L Italietta del Prosecco forte con la Croazia del prosek, debole con Australia

L’Italietta del Prosecco: forte con la Croazia, debole con l’Australia

IN BREVE
  • L’Unione Europea ha adottato un approccio morbido nei confronti dell’Australia con l’accordo di libero scambio, dopo anni di tensioni sul nome Prosecco.
  • L’accordo liberalizza il 98% delle esportazioni australiane nell’UE, inclusi i vini, aumentando la competitività dei prodotti agroalimentari.
  • L’Australia continua a considerare ‘Prosecco’ un nome di vitigno, nonostante le tensioni con l’Italia riguardo alla tutela delle denominazioni.
  • L’eliminazione dei dazi aumenterà la pressione competitiva sui produttori europei, soprattutto nei segmenti di prezzo medio.
  • Il caso dell’accordo Prosecco-Australia evidenzia la necessità di trovare un bilanciamento tra la difesa delle denominazioni e la stipula di accordi globali.

Dopo anni di tensioni diplomatiche e commerciali su temi identitari come il nome Prosecco, l’Unione Europea mostra una linea più morbida nei confronti dell’Australia sul fronte vitivinicolo. È il paradosso che emerge dal nuovo accordo di libero scambio tra Canberra e Bruxelles, annunciato il 24 marzo 2026 dopo otto anni di negoziati. Un’intesa che avrà effetti diretti sul settore vino, ma che solleva interrogativi sulla coerenza della strategia europea – e italiana – nella difesa delle denominazioni.

Per intenderci, la reazione dalle nostre parti – dai tre Consorzi a sindacati come Coldiretti – è quella di un’Italietta debole coi forti e forte coi deboli. Forte con la Croazia, sull’irrisoria questione Prosek, denominazione della Dalmazia da 80 mila bottiglie annue complessive. E debole con l’Australia, Paese che ha tutto da guadagnare dall’accordo con l’Ue, garantendosi l’utilizzo del termine in qualità di nome del vitigno, al posto del suo “sostituto” Glera.

Insomma, se la “vittorietta” sulla Croazia è servita a qualcuno a gonfiare il petto, annunciando una presunta rivincita dell’Italia rispetto alla questione Tokaj-Friulano con l’Ungheria, l’accordo con l’Australia e il silenzio sostanziale di chi ha persino osato accostare il Prosek all’italian sounding – una delle menzogne del secolo della piccola Italia del vino – riportano tutti coi piedi per terra.

ACCORDO AUSTRALIA-UE: VINO SENZA DAZI E NUOVE REGOLE

Il cuore dell’accordo è la liberalizzazione commerciale: circa il 98% delle esportazioni australiane entrerà nell’Unione Europea senza dazi. Tra i prodotti coinvolti anche il vino, con un beneficio stimato per Canberra di circa 37 milioni di dollari l’anno.

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha rivendicato il risultato con una dichiarazione esplicita: «Questo accordo aprirà nuove e importanti opportunità per gli esportatori australiani e porterà benefici concreti alle imprese, ai lavoratori e alle famiglie del Paese». Un passaggio che sintetizza la visione australiana: accesso facilitato al mercato europeo e maggiore competitività sui prodotti agroalimentari. Vino incluso.

INDICAZIONI GEOGRAFICHE: IL NODO PROSECCO RESTA IRRISOLTO

Il punto più delicato riguarda le indicazioni geografiche europee. L’accordo prevede il riconoscimento e la tutela di numerose denominazioni UE, ma non scioglie completamente il nodo Prosecco. L’Australia continua infatti a considerare “Prosecco” come un nome di vitigno. Posizione già contestata dall’Italia in sede internazionale.

Un’impostazione che aveva portato a tensioni molto più dure nel confronto con la Croazia sul caso “Prosek”. La differenza di approccio è evidente: fermezza (e menzogne) contro Zagabria. Maggiore flessibilità con Canberra. Da qui la critica doverosa a una gestione disomogenea della tutela delle denominazioni. Anzi, della medesima denominazione.

COMPETIZIONE DIRETTA SUL MERCATO EUROPEO

L’eliminazione dei dazi favorirà l’ingresso dei vini australiani nel mercato europeo, aumentando la pressione competitiva soprattutto nelle fasce di prezzo medio. Per i produttori europei – italiani in primis – il rischio non è tanto nei segmenti premium, quanto nella competizione su volumi e posizionamento commerciale. Parallelamente, anche i vini europei beneficeranno di condizioni più favorevoli in Australia. Tuttavia, il bilanciamento tra vantaggi e rischi resta aperto.

AGROALIMENTARE: BENEFICI DIFFUSI, MA NON UNIFORMI

L’accordo coinvolge l’intero comparto agroalimentare: ortofrutta, latticini, cereali, miele, olio d’oliva e prodotti ittici. La maggior parte dei dazi sarà eliminata. Non tutte le filiere, però, accolgono l’intesa con entusiasmo. Alcuni settori agricoli australiani, in particolare quello della carne, hanno espresso riserve sulle quote di accesso al mercato europeo. Il risultato è un compromesso: apertura significativa, ma con limiti su prodotti sensibili.

SERVIZI E INVESTIMENTI: UN ACCORDO CHE VA OLTRE IL VINO

L’intesa non riguarda solo le merci. Include anche servizi, investimenti e accesso agli appalti pubblici europei, stimati in centinaia di miliardi di euro. Sono previste inoltre semplificazioni per il riconoscimento delle qualifiche professionali e maggiore mobilità lavorativa. Un elemento che conferma la natura strategica dell’accordo, ben oltre il solo comparto agricolo.

EUROPA TRA COERENZA E REALPOLITIK

Il caso Australia-Prosecco evidenzia una tensione strutturale nella politica commerciale europea. Da un lato la difesa delle indicazioni geografiche, dall’altro la necessità di stringere accordi globali. Per il vino italiano, il tema è cruciale. La tutela delle denominazioni rappresenta uno degli asset principali del settore.

Ma la gestione differenziata dei dossier – Croazia contro Australia – rischia di indebolire la credibilità complessiva del sistema. L’accordo Australia-UE lascia aperta una domanda di fondo: fino a che punto Europa ed Italia sono disposte a difendere davvero le proprie denominazioni?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI WINEMAG!