Walter Massa e quel fax di Maurizio “Caino” Menichetti che cambiò la storia del Timorasso

In esclusiva la storia dell’incontro tra il vignaiolo piemontese e il ristoratore bistellato toscano

Walter Massa e quel fax di Maurizio Caino Menichetti che cambiò la storia del Timorasso costa del vento 1997
Non fosse per l’accento, Walter Massa e Maurizio Menichetti potrebbero essere scambiati per figli della stessa madre. Stesso amore per il vino. Stessa dedizione nel raccontarlo. Stessa testardaggine, forgiata su purezza di spirito, dedizione al lavoro e spalle larghe. Vite che si incrociano nella storia del Timorasso, ormai vino-vitigno icona del Made in Italy, “inventato” negli anni Ottanta da un manipolo di vignaioli, guidati dal genio di Monleale. E portato alla ribalta dal ristoratore toscano, titolare del bistellato Caino di Montemerano.

«Fu un cliente abituale, che solitamente beveva vini francesi molto costosi, a portarmi una bottiglia di Costa del Vento». La mente di Menichetti corre indietro veloce, al 2000: «Un signore distinto, di Modena». Chiude gli occhi per un attimo, cercando di ricordarne persino il nome. Sforzo inutile: «Era un vendemmia 1997, questo me lo ricordo benissimo». Lo sguardo torna fisso su Massa, in cerca della definitiva approvazione. Sul viso, un accenno di sorriso.

Questo tizio voleva imparare a bere, col nostro aiuto. In cantina, all’epoca, avevamo già 30 mila bottiglie per 18 coperti. In altre parole eravamo in grado di accompagnare questo nostro cliente nel suo desiderio di crescita e di scoperta. Quel giorno mi sorprese, presentandosi con la solita educazione: “Mi sono permesso di portare io una bottiglia”».

«Casa. Pane e salame. Piedi sulla sedia, davanti al televisore acceso. E un bicchiere». Costa del Vento 1997 di Walter Massa scivola biondo nel vetro, spinto più dalla curiosità di Menichetti che dalla forza di gravità.

«Verso ‘sto vino, lo assaggio e lo riappoggio. Corro a prendere un calice, perché prima avevo preso un “bicchiere”, un bbbicchiere da acqua. Lo riverso. Lo riassaggio. E decido di mandare subito un fax a Walter Massa», continua il ristoratore toscano.

IL PRIMO ASSAGGIO DI COSTA DEL VENTO 1997

«Gli ho scritto qualcosa tipo: “Sarei interessato a sapere tutto quello che c’è prima e tutto quello che c’è dopo il tuo Costa del Vento 1997″. Mi mandò così tutti i suoi vini. Ma non fu semplice. Dopo quel fax, prima di ricevere una risposta, ne ho dovuti mandare altri tre».

«Nell’ultimo gli scrissi: “Domandare è lecito, rispondere è cortesia“. In maremmano, la mia lingua, questo vuole dire “Vai a fare in culo“! Dopo due minuti squillò il telefono!». Ça va sans dire: era Walter Massa.

«Ero in ufficio, proprio in quel momento», conferma il vignaiolo. «Io e lui ci siamo conosciuti col fax e il telefono in mano – aggiunge – e siamo andati avanti così, per 6 mesi. Poi, il primo gennaio del 2001, ho prenotato cena da lui per il giorno seguente. Già allora aveva 2 stelle Michelin. “Un tavolo per due, Massa”, gli dissi. Arriviamo e ci accomodiamo».

«Era il tavolo 9», lo interrompe Menichetti, questa volta senza pensarci su neppure un secondo. «Lui inizia ad aprire dei vini rossi toscani – continua il papà di Costa del Vento -. Nel frattempo io sfogliavo la carta dei vini».

A quelle accanto a me, due zie con la nipote, diede un Sanct Valentin di S. Michele Appiano: erano astemie. A un altro tavolo, degli americani: “Senza Sassicaia non si va da nessuna parte”, mi disse Menichetti. Ad altri clienti avrebbe dato volentieri il mio Costa del Vento, ma poi scelse un Sacrisassi de Le Due Terre. “Sapendo che sei qui, ho scelto il vino di Flavio Basilicata“, mi disse».

LA STORIA DEL TIMORASSO NELL’INCONTRO MASSA-MENICHETTI

Walter Massa e quel fax di Maurizio Menichetti ristorante Caino Montemerano che cambiò la storia del Timorasso Costa del Vento 1997
Quello tra Walter Massa e Maurizio Menichetti fu un incontro determinante per la storia del Timorasso, consacrato nel gotha della ristorazione. «Ordinò tutti i miei vini, chiedendo 12 bottiglie per tipo, di tutte le annate disponibili in cantina», ricorda Massa.

«Tornado da Caino, mi accorsi che in carta il 96 costava meno del 97 e il 95 come il 97. Come mai? “Perché io assaggio e bevo tutti i vini che ho in cantina e faccio il prezzo in base alla qualità che esprime ogni annata”, mi rispose». Oggi, a Montemerano, Menichetti ha in carta il Timorasso dal 1987 al 2018.

E se il vino simbolo di Tortona inizia ad essere conosciuto col nome di Derthona, è perché Walter Massa ha iniziato a «propagandarlo con questo nome» dal 2003.

«Sono un amante del vino – chiosa Menichetti – e di questo vitigno mi sono innamorato subito. In ristorazione inizia davvero a funzionare. Il nostro ristorante è in una zona vinicola, il contorno sono Montalcino e il Chianti. Rispetto al passato, il Timorasso, oggi Derthona, è molto più conosciuto».

«Molti ce lo chiedono, altri chiedono: “Cosa ci fai bere oggi?”. A quel punto spazio in tutto il mondo senza problemi e, senza timori reverenziali, offro il Timorasso accanto ad altre grandi denominazioni del vino internazionale. Il bono col bono sta sempre bene assieme». Un po’ come Walter Massa e Maurizio Menichetti. Due divisi solo dall’accento.

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