IN BREVE
- Lazio Roots coinvolge 550 realtà vitivinicole e 413 allevatori per valorizzare il patrimonio enogastronomico del Lazio.
- Il progetto mira a costruire una narrazione comune delle identità produttive laziali e a rafforzare la presenza delle produzioni regionali sui mercati.
- Numerose denominazioni, come il Cesanese del Piglio DOCG e la Ricotta Romana DOP, uniscono vino, allevamento e tradizione casearia.
- Lazio Roots promuove la collaborazione tra filiere per rendere il sistema agroalimentare regionale più riconoscibile e competitivo.
- L’obiettivo è ampliare la rete di produttori e consorzi, rafforzando i legami tra denominazioni e identità territoriali.
Cinque Consorzi, 550 realtà vitivinicole e 413 allevatori coinvolti per raccontare il patrimonio enogastronomico del Lazio attraverso territori, produzioni certificate e tradizioni rurali. Nasce con questo obiettivo Lazio Roots, il progetto che mette in rete alcune delle principali denominazioni regionali del vino e dell’agroalimentare, con l’intento di costruire una narrazione comune delle identità produttive laziali.
Le realtà coinvolte sono il Consorzio Tutela Vini Roma DOC, il Consorzio Tutela Denominazioni Vini Frascati, il Consorzio del Cesanese del Piglio DOCG, l’Abbacchio Romano IGP e la Ricotta Romana DOP. Il progetto punta a valorizzare il legame tra prodotti, paesaggi e comunità, mettendo in relazione viticoltura, allevamento e tradizione casearia.
LAZIO ROOTS, L’OBIETTIVO DEL PROGETTO
L’iniziativa intende superare la promozione delle singole denominazioni per raccontare il patrimonio agricolo e culturale che le accomuna. Al centro ci sono i vigneti, i pascoli, il lavoro dei produttori, le tecniche di trasformazione e le conoscenze tramandate tra generazioni.
Il progetto richiama una storia agricola che trova testimonianze già negli scritti di Columella e Catone e che continua a esprimersi attraverso produzioni certificate. Le denominazioni diventano così strumenti per raccontare non soltanto l’origine e la qualità dei prodotti, ma anche le pratiche produttive e le comunità che contribuiscono a mantenerle vive.
«Il patrimonio enogastronomico del Lazio rappresenta una risorsa strategica per la crescita economica della nostra regione e un elemento fondamentale per rafforzare la competitività del sistema agroalimentare sui mercati nazionali e internazionali», afferma Giancarlo Righini, assessore al Bilancio, Programmazione economica, Agricoltura e sovranità alimentare, Caccia e Pesca, Parchi e Foreste della Regione Lazio.
Righini sottolinea la necessità di sostenere le imprese agricole, tutelare le denominazioni di origine e rafforzare la presenza delle produzioni regionali sui mercati. Tra gli obiettivi indicati c’è anche l’ampliamento del progetto, con il coinvolgimento progressivo di altri Consorzi e realtà produttive.
ARSIAL: FARE RETE PER RAFFORZARE LE DENOMINAZIONI
Il valore della collaborazione tra filiere è al centro anche delle dichiarazioni di Massimiliano Raffa, presidente di ARSIAL. «Lazio Roots parte da un’intuizione importante: le nostre denominazioni acquistano ancora più forza quando smettono di raccontarsi come realtà isolate e diventano parte di una storia comune. Il Lazio è un mosaico di territori, produzioni e comunità profondamente diverse, ma unite da radici agricole e culturali che possono diventare un elemento distintivo anche sul piano della promozione.»
Raffa evidenzia il ruolo della collaborazione tra vino, allevamento, tradizione casearia e produzioni certificate per rendere più riconoscibile il sistema agroalimentare regionale. «Mettere insieme vino, allevamento, tradizione casearia e grandi produzioni certificate significa costruire un racconto più riconoscibile e più competitivo», dichiara il presidente di ARSIAL, indicando nella capacità di fare rete uno degli elementi su cui costruire nuove opportunità per le imprese e i territori.
DAL CESANESE DEL PIGLIO ALL’ABBACCHIO ROMANO: LE PRODUZIONI COINVOLTE
Lazio Roots attraversa aree diverse del territorio regionale, dai Castelli Romani al litorale, dalla Ciociaria all’Agro Romano, fino alla Sabina e alla Tuscia. Le cinque realtà promotrici fanno da apripista a una rete più ampia di produzioni, presentate anche attraverso una cena dedicata alle specialità del Lazio.
Tra le denominazioni citate figurano la Lenticchia di Onano IGP, la Patata dell’Alto Viterbese IGP, la Nocciola Romana IGP, il Prosciutto Amatriciano IGP, il Pecorino Romano DOP del Lazio, l’Oliva di Gaeta DOP, il Pane Casareccio di Genzano IGP, l’Olio di Roma IGP, l’Olio Sabina DOP e la Ratafia Ciociara IGP. Sul fronte vitivinicolo sono presenti anche Atina DOC e Marino DOC.
Le denominazioni del Frascati e la Roma DOC raccontano il rapporto tra la Capitale, i Castelli Romani e una storia vitivinicola di lunga durata. Il Cesanese del Piglio DOCG rappresenta invece il patrimonio enologico della Ciociaria. La Ricotta Romana DOP e l’Abbacchio Romano IGP riportano l’attenzione sulla dimensione pastorale, sulla transumanza e sul rapporto tra allevamento e comunità rurali.
VINO, PASTORIZIA E TRADIZIONI CASEARIE: UN RACCONTO COMUNE
Il progetto vuole ricostruire il percorso che precede l’arrivo dei prodotti in tavola. Vignaioli, pastori e operatori della filiera casearia diventano parte di una narrazione che comprende paesaggi, tecniche di lavorazione e competenze maturate nel tempo.
Lazio Roots si presenta quindi come una base per nuove collaborazioni tra Consorzi e produttori regionali. L’obiettivo dichiarato è ampliare progressivamente la rete e rafforzare il legame tra denominazioni, identità territoriali e sistema agroalimentare.






