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Rizzini Franciacorta un vigneto un uva solo millesimati e lunghi affinamenti Guido Rizzini Monticelli Brusati

Rizzini Franciacorta: un vigneto, un’uva, solo millesimati e lunghi affinamenti

8 Novembre 2024 / di Davide Bortone

Rizzini Franciacorta un vigneto, un'uva, solo millesimati e lunghi affinamenti Guido Rizzini a Monticelli Brusati (BS)
Si scrive “Rizzini“, si legge “perla nascosta”. Di una Franciacorta che ama poco la ribalta e lavora a testa a bassa, in silenzio. Ma con una formula ben precisa, che sa di dogma infrangibile. Di comandamento non scritto, nell’immaginaria Bibbia della bollicina perfetta: un solo vigneto, una sola uva (Chardonnay). Solo millesimati e solo lunghi affinamenti sui lieviti. “Solo”, o quasi, è anche Guido Rizzini in azienda. Anima e corpo – qualcuno direbbe Deus ex machina – di questa piccola cantina di Monticelli Brusati da 2 ettari e 15 mila bottiglie dell’universo Fivi. Senza sito web. Senza cartellonistica in ingresso. Senza frasi fatte. Anzi, di parole da estrapolare come dentisti a un produttore che t’accoglierebbe semplicemente con calice e bottiglie da stappare. Che tutto il resto, in fondo, è contorno. Cornice. Non
quadro.

Rizzini Franciacorta – e non c’è da meravigliarsi – è tutto tranne che una nuova realtà. «Mio padre è nato qui – spiega Guido Rizzini, classe 1976 – e qui lavorava come mezzadro. Alla morte del proprietario, è riuscito ad acquistare questo piccolo terreno, con annessa la casa in disuso, poi ristrutturata. Nel 1985 ha piantato il primo vigneto di Chardonnay e Pinot Bianco, varietà poi estirpata. Fino al 1991 abbiamo venduto le uve. Le nostre prime mille bottiglie “non ufficiali” risalgono al 1992. Poi, dal 1994, abbiamo messo le carte in regola, con una produzione di 5 mila bottiglie». Un paio d’anni, dunque, per fare il “salto di categoria”. Da dilettanti a professionisti. Affidandosi a un enologo del calibro di Alberto Musatti, tra i “padri” del Franciacorta, rimasto a Rizzini sino al 2007. L’anno in cui è subentrato Andrea Rudelli.

RIZZINI FRANCIACORTA DAGLI ESORDI AGLI ANNI DUEMILA

Era l’epoca in cui l’esperienza contadina portava, nel bresciano, a produrre più vini rossi che bianchi e spumanti. «Tra l’85 e il ’92 – ammette Guido – mio padre aveva provato da solo a fare un bianco, ma il risultato era stato un orange. Grazie all’enologo abbiamo fatto un salto di qualità, indirizzando tutta la produzione sullo spumante Metodo classico». Tempismo perfetto, a cavallo di quel 1995 in cui la Franciacorta si è vista riconosciuta la Docg, prima denominazione italiana della categoria ottenuta con il metodo della rifermentazione in bottiglia.

Visionarie anche le scelte sul clone dello Chardonnay (da spumante) e portinnesto (SO4, poi Kober, prima del recente ritorno all’SO4, meno vigoroso e dunque meno soggetto a mal dell’esca). Nel 1999, dopo la scomparsa del padre, Guido Rizzini si ritrova una cantina avviata: «Da buon bresciano volevo la bici – ricorda con una certa commozione – e ho iniziato a pedalare. Ma soprattutto non volevo abbandonare il sogno di papà, oltre a dover fare i conti con una mia grande convinzione: o tutto, o niente. Compromessi zero». Parole che spiegano più d’una scheda tecnica i vini targati Rizzini Franciacorta.

«COMPROMESSI ZERO»: LA FORMULA MAGICA DI RIZZINI FRANCIACORTA

«Equilibrio sopra la follia», direbbe Vasco Rossi. E, a guardar bene, Guido Rizzini «cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra», un po’ come Sally. «Se mi basassi solo sulla convenienza economica – ammette – le mie scelte sarebbero chiaramente sbagliate, soprattutto per i lunghi affinamenti e la volontà di produrre solo nei migliori millesimi». Elementi che fanno quasi passare in secondo piano il dettaglio del “singolo vigneto” da cui provengono le uve Chardonnay, posto su un terrazzamento che sovrasta la piccola cantina di Monticelli Brusati.

«Imbottiglio al 100% Franciacorta da singola annata – spiega ancora il produttore – e in catasta ho solo vini da singola vendemmia. La decisione di non uscire sul mercato dopo 18 mesi è dettata dalle caratteristiche dei suoli, che hanno sempre dato vini di grande struttura e di grande corpo. Allungando i tempi per avere vini più “pronti”, sono arrivato a portare l’uscita del mio vino “base” solo dopo 60 mesi sui lieviti, per poi salire a 130, 140…».

In cantina, il Franciacorta millesimo 2005 è il più datato: «Volevo arrivare a 240 mesi sui lieviti (20 anni, ndr) – ma adesso che ci sono quasi arrivato mi spiace, quindi forse lo lascerò lì ancora un po’». Non scherza, Guido Rizzini. Spoiler alert: nel 2025 Rizzini Franciacorta compirà 40 anni. Lo stock da cui attingere per i festeggiamenti? Circa 120 mila bottiglie. Quasi una bottiglia per ogni abitante della vicina Brescia. Trentatré a testa per quelli del piccolo comune di Monticelli Brusati.

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RIZZINI FRANCIACORTA: LA DEGUSTAZIONE

  • Franciacorta Docg Brut Millesimato 2017 (92/100)

Sboccatura 11/2023, 3/3,5 grammi litro il dosaggio. Solo acciaio, 68 mesi su lieviti. Perlage raffinato. Naso e sorso sul frutto, in particolare su una mela gialla matura e su ricordi di frutta esotica. Chiusura lunga che non perde l’impronta decisamente fruttata. Un Brut goloso, pur teso e dissetante.

  • Franciacorta Docg Dosage zero 2016 (95/100)

È il re della batteria di Rizzini Franciacorta sottoposti in assaggio. Settantadue mesi sui lieviti, solo acciaio, sboccatura a marzo 2023. Diciotto mesi di tappo, dunque. Un dosaggio zero che rispetta i canoni della tipologia, su una tensione acida e una verticalità marcata, tanto da staccarlo in maniera netta dal Brut 2017. Meno opulenza del frutto, più stratificazione e balsamicità. Chiude giustamente asciutto, senza risparmiarsi sul fronte della spalla acida, neppure in retro olfattivo. Un pugile più che mai pronto per il ring, con cui giocare negli abbinamenti.

  • Franciacorta Docg Extra Brut 2010 (92/100)

132 mesi sui leviti, 90% acciaio e 10% barrique usata. Sboccatura avvenuta ad aprile 2022: 30 mesi di tappo. Un altro (ris)volto di casa Rizzini Franciacorta, forse quello più vicino all’opulenza dei suoli dei vigneti di Monticelli Brusati. Struttura e trama vinosa, complessità della lisi. Chiusura precisa, sul frutto giallo, mai urlato. Sorso giustamente fresco, che chiama la beva e ammalia, grazie al tocco mielato riscontrabile in persistenza aromatica intensa.

ANTEPRIMA E “ARCHIVIO”

  • Franciacorta Docg 2018 (93/100)

Aperto à la volée, dunque senza liqueur. Dà la tara al gran lavoro compiuto in vigna e in cantina da Guido Rizzini e dall’enologo Andrea Rudelli. Sorso di gran sostanza e buona struttura, abbinato a una certa morbidezza glicerica naturale, in un’annata genericamente generosa per la denominazione bresciana e di qualità medio-alta per chi ha superato indenne fenomeni temporaleschi violenti e improvvisi. Sarà ulteriormente sboccato tra dicembre 2024 e gennaio 2025, quando avrà passato la soglia dei 70 mesi sui lieviti. Con un dosaggio che dovrebbe aggirarsi attorno ai 2,5 grammi per litro.

  • Franciacorta Docg Brut Nature Riserva 2009 (94/100)

Centoventi mesi sui lieviti per il Brut Nature Riserva 2009 di Rizzini. Sboccatura ad aprile 2022, senza aggiunta di zucchero. Ancora una volta, acciaio e barrique usata. Giustamente il Franciacorta più evoluto della gamma scelta per l’assaggio ma il primo che vira in maniera netta sulla pasticceria, chiudendo su ricordi netti di zabaione. Consueta struttura, resa ancora più compatta dalle note evolutive-terziarie, che tuttavia non sovrasta né scalfisce la finezza. Bollicina da pasto, che non teme piatti strutturati e le carni.


Rizzini Franciacorta

Via Torre 4
25040 Monticelli Brusati (Brescia)
Tel. +39 3398497703
Email info@rizzinifranciacorta.it

Incontra Rizzini Franciacorta al Mercato Fivi 2024
(padiglione 30, Corsia G, Stand 87)

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