IN BREVE
- L’Australia esplora varietà di uve alternative come Fiano e Sangiovese, che si adattano al clima locale.
- Diverse varietà mediterranee mostrano buona capacità di adattamento nelle zone calde.
- La masterclass a Wine Paris 2026 evidenzia la nuova identità vitivinicola dell’Australia con uve italiane, greche e francesi.
- La globalizzazione del vino offre nuove espressioni territoriali ed è un’opportunità per il settore.
Gli esploratori europei che viaggiavano verso la terra posta sotto il continente asiatico la chiamavano The Land Down Under. Il Paese Giù Sotto. L’Australia, oggi, non è più un mistero. Neppure per le varietà di uve “alternative”. Come ha mostrato Emma Symington MW durante la masterclass di Wine Paris 2026 “The raise of Australia’s alternative varieties“, l’isola parla bene anche l’italiano con vitigni come Fiano e Sangiovese, accanto ad altre uve “esotiche” come Assyrtiko, Piquepoul e Gamay.
VARIETÀ ALTERNATIVE: LA NUOVA FRONTIERA DEL VINO AUSTRALIANO
Negli ultimi anni la viticoltura australiana ha iniziato a guardare oltre le varietà classiche internazionali – Shiraz, Cabernet Sauvignon e Chardonnay – esplorando vitigni provenienti dal Mediterraneo e da altre regioni del mondo. L’obiettivo è duplice: adattarsi meglio alle condizioni climatiche del Paese e offrire vini freschi e gastronomici.
Le varietà mediterranee, in particolare, mostrano una buona capacità di adattamento ai climi caldi e secchi di molte regioni australiane. Da qui la crescita di vitigni italiani come Fiano e Sangiovese, ma anche di uve come Assyrtiko dalla Grecia o Piquepoul dalla Francia meridionale.
Sempre per l’Italia, non mancano esempi di Barbera, Nebbiolo, Nero d’Avola, Vermentino. Ancor più clamorosi i casi di Glera (il Prosecco australiano è un caso internazionale non arginabile) e Montepulciano (con buona pace dell’Abruzzo, impegnato a vietare ai vicini di casa marchigiani l’utilizzo del nome del vitigno).
PIQUEPOUL DELLA BAROSSA: IL BIANCO SALINO DI LIENERT
Tra i vini degustati durante la masterclass, il Lienert Vineyards “PIQ” Barossa Valley Piquepoul 2024 rappresenta un esempio della crescente sperimentazione australiana con varietà mediterranee. Il Piquepoul, originario della Francia meridionale, è noto per la sua freschezza e per il profilo particolarmente gastronomico.
Il vino mostra profumi di lime, scorza di limone e note marine, con richiami di melone e guscio d’ostrica. Al palato è leggero, minerale e teso, sostenuto da una spiccata acidità e da un finale salino che richiama la sua vocazione per gli abbinamenti con i frutti di mare.
FIANO: L’ITALIA CHE SI ADATTA AL CLIMA AUSTRALIANO
Angove Family Winemakers “Family Crest” McLaren Vale Fiano 2025 conferma come il vitigno campano stia trovando un terreno fertile in Australia, soprattutto nelle regioni calde del South Australia.
Il Fiano è apprezzato per la sua resistenza al caldo e la capacità di mantenere freschezza aromatica, caratteristiche preziose in contesti climatici sempre più estremi. Nei vini australiani tende a esprimere note di agrumi maturi, mela e frutta a polpa gialla, con una struttura piena e una buona tensione acida.
- Che Shiraz, Syrah: i motivi del successo del vino rosso australiano per antonomasia
- International Master of Wine Symposium: appuntamento nel 2027 ad Adelaide
- Prosecco australiano vietato in Nuova Zelanda, ira dell’Australia: «Chiesti chiarimenti»
- Export vino australiano 2025: calano valore e volumi, su l’Asia (non la Cina)
- I giovani australiani abusano di vino in bag: è allarme medico
- Mercato Centrale apre a Merlbourne, in Australia
- Grecia, Santorini wine tour: il vino sull’isola del vulcano
ASSYRTIKO DAL RIVERLAND: LA GRECIA IN AUSTRALIA
Con il Mallee Estate “Kati Allo” Riverland Assyrtiko 2025, la masterclass ha mostrato un’altra varietà mediterranea che si sta facendo strada nel continente oceanico. Originario dell’isola greca di Santorini, l’Assyrtiko è noto per la sua acidità naturale e la grande resistenza alla siccità, caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante per l’Australia.
Nei vini del Riverland emergono profili citrini, con un corpo snello e una grande bevibilità che contraddistingue anche questo Assyrtiko, per la verità più fruttato e molto meno “minerale” del classico greco da “vulcano” (Santorini). Una conferma dell’abilità del vitigno a saper leggere i differenti suoli in cui viene piantato.
GAMAY NELLE ADELAIDE HILLS
Il Hesketh Wines “Small Batch” Adelaide Hills Gamay 2025 rappresenta invece la versione australiana del vitigno simbolo del Beaujolais. Le Adelaide Hills, una delle zone più fresche del South Australia, permettono al Gamay di sviluppare uno stile leggero, fragrante e molto fruttato, con note di ciliegia, lampone e spezie delicate, tannini morbidi e grande scorrevolezza.
SANGIOVESE IN MCLAREN VALE
Chiude la degustazione il Mitolo Wines “Cinquecento” McLaren Vale Sangiovese 2024, ulteriore prova dell’interesse australiano per i vitigni italiani. Il Sangiovese coltivato nel McLaren Vale offre uno stile mediterraneo con profumi di ciliegia rossa, erbe aromatiche e spezie, sostenuto da una struttura agile e da una buona freschezza acida. Un’interpretazione che dimostra come il vitigno toscano possa adattarsi anche ai suoli e al clima australiani.
IL FUTURO DELLE VARIETÀ MEDITERRANEE IN AUSTRALIA
La masterclass di Wine Paris 2026 ha così mostrato come l’Australia stia costruendo una nuova identità vitivinicola anche attraverso queste varietà alternative, tra cui qualcuna italiana. Uve provenienti da Italia, Grecia e Francia trovano qui nuove interpretazioni spesso più gastronomiche rispetto allo stereotipo dei vini australiani potenti e maturi.
Una dimostrazione che la globalizzazione del vino non significa uniformità, ma piuttosto nuove possibilità di espressione territoriale, anche a migliaia di chilometri di distanza dalle loro terre d’origine. E un monito, d’altro canto, a chi continua imperterrito a promuovere i territori attraverso i nomi dei vitigni lì coltivati, al posto di fare il contrario. Già perché l’Australia potrà pure produrre “Fiano”, ma non “Fiano di Avellino”. E Sangiovese, ma mai “Brunello di Montalcino”, “Chianti” o “Chianti Classico”.






