IN BREVE
- L’Accademia Internazionale del Vino ha lanciato un appello all’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite per riconoscere il valore culturale e sociale del vino.
- Numerosi produttori italiani, tra cui Donatella Cinelli Colombini e Angelo Gaja, hanno firmato l’appello insieme a nomi internazionali.
- Il documento sottolinea la necessità di studi rigorosi sul rapporto tra vino e salute, evidenziando il valore storico del vino.
- I firmatari chiedono di promuovere l’educazione al consumo consapevole anziché politiche proibizionistiche.
- L’Accademia, fondata nel 1971, si impegna per la qualità e sostenibilità nella viticoltura, affrontando temi come cambiamento climatico e biodiversità.
L’Accademia Internazionale del Vino ha lanciato un appello ai capi di Stato e di Governo riuniti a New York per l’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’invito è a non ridurre il vino a un semplice rischio sanitario, ma a riconoscerne il valore culturale e sociale. Tra i firmatari spiccano numerosi nomi italiani, affiancati da voci autorevoli di altri Paesi.
«Il vino – si legge nel documento – è al cuore di questa riflessione. Troppo spesso lo si riduce a una molecola di alcol. Troppo frettolosamente lo si accusa di essere una droga. Ma troppo raramente si riflette su ciò che esso incarna. Provenienti da venti Paesi diversi, i membri dell’Accademia Internazionale del Vino desiderano mettervi in guardia contro il pericolo di ridurre il vino a un semplice rischio sanitario, dimenticando così la sua dimensione culturale, sociale e umana. Ecco ciò che è in gioco».
E ancora: «Un recente rapporto delle NASEM (Accademie Nazionali di Scienze, Ingegneria e Medicina degli Stati Uniti) conclude che “rispetto a un consumo nullo di alcol, un consumo moderato è associato a una mortalità inferiore, per tutte le cause”. Non prendiamo posizione scientifica, ma, come molti esperti, riteniamo deplorevole l’assenza di un vero studio randomizzato su larga scala che, solo, permetterebbe di fondare un giudizio su dati certificati e non su semplici osservazioni, insufficienti di fronte all’esigenza di rigore scientifico».
CANTINE ITALIANE IN PRIMA LINEA
Sono sette le firme italiane presenti nell’appello. Donatella Cinelli Colombini, con la Fattoria del Colle in Toscana, ribadisce il ruolo delle donne nel vino. Dalle Langhe arrivano Angelo Gaja, simbolo dell’eccellenza italiana, e Pietro Ratti, erede della cantina Renato Ratti.
Dalla Sicilia aderiscono Alberto Graci, interprete del terroir etneo, e Salvatore Geraci, fondatore dell’azienda agricola Palari. In Alto Adige si distingue Alois Clemens Lageder con i Vigneti Alois Lageder, pioniere della biodinamica. Chiude il gruppo italiano Maurizio Zanella con Ca’ del Bosco in Franciacorta, tra le cantine di riferimento per le bollicine tricolori.
ACCADEMIA INTERNAZIONALE DEL VINO: UN APPELLO GLOBALE
Accanto ai produttori italiani, il documento vede la partecipazione di grandi realtà internazionali. Dalla Francia hanno firmato, tra gli altri, Bruno Eugène Borie di Château Ducru Beaucaillou, Jean-Philippe Delmas di Château Haut Brion, Dominique Lafon del Domaine des Comtes Lafon e Véronique Sanders di Château Haut Bailly.
La Spagna è rappresentata da Juan José Abó de Juan di Abadía Retuerta, Álvaro Palacios e Maria José Lopez de Heredia, mentre dagli Stati Uniti hanno aderito Paul Draper di Ridge Vineyards, Michael Silacci di Opus One e Joshua Bergström di Bergstrom Wines.
Dalla Germania si segnalano Reinhard Löwenstein del Domaine Heymann-Löwenstein e Carl von Schubert di Weingut Maximin Grunhaus. Tra gli altri firmatari figurano anche nomi di spicco in Austria, Svizzera, Portogallo, Grecia, Argentina e Libano.
EDUCAZIONE E MODERAZIONE CONTRO PROIBIZIONE
L’appello riconosce i rischi legati all’abuso e ribadisce l’importanza di proteggere i più vulnerabili. Allo stesso tempo, si chiede di promuovere l’educazione al consumo consapevole, piuttosto che politiche proibizionistiche.
Secondo i firmatari, la moderazione deve diventare parte integrante della cultura del vino, in un percorso che unisce salute pubblica, rispetto delle tradizioni e valorizzazione del patrimonio enologico mondiale.
ACCADEMIA INTERNAZIONALE DEL VINO
Fondata nel 1971, l’Accademia Internazionale del Vino è un luogo collegiale e responsabile di riflessione, che riunisce un centinaio di membri provenienti da una ventina di nazionalità diverse. Con i suoi lavori, l’Accademia Internazionale del Vino intende contribuire al miglioramento dei metodi di viticoltura e di produzione del vino, in un approccio rispettoso della natura e orientato a standard qualitativi sempre più elevati.
L’Accademia Internazionale del Vino conduce le proprie riflessioni e dibattiti nella più rigorosa indipendenza dalle istituzioni governative, dalle autorità di regolamentazione e dalle influenze private. Riunisce principalmente produttori, scienziati, sommelier e giornalisti. I membri sono ammessi per cooptazione e condividono un’etica comune: produrre vini di territorio, legati al proprio terroir, elaborati nel rispetto delle tradizioni e degli usi locali, con l’obiettivo di qualità e sostenibilità, frutto di una lunga storia e di antiche tradizioni.
Il cambiamento climatico, la biodiversità, la viticoltura rigenerativa, la gesione del carbonio, l’evoluzione dei metodi e dei dosaggi dei trattamenti fitosanitari. E ancora: le abitudini di consumo, così come l’arricchimento e la preservazione dei suoli. Sono alcuni dei temi regolarmente discussi all’interno dell’Accademia Internazionale del Vino.






