Vini dealcolati, il decaffeinato (amaro) di Martin Foradori Hofstätter «In Italia troppi Don Chisciotte»

Vini dealcolati, il decaffeinato (amaro) di Hofstätter: «In Italia troppi Don Chisciotte»

IN BREVE
  • Il boom dei consumi di caffè decaffeinato riflette le perplessità del mondo del vino riguardo ai vini dealcolati.
  • Martin Foradori Hofstätter evidenzia come le abitudini dei consumatori cambiano più rapidamente delle convinzioni tradizionali del settore vinicolo.
  • Il caso del caffè decaffeinato serve a comprendere l’emergente interesse per i vini dealcolati.
  • Secondo il produttore altoatesino, la vera questione è: perché milioni di consumatori scelgono questi prodotti alternativi?
  • Il vignaiolo sarà presente a Vinitaly 2026, nello spazio dedicato ai NoLo (Stand 1, al 2° piano di Palaexpo)

C’è qualcosa di profondamente ironico nel modo in cui certi dibattiti si ripresentano ciclicamente nel mondo del vino. A innescare la riflessione è il boom del caffè decaffeinato in Italia. Un fenomeno che, a ben vedere, racconta molto più del semplice cambiamento di abitudini legate alla caffeina. E che, nelle parole di Martin Foradori Hofstätter, finisce per assomigliare in modo sorprendente alle perplessità legate ai vini dealcolati.

«Leggendo l’articolo sul crescente consumo di caffè decaffeinato non ho potuto fare a meno di pensare a certe polemiche che, da tempo, attraversano anche il mondo del vino. Polemiche che assomigliano sempre più a una lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento». Inizia così la “lettera” affidata a Winemag dal vignaiolo altoatesino, quarta generazione di una delle famiglie storiche del vino italiano. Una lucida fotografia di un atteggiamento di chiusura ed ostracismo diffuso anche tra addetti ai lavori e operatori Horeca.

VINO, IDEOLOGIA E FRASI FATTE

«Ancora oggi molti protagonisti del settore vitivinicolo, e non pochi professionisti dell’Horeca, sembrano convinti che il compito principale sia combattere una battaglia ideologica: stabilire cosa sia “vero”, cosa sia “autentico”, cosa “non possa chiamarsi” vino».

Secondo Martin Foradori Hofstätter, il copione è noto. E si ripete senza variazioni sostanziali: «“Non può chiamarsi vino”. “Il gusto non è quello tradizionale”. “È una minaccia alla cultura”». Un refrain che, spostato di qualche metro, suona identico anche davanti alla tazzina.

«Sarei curioso di sapere se le stesse voci si scagliano anche contro il caffé decaffeinato: “Il decaffeinato non è vero caffè”. “Il sapore non è lo stesso”. “È una minaccia alla cultura”», si chiede il produttore dell’Alto Adige.

CONSUMI CHE CAMBIANO (PIÙ VELOCEMENTE DELLE IDEE)

Il punto, però, non è il prodotto. È il comportamento delle persone. «La storia – evidenzia Hofstätter – dimostra una cosa molto semplice: le abitudini dei consumatori cambiano sempre più velocemente delle convinzioni di chi lavora nei settori che dovrebbero essere al loro servizio».

Il caso del decaffeinato diventa così una lente utile per leggere ciò che sta accadendo anche nel vino. «I dati sul caffè decaffeinato sono interessanti non tanto per il prodotto in sé, ma per ciò che raccontano. Le persone non stanno abbandonando il caffè. Lo stanno consumando in modo diverso. Alternano, modulano, scelgono in base al momento della giornata e al proprio stile di vita».

Non un passo indietro, ma un cambio di prospettiva. «Non è una rinuncia. È una ridefinizione del consumo», evidenzia ancora Martin Foradori Hofstätter, pioniere e paladino dei vini dealcolati in Italia, tanto che la cantina J. Hofstätter – Dr. Fischer sarà presente a Vinitaly 2026 con lo slogan “We define zero“, nel padiglione per la prima volta dedicato interamente alla categoria NoLo – No e Low alcohol (Stand n. 1, al 2° piano Palaexpo).

VINI DEALCOLATI, MERCATO E NUOVE ABITUDINI

La stessa dinamica si sta affermando nel vino, con il crescente interesse verso le versioni dealcolate. E qui arriva il nodo centrale: «Pensare di fermare questo cambiamento con una crociata ideologica è una convinzione non solo miope, ma anche economicamente autolesionista. Perché mentre qualcuno combatte una guerra di principio, qualcun altro costruisce un mercato».

Le domande, suggerisce Hofstätter, andrebbero semplicemente ribaltate. «La domanda non è se il decaffeinato sia “vero caffè”. La domanda è: “Perché milioni di persone lo stanno scegliendo?” La domanda non è se il vino dealcolato sia “vero vino”. La domanda è: “Perché milioni di consumatori vogliono avere anche questa opzione?”».

LA CULTURA DEL BERE NON È MAI STATA FERMA

Chi lavora nel vino dovrebbe saperlo bene: i trend di consumo non restano mai immobili. «Chi lavora nel settore enologico, ad ogni livello – scrive sempre Martin Foradori Hofstätter a Winemag – dovrebbe conoscere bene una verità semplice: la cultura del bere non è mai stata statica. Si è sempre evoluta insieme alla società».

Dalla funzione alimentare al piacere gastronomico, fino alla dimensione esperienziale e culturale. Il passaggio successivo sembra già scritto. «Oggi stiamo entrando in una fase in cui la libertà di scelta e la modulazione del consumo diventano centrali».

Un cambio di paradigma che, secondo il vignaiolo altoatesino, non va temuto. «Non è una minaccia per il vino. È un nuovo capitolo!». Vale la pena, allora, di aggiornare l’immaginario: «Perché i mulini a vento continuano a girare, indipendentemente da chi decide di attaccarli. Del resto, quando la battaglia è contro il vento…».

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