Disciplinare Doc Maremma, cambiano gli uvaggi. Bianco e Rosso anche “Riserva”

Mazzei: “La modifica consentirà alla Denominazione di crescere e raggiungere nuove punte di qualità”

Manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale per la modifica del disciplinare della Doc Maremma Toscana, approvata dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali tramite il Comitato Nazionale Vini. Un iter durato 4 anni, utile al passaggio dalla preesistente Igt alla Doc.

Non solo: cambiano gli uvaggi per la produzione delle tipologie Rosso e Bianco Doc Maremma Toscana e viene inserita la menzione Riserva per entrambe le tipologie. Inoltre, primo caso in Toscana per vini Dop, i produttori avranno la possibilità di utilizzare in etichetta l’indicazione di due varietà (tipologie “Bivarietali”), molto richieste soprattutto sui mercati esteri.

Francesco Mazzei (nella foto sotto) presidente del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, sottolinea l’importanza strategica di questa modifica che “consentirà alla Denominazione di crescere e di ampliare il raggio d’azione presentandosi sui mercati con una proposta ancora più ampia e articolata che andrà a raggiungere nuove punte di qualità“.

“Il percorso per l’approvazione ministeriale di questa modifica è quasi giunto al termine – aggiunge Mazzei – e ora bisognerà aspettare che decorrano i tempi tecnici dalla pubblicazione della modifica in Gazzetta Ufficiale. È stato un percorso lungo e delicato, ma grazie alla determinazione del Consorzio e alla sinergia delle istituzioni siamo riusciti ad arrivare a questo traguardo che apre nuove interessanti prospettive“.

Il Direttore del Consorzio, Luca Pollini spiega che “le modifiche più rilevanti del disciplinare di produzione della Doc Maremma Toscana contenute nella proposta da noi presentata ormai quasi 4 anni fa riguardano, innanzitutto, la nuova formulazione della base ampelografica”.

In particolare, per la produzione della tipologia Rosso per la quale potranno essere utilizzate – da sole o congiuntamente e per un minimo del 60% – Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah e Ciliegiolo.

Mentre per la produzione del Bianco Doc Maremma Tosacana, accanto a Vermentino e Trebbiano toscano, sarà possibile utilizzare anche il Viognier da solo o congiuntamente alle altre due varietà, per almeno il 60%.

“In un’ottica di innalzamento del livello qualitativo della proposta è stata anche inserita la menzione ‘Riserva’ sia per la tipologia Bianco, con invecchiamento non inferiore a 12 mesi, sia per il Rosso. In questo caso, l’affinamento obbligatorio sale a due anni, di cui almeno 6 mesi in recipienti di legno”, precisa Pollini.

“Per rimarcare ulteriormente il valore del prodotto – aggiunge il direttore del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana – sono state aggiunte prescrizioni specifiche per la viticoltura, aumentando la densità minima di ceppi per ettaro e vietando sistemi di allevamento tipo tendone, non ritenuto idoneo alla produzione di uve di qualità”.

Resta invece invariata la possibilità di produrre le tipologie varietali, tra le quali spicca il Vermentino, in forte crescita. Sono stati anzi inseriti Cabernet franc, Petit Verdot e Pugnitello.

Sono 279 le aziende associate al Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, di cui 91 “verticali”, ovvero in grado di vinificare le proprie uve e imbottigliare i propri vini, per un totale di quasi 6 milioni di bottiglie prodotte all’anno.

Il Consorzio opera nell’intera provincia di Grosseto, una vasta area nel sud della Toscana che si estende dalle pendici del Monte Amiata e raggiunge la costa maremmana e l’Argentario fino all’isola del Giglio. La Doc Maremma Toscana è al terzo posto per superficie vitata rivendicata tra le Dop toscane, dietro soltanto al Chianti e al Chianti Classico.

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