Il Pinot Nero dell’Ahr in 12 etichette: il volto “rosso” della Germania “bianchista”

alla scoperta di una delle aree più vocate a livello internazionale


Si estende per 25 chilometri, lungo l’omonimo fiume. Ma per capire qual è la fortuna dell’Ahr non occorre osservare l’orizzonte. Meglio stare col naso all’insù. Osservando le ripide rive che affascinarono i Romani, cui si devono le prime tracce di viticoltura eroica. Oggi, l’Ahr si è affermata come una delle zone più vocate per la produzione del Pinot Nero (Spätburgunder) a livello internazionale. Assieme a Baden, nel Rheingau, costituisce la risposta “a bacca rossa” al “bianco” Riesling, vino e vitigno bandiera di una Germania più che mai “bianchista”, almeno nell’immaginario comune.

Siamo al confine nord del Palatinato (Rhineland-Palatinate) a una quarantina di chilometri a sud dalla città di Bonn. Il confine col Belgio è a un’ora di viaggio, imboccando la Liebfrauenstraße in direzione ovest. Con i suoi 560 ettari vitati, 480 dei quali allevati con uve rosse, l’Ahr – dal celtico “aha”, “acqua” (del fiume) – risulta la decima regione viticola tedesca.

Le 1.800 ore di sole e i 560 millimetri di piogge annue, garantiscono al Pinot Nero una perfetta maturazione e avvicinano l’Ahr alle caratteristiche microclimatiche di paradisi vitivinicoli ben più noti come Appiano, in Alto Adige, o l’Alsazia.

Un’area che, paradossalmente, ha goduto dei cambiamenti climatici, responsabili dell’innalzamento della temperatura media. Quello che invece non è cambiato è il vero valore aggiunto dell’Ahr: il terreno.

Le viti affondano le radici in un substrato di rocce sedimentarie come grovacca e ardesia, arenarie grigiastre che assicurano una buona permeabilità del suolo, evitando pericolosi ristagni. Non mancano loess e conglomerati di origine vulcanica.

La Vdp Ahr è una vera e propria nicchia nel panorama internazionale del Pinot Nero. Si conferma tale anche nel quadro tedesco, assestandosi sul 3% della produzione complessiva a denominazione. L’indice di conversione economica è invece di tutto rispetto, nonostante siano meno di un quinto le aziende vocate alla qualità assoluta.

Le circa 200 mila bottiglie prodotte fruttano di fatto 1,6 milioni annui. Rigidissimi i disciplinari, specie se si tratta dell’apice della piramide qualitativa. Solo 6 le aziende autorizzate alla produzione dei Grand Cru.

Risicatissime le rese per questa tipologia. Si parla infatti di 56 quintali per ettaro. Facile dunque capire perché i Pinot Noir della valle dell’Ahr siano così rari da trovare in Italia.

In occasione delle Giornate del Pinot Nero 2019, organizzate a Egna e Montagna (BZ), Dennis Appel (nella foto, a destra), direttore commerciale & Marketing di Weingut Meyer-Näckel ha presentato la Verband Deutscher Prädikats und Qualitätsweingüter (Vdp) Ahr attraverso il racconto di dodici etichette.

Hanno aderito al tasting promosso dall’Associazione Giornate del Pinot Nero, presieduta da Ines Giovanett (nella foto), sei produttori tedeschi: Weingut J.J. Adeneuer, Weingut Deutzerhof Cossmann-Hehle, Weingut H.J. Kreuzberg, Weingut Meyer- Näckel, Weingut Nelles e Jean Stodden – Das Rotweingut.

LA DEGUSTAZIONE: IL PINOT NERO DELL’AHR IN 12 ETICHETTE


Eck Spätburgunder GG 2016, Weingut Deutzerhof Cossmann-Hehle: 89/100
L’etichetta è frutto di un singolo cru (“GG” sta infatti per “Grosses Gewächs”, i “Grand Cru” del vino tedesco). D’estate, nel vigneto si raggiungono fino a 50 gradi centigradi.

Si tratta Pinot Nero, ma dello storico clone “Kaastenholz”, connotato da una bacca ancora più piccola e compatta, con rese di 25 ettolitri per ettaro. Colore rubino luminoso, trasparenza tipica del vitigno. Un Pinot Noir che, al naso, evidenzia oltre al frutto una spezia netta, scura.

Legno piuttosto integrato. In bocca buona presenza, pienezza e una straordinaria vena sapida che controbilancia, con la sua “durezza”, le percezioni terziarie conferite dall’affinamento in barrique. Vino giovane.

Monchberg Spätburgunder GG 2016,Weingut Deutzerhof Cossmann-Hehle: 88/100
Le uve di Pinot Nero provengono in questo caso dal Grand Cru a forma di anfiteatro che si trova di fronte alla sede aziendale, a Mayschoß. Piccole quantità di argilla e loess nel terrreno, oltre all’ardesia e allo scisto.

Lieviti non selezionati per questa etichetta, che matura ancora una volta in barrique di rovere. Il colore è più carico del precedente. Naso e bocca si confermano quelle di un Pinot Noir dal taglio più internazionale e “grasso”.

In bocca, però, la nota verde e la chiusura su ricordi di buccia di lime disegnano un rosso dalle tinte vagamente “tropicali”. Centro bocca succoso e sapidità attenuata dalla perfetta maturità del frutto. Gran facilità di beva.

JS Spätburgunder GG Gutswein 2017, Jean Stodden – Das Rotweingut: 89/100
Impronta netta di frutti di bosco e fiori, come la violetta. Al naso anche una nota “verde”, riconducibile al mallo di nocciola. Sottobosco sia per la componente fruttata che per quella terrosa, che ricorda funghi porcini e muschio.

L’affinamento in barrique chiama sbuffi di fondo di caffè e caramellina mou. In bocca gran raffinatezza ed eleganza per questo Pinot Noir che rivela un’ottima struttura. Trama tannica chiaramente arrotondata dal legno.

Dernauer Hardtberg Spätburgunder GG 2016, Weingut Stodden – Das Rotweingut: 87/100
Diciotto mesi in barrique nuove: legno piuttosto invadente, sia al naso che al palato. Vino certamente gastronomico, dal contributo alcolico piuttosto marcato. Le note speziate conferiscono freschezza a un sorso di prospettiva. Un Pinot Noir dell’Ahr da aspettare.

Ahr Spätburgunder Devonschiefer R 2016, Weingut H.J. Kreuzberg: 89/100
Ancora una volta barrique nuove, al 100%. Naso in linea con i precedenti assaggi: frutto di bosco e fondo di caffè, questa volta corroborati da un bouquet di erbe aromatiche, con il rosmarino in evidenza. Bella eleganza al palato.

Vino di un’essenzialità piena, che va ben oltre la mera percezione scheletrica del terroir. Colpisce per la gran precisione del frutto, a dispetto di un naso ampio e un po’ troppo condizionato dal legno, al momento. Nel retro olfattivo, ancora una volta è il sale a controbilanciare i terziari “grassi” della barrique.

Ahr Silberberg Spätburgunder GG 2015, Weingut H.J. Kreuzberg: 88/100
Secondo vino della linea “Collezione Vdp” della cantina di Dernau. Frutto rosso più pieno e maturo del precedente. L’effetto è quello di un vino più “caldo”, se non altro per la percezione alcolica.

In bocca ancora una volta è la percezione glicerica a dominare la scena. Anche il frutto è maturo. La spezia risulta corroborante, nel gioco con una leggera percezione salina e amaricante.

Ahr Spätburgunder Blauschiefer Vdp 2016, Weingut Meyer Näkel: 89/100
Legno usato e si sente, nel senso che il legno “non” si sente come in altri campioni in degustazione, esaltando appieno il frutto del Pinot Nero e il terroir dell’Ahr. Al naso anche una macchia mediterranea netta, con richiami di rosmarino ed erme aromatiche come la salvia.

Siamo di fronte a un vino più che mai essenziale, dritto, verticale, che si allarga in centro bocca e si accende di spezia in chiusura, con richiami di liquirizia e leggero fumé. Gran eleganza, in definitiva, con tannini fitti ma delicati e un leitmotiv minerale, suggerito dal terreno ricco d’ardesia. Un Pinot Noir sussurrato all’orecchio, con grande garbo.

Ahr Silberberg Spätburgunder GG 2016, Weingut Meyer Näkel: 88/100
Sedici mesi di affinamento in barrique, di cui il 70% nuove. Fermentazione in tini aperti per un massimo di 16 giorni. Legno un po’ invadente al naso: ne risente il frutto, ancor più conoscendo l’abilità della cantina ad un’estrazione croccante dei primari, toccata con mano nel precedente campione in degustazione.

Anche al palato, medesima situazione. Vino certamente gastronomico, con contributo alcolico piuttosto marcato che chiama necessariamente il piatto. Non mancano acidità e freschezza, che fanno ben sperare per un positivo equilibrio futuro tra le varie componenti.

Ahr Spätburgunder Gutswein 2016 “J.J. Adeneuer N° 1”, Weingut J.J. Adeneuer: 87/100
Legno nuovo al 60%, come sempre barrique. Frutto di bosco maturo, cui fa eco un ricordo di miele. In bocca sorprendente freschezza e croccantezza del frutto. Un palato pieno, con tannini eleganti e in fase di integrazione.

Ahr Gärkammer Spätburgunder GG 2016, Weingut J.J. Adeneuer: 89/100
Rubino più carico dei precedenti, alla vista. Naso che va ben oltre al frutto, con richiami di radice di liquirizia. In bocca il legno si sente, ma non impedisce al frutto e alla macchia mediterranea di esprimersi, specie in un finale che si rivela assieme speziato e salato.

Ahr Pinot Noir 2016, Weingut Nelles: 89/100
Parte bassa valle Ahr. Unica azienda che ha tra i suoi vigneti un terreno vulcanico. Il Pinot Nero è village, con uve selezionate solo da quel Comune. Affinato solo in botte grande e acciaio. Frutto e origano netto al naso. Salvia.

Al palato tra i vini più sapidi dei due flight in degustazione tra i Pinot Noir dell’Ahr. Chiusura su pietra focaia e ritorni di sale netti, oltre a origano. Buona eleganza, gran gastronomicità. Chiama (anche) piatti di pesce.

Ahr Spätburgunder GG Heimersheimer Burggarten 2016, Weingut Nelles: 90/100
Gran parte della massa matura in barrique nuove, per 15 mesi. Tra i nasi più suadenti, rotondi e al contempo intriganti della batteria, per la capacità del frutto di slanciarsi fra i terziari.

Il legno si sente ma non disturba, anzi rende più complesso il quadro con le sue note tostate, sia al naso che in bocca. Palato fresco e salino, con ritorni di frutta croccante. Chiusura leggermente speziata, ottima persistenza.

Il Pinot Nero dell’Ahr in 12 etichette: ecco il volto “rosso” della Germania “bianchista”

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