56 vini dealcolati alla cieca pregiudizi, realtà e qualità a Mundus Vini

56 vini dealcolati alla cieca: pregiudizi, realtà e qualità a Mundus Vini

IN BREVE
  • La degustazione di vini dealcolati a Mundus Vini 2026 ha messo in evidenza un settore in evoluzione ma con variabilità qualitativa.
  • I vini bianchi hanno ottenuto punteggi migliori rispetto ai rossi, con vitigni aromatici che hanno mostrato migliori risultati dopo la dealcolazione.
  • I vini dealcolati richiedono un equilibrio strutturale, ma l’assenza di alcol ha spesso creato un vuoto nelle caratteristiche gustative.
  • Molti campioni erano tecnicamente corretti ma mancavano di complessità. Capitolo “emozione”: non pervenuta.
  • Il focus deve essere sulla definizione di parametri qualitativi specifici per i vini dealcolati piuttosto che sul confronto diretto con i vini tradizionali.

Degustare vini dealcolati in un contesto strutturato e rigoroso come Mundus Vini 2026 significa sospendere pregiudizi e posizionamenti ideologici. La degustazione alla cieca impone di concentrarsi esclusivamente su ciò che si trova nel bicchiere: limpidezza, precisione aromatica, equilibrio, coerenza gustativa, persistenza. Nulla più. L’impressione complessiva è quella di una categoria in evoluzione rapida, ma non ancora omogenea sotto il profilo qualitativo e stilistico.

PROVENIENZA DEI VINI E VARIETÀ DEGUSTATE

Gli organizzatori del prestigioso concorso andato in scena per il 25° anno a Neustadt an der Weinstraße hanno selezionato 6 tavoli di giuria per la degustazione di oltre 300 vini dealcolati. Come presidente di giuria del panel 4, insieme ad altri 4 professionisti del settore provenienti da Germania, Olanda e Polonia, ho degustato campioni provenienti da Germania, Italia, Spagna, Francia, Svizzera, Portogallo, Austria, Croazia, Lussemburgo, Ungheria e Cile. Si trattava di vini fermi e spumanti, bianchi, rosati e rossi, prevalentemente senza aggiunta di aromi.

La Germania si è distinta per un’ampia presenza di Riesling, Müller-Thurgau (Rivaner), Muskateller, Gewürztraminer e blend aromatici, oltre a rossi a base Cabernet Sauvignon e cuvée con Merlot e Pinot Nero (Spätburgunder). L’Italia ha presentato soprattutto spumanti da Glera, l’uva regina del Prosecco, e cuvée con Chardonnay e Traminer, oltre a Moscato e Piwi come Johanniter e Bronner. Dalla Spagna sono arrivati campioni da Airén, Garnacha, Tempranillo, Trepat, Monastrell e Muscat of Alexandria.

La Francia era rappresentata in particolare da Colombard, Muscat e Cabernet Sauvignon (anche in blend con Syrah). Presenti anche campioni austriaci da Muscat Ottonel e Gelber Muskateller, croati da Malvasia e Sauvignon Blanc, oltre a vini svizzeri, portoghesi, lussemburghesi e un rosso cileno da Cabernet Sauvignon. Prima della degustazione, le 6 giurie selezionate da Meininger Verlag hanno partecipato a una breve sessione di presentazione della categoria dealcolati e della scheda di valutazione a loro riservata.

VINI SENZA ALCOL: Bianchi e spumanti DEALCOLATI più convincenti dei rossi

Nel complesso, i vini bianchi hanno convinto più dei rossi. Vitigni aromatici o naturalmente dotati di forte identità varietale, come Riesling, Sauvignon Blanc, Müller-Thurgau, Gewürztraminer e Muscat nelle sue diverse declinazioni, si sono dimostrati più adatti al processo di dealcolazione. Nei campioni tedeschi e austriaci la componente aromatica è rimasta leggibile, pur con inevitabili semplificazioni strutturali.

Gli spumanti italiani a base Glera, così come alcune cuvée bianche, hanno beneficiato della presenza della “bollicina”. L’anidride carbonica contribuisce a restituire dinamismo al sorso e a compensare parzialmente l’assenza dell’alcol, offrendo maggiore tensione e una percezione di freschezza più definita e lineare.

LA QUESTIONE STRUTTURALE NEI VINI DEALCOLATI

La criticità principale resta strutturale. Già perché l’alcol è un elemento architettonico del vino: veicola aromi, contribuisce al corpo. Modula l’acidità e sostiene la lunghezza gustativa. La sua rimozione crea un vuoto che non sempre viene colmato in modo convincente. In diversi campioni, inclusi rossi francesi, spagnoli e cileni a base Cabernet Sauvignon o blend con Tempranillo e Syrah, il centro bocca è apparso diluito. Con chiusure corte e tannini talvolta asciutti e slegati.

La dolcezza residua, in alcuni casi superiore ai 40 g/l, è sembrata più uno strumento di compensazione che una scelta stilistica. I rossi, in particolare, rappresentano la sfida più complessa: la riconoscibilità aromatica può essere corretta, ma senza alcol la struttura risulta spesso frammentata.

PUNTEGGI E LIVELLO QUALITATIVO RISCONTRATO

Dal punto di vista dei punteggi assegnati durante le sessioni di degustazione, la maggior parte dei campioni si è collocata in una fascia intermedia. Molti vini erano tecnicamente corretti e privi di difetti evidenti, ma non sempre dotati di complessità o persistenza significativa.

Alcuni spumanti e pochi bianchi fermi hanno raggiunto valutazioni più elevate grazie a un migliore equilibrio complessivo e a una maggiore armonia gustativa. I rossi, nel complesso, hanno mostrato maggiore variabilità e punteggi mediamente più contenuti.

IDENTITÀ DI MERCATO E PROSPETTIVE FUTURE DEI VINI SENZA ALCOL

Ma il punto centrale non è stabilire se i vini dealcolati siano all’altezza dei vini tradizionali. Il confronto diretto non è solo strutturalmente sbilanciato, ma del tutto errato. La questione è se il segmento possa definire parametri qualitativi propri, con coerenza e riconoscibilità all’interno della propria categoria.

A Mundus Vini 2026 ho osservato un settore, quello dei vini dealcolati, che sta investendo con decisione e che ha ridotto in modo evidente i difetti sensoriali rispetto al passato. Tuttavia, l’identità stilistica è ancora in fase di costruzione. I campioni più convincenti non erano quelli che tentavano di imitare il vino tradizionale, ma quelli che accettavano una diversa leggerezza strutturale, proponendosi come alternativa per specifiche occasioni di consumo.

VINI DEALCOLATI: L’EMOZIONE NON HA VOCE

Come degustatore, applico gli stessi criteri a ogni bicchiere: equilibrio, armonia, coerenza interna alla categoria. Alcuni vini dealcolati degustati hanno raggiunto un livello qualitativo solido. Pochissimi sono stati realmente coinvolgenti. Molti erano tecnicamente corretti, ma emotivamente neutri.

Se la qualità sta crescendo, l’identità è ancora un cantiere aperto. E l’emozione, forse, non è neppure da ricercare o considerare come un punto di arrivo, pur trovandoci a discutere di una categoria che si porta dietro un “nome pesante”, certamente discutibile: “vino”.

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