pasta è fatto un calice che ormai ha 37 anni.

Pian piano il quadro si allarga: sulla tela compare il risvolto selvatico del Nebbiolo, una salinità d’alga, una nota netta di fumo, di brace, di buccia di arancia. In bocca il vino entra dritto, freschissimo, su note di frutta carnosa, da masticare e assieme succhiare.

Il tannino è lungo, disteso, ma presente ed efficace. Accompagna una salinità accesa, mentre la chiusura si fa balsamica, con la freschezza che si mescola al fumo, chiamando sensazioni contrastanti, assieme dure ed eteree. Un vino di complessità stordente. Capolavoro.

Barbaresco Docg 1988, Gaja: 94/100
All’inizio molto più chiuso del 1982. Quando inizia a parlare, addomesticato da qualche frustata d’ossigeno nel calice, il nettare si apre e diventa grande. Racconta di spezie nere come il pepe, ma anche di storie d’oriente.

Spolverate di cumino e cannella, di chiodi di garofano e di erbe macerate, ma anche di carruba e di nocciola. In bocca entra diretto come uno squillo di tromba nel timpano. Dritto come un fulmine. Freschezza e salinità spingono l’acceleratore delle durezze.

Un’alcolicità accesa fa da garante per l’equilibrio del sorso, riequilibrando i piatti della bilancia. Vino scalpitante, insomma. Azzardiamo un pronostico: non reggerà, nell’allungo, come il 1982, almeno in termini di complessità.

Barbaresco Docg 1989, Gaja: 95/100
Primo naso sul legno e sui terziari, tra la vaniglia, lo zafferano, il fondo di caffè, la liquirizia dolce, il cioccolato. Poi esce un frutto più profondo di quelli percepiti nelle altre annate: siamo tra le piccole bacche di bosco, tra i mirtilli.

Poi sentori verdi e balsamici che ricordano il mirto, ma anche (nei minuti successivi) caramello e, di nuovo, qualcosa di già avvertito: quella salinità da scoglio, da brezza marina. In centro bocca equilibratissimo, tra frutto, alcol e freschezza accesa.

Vino giovane, senza minima ombra di dubbio. Il sipario, di fatto, si chiude su un tannino lungo, ancora in fase di integrazione, vivo ma rilassato, assieme a ritorni di spezia e piccoli frutti neri, sotto spirito.

Barbaresco Docg 1997, Gaja: 98/100
Il naso si divide in maniera netta su un quadro dipinto dalle spezie, tra il duro e scuro e il morbido e colorato. Tra il pepe nero e la cannella. Anche il frutto fa lo stesso e gioca di contrasti accesi, come nei paesaggi di Murnau di Kandinsky.

Tra l’acerbo e il maturo, il freddo e il caldo che quasi scotta. Tra la fragola tanto rossa da gocciolare colore e il mirtillo, ancora croccante e dalla buccia sottile. C’è anche l’arancia rossa, la sanguinella. E il fumo, dolce e leggero, di un sigaro spento. C’è una percezione alcolica non disturbante, anzi inebriante.

In bocca tannino di cioccolato, su un frutto di straordinaria precisione e avvolgenza. Un’uva che dev’essere stata perfetta, eccezionale. Ha dato vita a un vino che è un momento alla vigna. Forse l’82 ce lo racconta oggi, per come sarà fra non meno 15 anni.

Il Barbaresco Gaja in verticale dal 1982 al ristorante Cantine del Gavi

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Cantine del Gavi
Via Goffredo Mameli, 69
15066 GAVI (AL) – ITALIA
+39 0143 642458
cantinedelgavi@gmail.com

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