IN BREVE
- A Montefalco 2026 segna una conferma del cambiamento nell’approccio al Sagrantino, con solo 12 campioni della nuova annata 2022 disponibili.
- Il Trebbiano Spoletino emerge come vino protagonista, con una qualità media alta e una crescente popolarità rispetto al Sagrantino.
- I produttori si orientano verso vini più pronti e accessibili, con la tendenza a promuovere uno stile di Sagrantino più “pronto”.
- I Montefalco Rosso mostrano una ricerca di immediatezza e bevibilità, sebbene con risultati variabili.
- Sullo sfondo dell’evento, anche la duplice anima del Trebbiano Spoletino, che può essere Doc Spoleto oppure Montefalco Doc Bianco.
Sempre meno Sagrantino di Montefalco e sempre più Trebbiano Spoletino e Montefalco Rosso. Con il passaggio da “Anteprima Sagrantino” ad “A Montefalco“, il Consorzio del noto vino dell’Umbria sembra aver cambiato pelle, ma soprattutto colore. Tanto che viene da chiedersi se anche il nuovo nome dell’evento, lanciato nel 2024, non sia già superato. Solo 12 campioni dell’annata 2022 del Sagrantino di Montefalco Docg sono stati resi disponibili per l’assaggio tecnico nella sala del Comune di Montefalco, con il servizio dei sommelier Ais Umbria. Tra questi, ben 3 di un unico produttore: Arnaldo Caprai.
Troppo poco per continuare a parlare di centralità del Sagrantino nell’evento annuale più importante per il Consorzio guidato da Paolo Bartoloni. Che preferisce far degustare (e valutare) la nuova annata a una “commissione esterna”, piuttosto che all’intera stampa invitata sul territorio, a cui restano – senza mezzi termini – “le briciole”. Le motivazioni sarebbero diverse. E il condizionale è d’obbligo, perché le versioni sono molteplici.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO, CROLLANO I CAMPIONI IN ANTEPRIMA
Si andrebbe dalla stroncatura di alcuni campioni non ancora “pronti”, nelle edizioni in cui tra i Sagrantino presentati c’erano anche “prove di botte”, al desiderio di presentare solo vini già in grado di raccontare bene l’annata. Sino all’introduzione, ormai da un paio di edizioni, della regola che prevede almeno un anno di bottiglia per i vini presentabili alla stampa nella sala di degustazione tecnica.
Giustificazioni che non bastano, da sole, a spiegare un numero così esiguo di campioni della nuova annata, a fronte di un cospicuo numero di produttori (65 quelli aderenti al Consorzio) e – non ultimo – di giornalisti e operatori intervenuti ad “A Montefalco” 2026, dal 26 al 28 aprile. A pesare, agli occhi di molti osservatori, è inoltre l’assenza di vini di grandi nomi del territorio come Tabarrini, Pardi e Fattoria Colleallodole – Milziade Antano, per citarne solo tre (pesanti).
“A montefalco” rosso: sempre più spazio per la doc di ricaduta del sagrantino
Sotto la superficialità dei numeri, pur sempre interpretabili a piacimento di chi li legge, ci sono i fatti. Il Sagrantino di Montefalco, vino oggetto di una profonda rivoluzione che sta portando i produttori a immettere in commercio vini più “pronti”, senza necessità di attese decennali – soprattutto sul fronte dei tannini – non sta vivendo il suo periodo più glorioso sul mercato nazionale e internazionale. A proposito: nessun accenno, numeri ufficiali alla mano, all’andamento della denominazione durante le presentazioni del Consorzio.
Motivo in più, evidentemente, per focalizzare la comunicazione sulla “denominazione di ricaduta”: il Rosso di Montefalco, “pronto” prima e sempre più attraente, sul fronte del rapporto qualità-prezzo. Ma a consolidarsi, sin dal primo anno della metamorfosi di “Anteprima Sagrantino” in “A Montefalco”, è soprattutto il ruolo del grande astro nascente del territorio: il bianco Trebbiano Spoletino. Che ha finito per affiancare – e oscurare, per certi versi – anche il vino bianco umbro per antonomasia: il Grechetto.
Il paradosso del trebbiano spoletino: due denominazioni per l’astro nascente
Anche su questo fronte, tuttavia, emerge qualche perplessità. La zona di Montefalco e Spoleto si ritrova nella paradossale situazione di promuovere due vini diversi ottenibili al 100% da uve Trebbiano Spoletino: il Doc Spoleto Trebbiano Spoletino e il Montefalco Bianco. Con l’allargamento della zona di produzione della Doc Spoleto all’area di Montefalco, 5 comuni si intersecano con l’areale del Montefalco Bianco, su un totale di 9 comuni distinti.
In sostanza, in questi cinque comuni lo stesso vino può essere etichettato come “Trebbiano Spoletino Doc Spoleto” o “Montefalco Doc Bianco”. Ma il Montefalco Bianco può essere prodotto con un minimo del 50% e un massimo del 100% di Spoletino, mentre la Doc Spoleto prevede lo Spoletino in purezza (minimo 85%, secondo le leggi comunitarie). Una dispersione di energie – in termini comunicativi – che rischia peraltro di confondere i consumatori sul reale profilo del Trebbiano Spoletino. Una denominazione che, con l’allargamento della zona, punta a raddoppiare la produzione sino a toccare quota .

TREBBIANO SPOLETINO, IL BIANCO CHE SPOSTA GLI EQUILIBRI DI MONTEFALCO
In attesa di pubblicare tutti i punteggi, la fotografia più chiara dalla sala degustazione tecnica del Comune di Montefalco arriva comunque dal Trebbiano Spoletino. Non solo per il numero dei campioni, ma per la qualità media emersa dall’assaggio. Nella tipologia Spoleto Trebbiano Spoletino Doc, i 19 vini degustati mostrano una media di 90,6 punti, con diverse etichette stabilmente sopra quota 92.
È il comparto più dinamico tra i bianchi presenti ad “A Montefalco” 2026. La denominazione appare ormai matura, anche se ancora attraversata da stili diversi: vini tesi e sapidi, interpretazioni più piene e dorate, versioni con accenni macerativi (novità regolamentata di recente dal Consorzio), prove più gastronomiche e qualche campione segnato da leggere derive ossidative.
Il dato più interessante è la capacità del Trebbiano Spoletino di reggere letture enologiche differenti senza perdere riconoscibilità. Nei migliori assaggi emergono agrumi gialli, pesca, albicocca, camomilla, erbe aromatiche, finocchietto, anice, bergamotto e una salinità che dà profondità alla beva. Alcuni vini lavorano sulla verticalità, altri sulla materia.
Altri ancora introducono legno, macerazione o maggiore maturità del frutto. Quando l’equilibrio riesce, il risultato è tra i più convincenti dell’intera degustazione. Scacciadiavoli 2024 e Perticaia “Del Posto” 2023 raggiungono i 94 punti; Bocale 2024, Perticaia 2024, Valdangius “Campo de Pico” 2024, Antonelli “Vignatonda” 2023 e Valdangius “Filium” 2023 si attestano a 93.
GRECHETTO DI MONTEFALCO, IDENTITÀ PIÙ COMPRESSA
Il Montefalco Grechetto Doc conferma il ruolo storico del vitigno, ma nel confronto diretto appare meno incisivo del Trebbiano Spoletino. I 6 campioni degustati si muovono tra 86 e 90 punti, con una media di 88,3. Il profilo è più raccolto, meno espansivo. Ricorrono note di frutta esotica, frutto maturo, sapidità e una componente fenolica che in alcuni casi si avvicina alla sensazione tannica. La denominazione mostra una buona coerenza, ma meno slancio.
Il campione più convincente è il Montefalco Grechetto “Montacchiello” 2022 di Tenuta di Saragano, valutato 90 punti: un vino ancora presente, giocato sulla morbidezza del frutto, con struttura fresca e sapida. Bene anche Scacciadiavoli 2025, Terre de la Custodia “Aurem” 2024 e Colle Ciocco “Clarignano” 2023, tutti a 89 punti. Nel complesso, però, il Grechetto sembra oggi più una memoria identitaria che il vero motore qualitativo del comparto bianco montefalchese.
MONTEFALCO BIANCO DOC, TRA TREBBIANO SPOLETINO E LETTURE PIÙ MORBIDE
Il Montefalco Bianco Doc occupa una posizione intermedia. I 6 campioni degustati registrano una media di 89,2 punti. La base varietale è spesso dominata dal Trebbiano Spoletino, talvolta in purezza, talvolta in assemblaggio con Chardonnay, Viognier o altre varietà. Il risultato è una categoria meno definita rispetto allo Spoleto Trebbiano Spoletino Doc, ma non priva di interesse.
Nei migliori casi, la tipologia trova equilibrio tra sapidità, frutto maturo e maggiore rotondità. Terre de la Custodia “Plentis” 2022, con 91 punti, mostra bene questa direzione: la sapidità del Trebbiano Spoletino viene addolcita e resa più internazionale dalla presenza dello Chardonnay.
Tenuta Bellafonte “Sperella” 2025 e Tenuta Alzatura “Aria di Casa” 2023 si fermano a 90 punti, con registri diversi: più slanciato e prospettico il primo, più morbido e vicino a un’idea borgognona il secondo. La categoria funziona quando non diventa generica. Dove il frutto perde purezza o compaiono note ossidative, il profilo si indebolisce rapidamente.
SPOLETO TREBBIANO SPOLETINO SPUMANTE E SUPERIORE, NUMERI ANCORA TROPPO RIDOTTI
Più difficile tracciare un profilo solido per lo Spoleto Trebbiano Spoletino Spumante Doc e per lo Spoleto Trebbiano Spoletino Superiore Doc. I campioni sono pochi: 3 nel primo caso, 2 nel secondo. Lo Spumante mostra una media di 88,7 punti, con Antonelli 2021 a 91 punti come assaggio più convincente. La direzione sembra interessante, soprattutto quando la “bollicina” valorizza sapidità e verticalità del vitigno.
Resta però un’area ancora in costruzione, con margini di lavoro sulla finezza del perlage e sulla definizione aromatica. Il Trebbiano Spoletino Superiore Doc, con soli 2 campioni, non consente valutazioni definitive. Le Cimate “Riserva del Cavalier Bartoloni” 2022 arriva a 90 punti, mostrando una lettura più oleosa e gastronomica.
Colle Uncinano 2022 si ferma a 88. La categoria avrebbe bisogno di maggiore presenza in degustazione per capire se la menzione “Superiore” riesca davvero a tradursi in maggiore complessità o se resti, almeno per ora, una nicchia poco rappresentata.
MONTEFALCO ROSSO DOC, LA DENOMINAZIONE DI RICADUTA È GIÀ IL PRESENTE
Il Montefalco Rosso Doc è la tipologia che meglio racconta la ricerca di immediatezza del territorio. I 25 campioni degustati hanno una media di 88,9 punti, con punte a 91. Non è la denominazione dei picchi assoluti. Ma è quella in cui si legge con maggiore chiarezza il tentativo di costruire vini più accessibili, centrati sulla beva, sul frutto e su una gestione meno muscolare della componente tannica.
Il Sangiovese resta il cardine della tipologia, con il Sagrantino spesso usato in percentuali contenute e con Merlot, Canaiolo, Colorino o Barbera a completare il quadro. I migliori Montefalco Rosso lavorano su ciliegia, fragola, mora di rovo, erbe aromatiche, finocchietto selvatico, macchia mediterranea e freschezza.
Moretti Omero 2023 e Colle Ciocco 2021 raggiungono 91 punti. Seguono, a 90, Arnaldo Caprai “Vigna Flaminia Maremmana” 2023, Goretti – Fattoria Le Mura Saracene 2023, Lungarotti “Tenuta Brancalupo” 2023, Scacciadiavoli 2023, Tenuta Alzatura 2023, Montioni 2022, Romanelli “Capo de Casa” 2022, Fongoli 2021 e Tenuta di Saragano 2021.
La categoria, però, resta disomogenea. Accanto a vini fragranti, croccanti e già ben approcciabili, compaiono campioni segnati da frutto cotto, volatile, tannini asciutti, note verdi o profili ossidativi. È una denominazione utile al mercato, forse persino strategica, ma non ancora risolta in modo uniforme.
MONTEFALCO ROSSO RISERVA DOC, PIÙ AMBIZIONE MA ANCHE PIÙ RISCHI
Il Montefalco Rosso Riserva Doc alza l’asticella, ma non sempre con risultati lineari. I 17 campioni degustati hanno una media di 89,9 punti, superiore a quella del Montefalco Rosso, ma con una forbice molto ampia: da 84 a 95 punti. La Riserva è la tipologia in cui l’ambizione produttiva emerge con più forza, insieme ai rischi di sovraestrazione, legno troppo evidente o impostazioni ancora legate a un’idea di potenza, vicina a quella del Sagrantino di Montefalco della tradizione.
Quando funziona, il Montefalco Rosso Riserva è una delle categorie più convincenti dell’assaggio. Fongoli “Serpullo” 2022, valutato 95 punti, è il vertice della tipologia: frutto puro, bocca dinamica, sapidità e profondità. Valdangius 2021 arriva a 94, con tensione, precisione e prospettiva. Antonelli 2022, Perticaia 2020 e Tenuta di Saragano 2018 si attestano a 93 punti. Qui la denominazione dimostra di poter esprimere vini complessi, territoriali, autentici e contemporanei.
Il problema è la tenuta media dello stile. Alcuni campioni mostrano legni marcati, acidità non sempre integrate o tannini troppo aggressivi. La Riserva conferma così una doppia natura: può essere una delle carte migliori del territorio, ma solo quando la ricerca di struttura non soffoca freschezza, frutto e bevibilità.
MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG, MENO CENTRALE MA ANCORA IL VERTICE QUALITATIVO
Il paradosso di “A Montefalco” 2026 è tutto qui: il Sagrantino perde centralità numerica, ma resta la tipologia con il valore qualitativo medio più alto tra i rossi in commercio. Nei 42 campioni presenti in sala degustazione – di varie annate – la media è di 91,4 punti, con punte fino a 96. Il dato conferma che il Sagrantino, quando ben interpretato, resta il vino più profondo e ambizioso del territorio. Ma conferma anche quanto sia difficile da domare.
Le note di degustazione mostrano una denominazione nel pieno di una transizione. I migliori campioni non cercano più solo concentrazione, alcol, estrazione e attesa. Puntano su frutto più leggibile, freschezza balsamica, gestione più precisa del legno, tannini meno pronunciati e maggiore disponibilità alla beva. Arnaldo Caprai “25 Anni” 2021 arriva a 96 punti. A 95 si collocano Fongoli “Fracanton” 2017, Perticaia 2019, Antonelli “Molino dell’Attone” 2020 e Colle Ciocco 2021. A 94 Antonelli “Chiusa di Pannone” 2020.
Il Sagrantino migliore oggi parla di ciliegia, mora, arancia sanguinella, macchia mediterranea, spezie, balsamicità, liquirizia, caffè, tabacco e terziari ben integrati. Nei casi meno riusciti, invece, emergono tannini asciutti, chiusure amare, legni polverosi, frutto cotto, ossidazioni, volatile o sensazioni fenoliche scomposte. La denominazione resta potente e identitaria, ma chiede precisione. Non perdona scorciatoie o semplificazioni estreme.
SAGRANTINO 2022 IN ANTEPRIMA, POCHI CAMPIONI MA SEGNALI CHIARI
I 12 Sagrantino 2022 presentati in anteprima hanno una media di 93 punti. È un dato alto, ma va letto con prudenza: il numero dei campioni è limitato e la selezione non rappresenta l’intera denominazione. Proprio per questo, più che fotografare l’annata nel suo complesso, l’assaggio mostra la direzione scelta da una parte del territorio.
Il segnale principale è la ricerca di un Sagrantino più leggibile già in gioventù. Antonelli 2022, valutato 94 punti, viene descritto come un vino sorprendentemente impostato sulla beva per essere un’anteprima, con frutto aperto, tannini piuttosto pronti e minore peso glicerico-alcolico. Bocale 2022, a 96 punti, spicca per frutto maturo, golosità e tannini in fase di integrazione. Arnaldo Caprai conferma il peso della propria gamma, con “25 Anni” 2022 a 95 punti, “Collepiano” 2022 a 94 e “Valdimaggio” 2022 a 92.
Resta comunque evidente la natura del vitigno. Anche nei campioni migliori i tannini sono vivi, fitti, talvolta aggressivi o asciuganti. Alcuni vini hanno bisogno di tempo; altri sembrano già orientati a una fruizione più immediata e contemporanea. È forse qui che si gioca il futuro del Sagrantino: non nella rinuncia alla sua struttura, ma nella capacità di renderla più precisa, meno respingente e più coerente con il mercato attuale.
E se un paragone con i vini esteri può essere compiuto, è da ritrovare nel lavoro dei produttori del Rodano, molto più che in quelli di Bordeaux o di qualsiasi altra regione italiana. In una cieca ben allestita, le migliori espressioni contemporanee del Sagrantino di Montefalco potrebbero “confondersi” con i leggendari Grenache, Syrah e Mourvèdre di Châteauneuf-du-pape. Anche in purezza, soprattutto sul fronte del Syrah.
SAGRANTINO PASSITO, UNA TIPOLOGIA DIFFICILE DA RILANCIARE
Il Montefalco Sagrantino Passito Docg appare la tipologia più problematica del quadro. Gli 8 campioni in commercio hanno una media di 88,5 punti. I 3 campioni 2022 in preview salgono a 92,3, ma il numero è troppo limitato per parlare di inversione di tendenza. La categoria resta difficile, sia sul piano tecnico sia su quello del posizionamento.
Nei passiti in commercio ricorrono tannini asciutti, sensazioni granulose, dolcezze importanti e profili non sempre equilibrati. Dionigi 2020, con 91 punti, è il miglior risultato della serie, grazie a erbe aromatiche e frutto maturo. Romanelli “Cocrè” 2019, Terre de la Custodia “Melanto” 2020, La Veneranda 2021 e Scacciadiavoli 2021 si fermano a 89. La dolcezza del Sagrantino passito, se non sorretta da freschezza e tannino ben gestito, rischia di diventare faticosa da bilanciare.
Più promettenti i tre Passito 2022 in anteprima. Antonelli 2022 raggiunge 95 punti, con tannini al loro posto e una beva convincente anche a temperatura più alta. Valdangius “Angelina” 2022 mostra balsamicità, mentuccia e freschezza e una dolcezza destinata ad integrarsi meglio. Terre di San Felice 2022 si ferma a 90. La tipologia ha ancora senso solo se riesce a evitare l’effetto monumentale e a recuperare equilibrio, bevibilità e precisione aromatica. Un po’ come per la versione secca, dove le parole d’ordine sembrano ormai ridursi a due: precisione e autenticità.






