Barolo, vigneto storico estirpato. Il Comune: “Molte piante malate, impossibile salvarlo”

L’assessore Scarzello: “Flavescenza dorata su tre filari di Barbera e altre virosi sul Nebbiolo”

BAROLO – Era “irrecuperabile” e “impossibile da ristrutturare”, per via della presenza di “diverse piante che manifestavano flavescenza dorata e altre virosi” il vigneto storico di proprietà del Comune di Barolo, estirpato a gennaio. A riferirlo a WineMag.it è l’assessore Federico Scarzello, in seguito alle polemiche generate da un editoriale apparso sul magazine Triple A.

Tra le ipotesi c’è anche quella che l’appezzamento – 1.600 metri all’incrocio tra le vie Alba e Lomondo, in località Muscatel di Cannubi – possa diventare un campo sperimentale per il Nebbiolo o altre varietà allevabili in Piemonte, in collaborazione con l’Università di Torino. Il Comune esclude al contempo “qualsiasi forma di cementificazione, dato che la destinazione d’uso lo vieta”.

A gestire in comodato questo triangolo di terra all’inizio del paese, dal 2003, era il vignaiolo 74enne Giulio Viglione, subentrato al precedente conduttore che aveva rinunciato a coltivarlo, perché “poco produttivo”.

“Negli ultimi tre anni – spiega Scarzello a WineMag.it – abbiamo comunicato al conduttore la nostra intenzione di non rinnovare il contratto nel 2020 e, anche per questo, siamo rimasti sorpresi dalla polemica. Il signor Viglione non ha avuto nulla da ridire nei nostri confronti e a gennaio ha lasciato il terreno”.

“Quella di estirpare il vigneto – prosegue l’assessore del Comune di Barolo – è stata l’ultima ipotesi. Ancor prima, abbiamo contattato la più nota azienda del settore che si occupa di ‘ristrutturazioni’. I tecnici ci hanno sconsigliato di procedere in quell’ottica, evidenziando tra l’altro che solo un 25% delle piante aveva circa 80 anni”.

“Il resto – evidenzia ancora Federico Scarzello – era già stato rimpiazzato. Sono risultate inoltre presenti molte fallanze, nonché problemi di flavescenza dorata, già segnalati al Comune da alcuni proprietari di vigneti confinanti a quello in comodato d’uso al signor Viglione: non certo una bella ‘pubblicità’ per il Comune, insomma”.

Sempre secondo quanto riferito dall’assessore, il vigneto di Nebbiolo – iscritto a Barolo – presentava anche “tre filari di Barbera nella parte più bassa, le cui fallanze erano state sostituite con piante di Nebbiolo”. Proprio queste piante soffrivano del terribile giallume. I lavori di scasso, interrotti a causa dell’emergenza Coronavirus (Covid-19), procederanno nei prossimi mesi.

“Non abbiamo fretta per il reimpianto e per decidere a chi affidare il vigneto e con che formula – annuncia ancora Federico Scarzello a WineMag.it – anche perché intendiamo far riposare il terreno il giusto tempo, cosa che ormai non si fa più, neppure nelle Langhe, ma che la terra richiede”.

“Visto il valore dei nostri vigneti accresciuto negli anni, ed essendo un appezzamento di proprietà comunale e non privata, intendiamo procedere con la migliore ipotesi percorribile, nell’interesse di tutta la comunità”, chiosa Scarzello.

Curiosa la storia del vigneto storico del Muscadet di Cannubi. L’area è stata donata al Comune di Barolo da Luigi Rinaldi, all’inizio degli anni Ottanta. Un lascito a scopo benefico. Ma col vincolo, per l’ente, di realizzare opere a carattere sociale, con particolare attenzione agli anziani del paese.

Tra le proprietà figurava anche una casa, che oggi ospita alloggi di edilizia popolare. L’idea di realizzare un centro assistenza per gli anziani, più vasto, è stata abbandonata e la destinazione d’uso a “verde” del vigneto è stata messa nero su bianco, prima del 2003.

“Se fosse stato possibile il reimpianto e avessimo voluto procedere con la selezione massale dalle vecchie viti – commenta l’assessore Federico Scarzello – il materiale a disposizione nel vigneto sarebbe stato davvero scarso e il progetto sarebbe dovuto partire 6 o 7 anni fa, in collaborazione con qualche vivaista. Non escludiamo che per il reimpianto sarà utilizzata la massale piuttosto della clonale, ma approfittando di altri vigneti storici”.

“Quello che tengo a sottolineare – conclude Scarzello – è che il Comune di Barolo non è retto da ignoranti o gente che non sa quello che fa: metà del Consiglio comunale è occupato da consiglieri che sono produttori di vino, tra cui il sottoscritto. Possedere un vigneto storico è preziosissimo, ma non in questo caso”.

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