Vinitaly 2020 e la vergogna degli alberghi di Verona: rincari già a un anno di distanza

IL CASO. prenotiamo una stanza conveniente per il 2020, ma l’albergatore intima di cancellare la prenotazione perché ha “dimenticato di alzare il prezzo”. Poi il bis


EDITORIALE –
C’è quello che la prende di petto: “Cancelli subito la prenotazione, oppure non le farò trovare la stanza”. E quello che s’inventa un “problema tecnico” del sito, per giustificare il “mancato aggiornamento del prezzo, da rivedere al rialzo”.

Fatto sta che risparmiare con gli alberghi di Verona, in occasione di Vinitaly 2020, è impossibile. Inutile prenotare anche un anno prima rispetto alla data d’inizio della fiera del vino più importante d’Italia, in programma dal 19 al 22 aprile 2020. Nella rete dei ‘rincari a orologeria‘ degli albergatori veronesi siamo finiti pure noi di WineMag.it.

I FATTI

Il 19 aprile scorso, a pochi giorni dal termine dell’edizione 2019 di Vinitaly, prenoto sul noto portale Booking.com una stanza in un albergo di Viale Colonnello Galliano, nel quartiere Borgo Milano di Verona. La soluzione è perfetta.

Si trova a soli 1,3 chilometri dalla stazione di Porta Nuova, dalla quale partono le navette per la Fiera. Il prezzo è di 243,20 euro per 4 notti (dal 18 al 22 aprile 2020): 60,80 euro a notte per una camera matrimoniale con bagno privato e aria condizionata. Bingo. La transazione va a buon fine. Mi viene addebitata la caparra di 72,96 euro.

Felice come può essere solo un ultrà vinnaturista al cospetto di un vino brettato, penso di aver fatto un gran bell’affare. Ne resto convinto fino a venerdì 14 giugno. Sono le 9 del mattino. Mi trovo a Valdobbiadene per la presentazione di una nuova etichetta di Prosecco (Ruggeri).

Suona il telefono. Dall’altra parte della cornetta (telefonata registrata) il titolare dell’albergo in questione: “Il prezzo a cui ha prenotato su Booking è sbagliato, ci siamo dimenticati di alzarlo. Non possiamo dare la stanza per 60 euro: sotto Vinitaly costa 120 euro a notte. Cancelli la prenotazione o non troverà la stanza”.

Invito il gentilissimo albergatore a rivolgersi a Booking, perché ho già versato la caparra ed è corretto che la stanza mi venga garantita a quel prezzo, come prevede la legge. “Si presenti pure, non troverà la stanza“, ribadisce l’imprenditore turistico, sbattendo giù il telefono.

Che fare? Avviso Booking.com. L’indomani arriva una nuova proposta, via mail: 10 euro in meno (110 euro, non più 120 euro a notte) per confermare la prenotazione all’albergo di Viale Colonnello Galliano. Rifiuto. Il servizio clienti del portale web mi contatta di lì a poco, per comunicarmi che cercherà un’altra soluzione.

LA BEFFA NELLA BEFFA. O QUASI
Arriviamo così a martedì 18 giugno. Il call center di Booking mi contatta per comunicare di aver trovato una stanza adatta alle mie esigenze. Costa 60 euro in più, su per giù: 300 euro tondi per 4 notti. Si accolleranno loro le spese aggiuntive. Mi invitano a prenotarla, per fare in modo che possano cancellare la prenotazione nella prima struttura.

In serata blocco la stanza suggerita da Booking. Il nuovo albergo si trova in Viale Andrea Palladio, a Verona. È ancora più vicino alla stazione Porta Nuova. Solo 900 metri, ovvero una decina di minuti a piedi. Perfetto, no? No.

Il giorno seguente vengo contattato dal titolare dell’albergo in questione. “Mi scusi ma il sito era in manutenzione – dice – quindi dovrebbe cancellare la prenotazione effettuata su Booking. Il prezzo che ha visto era sbagliato. Posso darle la stanza per non meno di 100 euro: 75 sono davvero troppo pochi, visto che c’è Vinitaly“.

In soldoni, un altro che si è dimenticato di alzare il prezzo nel periodo della Fiera del vino veronese. E pretende dunque che il cliente paghi di più. Nonostante la prenotazione sia già avvenuta al prezzo canonico della stanza.

Come è andata a finire? Ho chiesto al gentile albergatore di rivolgersi a Booking, dal momento che quella stanza mi è stata suggerita proprio dal servizio clienti del portale. Dopo meno di 48 ore, la prenotazione è stata confermata. Al prezzo iniziale. Ma non finisce qui.

Nei giorni scorsi ho ottenuto il rimborso della caparra versata ad aprile, per il primo albergo. La legge italiana, come ricorda l’Adoc (Associazione Difesa Orientamento Consumatori) prevede tuttavia che “se l’albergatore risulta inadempiente rispetto al contratto, il consumatore ha diritto al doppio della somma versata”.

Ho chiesto a Booking il versamento degli ulteriori 72,96 euro. Serviranno per qualche causa benefica, tipo la fame nel mondo o, che so? Il mercato estivo del Milan. Nel frattempo ci bevo su. Rigorosamente veronese. Cin, cin.

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