La “Rete vignaioli” e quella firma (sparita) della presidente Fivi, Matilde Poggi

Il caso: il nome figura tra i firmatari originari del manifesto #ilvinononsiferma, ma poi viene cancellato

AAA firma cercasi. Quella di Matilde Poggi è sparita dalla lista di produttori che aderisce alla Rete vignaioli italiani. Un elenco che si è allungato come un elastico, raggiungendo quota 500 in pochi giorni. Era il 24 aprile quando l’iniziativa-manifesto di circa 200 produttori artigianali di tutta la penisola, uniti per proporre soluzioni alla crisi del vino italiano a fronte di Covid-19, veniva lanciata con tanto di hashtag #ilvinononsiferma. Una lista che solo la presidente Fivi è riuscita ad accorciare. Col suo recente ripensamento.

Certo, deve aver creato non pochi imbarazzi nel direttivo Fivi vedere quel “Matilde Poggi” al numero 204, assieme ad altri vignaioli che costituiscono la vera base di cemento (armato), nonché il nucleo originario, di una Federazione che appare sempre più smarrita e crogiolante nei soli numeri (da record) del Mercato di Piacenza (l’edizione 2020, a proposito, rischia di essere annullata, causa incertezze legate a Coronavirus).

Un bel mirtillo, la firma della presidentessa della Federazione italiana vignaioli indipendenti, in una marmellata di primissima qualità, costituita anche da produttori che non aderiscono a Fivi. Abbastanza per costituire un caso, insomma. Dentro e fuori dalla “Indipendenti”.

Ebbene, oggi i “casi” sono diventati due: la firma e la sua sparizione. Tre, se si conta anche il silenzio di Poggi, che si rifiuta di spiegare le ragioni della cancellazione di quella firma, interpellata dall’ufficio stampa Fivi per conto della nostra testata. Utile, dunque, ricostruire nel dettaglio la vicenda.

WineMag.it nota il nome e apre il dibattito immediatamente, quello stesso 24 aprile, nel presentare l’iniziativa della neocostituita “Rete“. Il comunicato stampa da parte di un nuovo “movimento” di vignaioli italiani, del resto, giunge a ciel sereno, nel quadro della crisi Covid-19. Unico riferimento per ricostruire i contorni della “formazione” è l’elenco di adesioni che viene allegato.

Strano ma vero, ecco comparire anche il nome della presidentessa Fivi tra quelli di altri vignaioli già attivi (collateralmente alla Federazione) sul fronte dazi Usa prima e sul “No a Vinitaly 2020“, poi. Strategia? Forse. Fatto sta che da un controllo incrociato, effettuato ieri, si assiste al taglio inatteso. Zac. La firma di Matilde Poggi è sparita dal manifesto #ilvinononsiferma.

La nuova lista di firmatari vede al suo posto, al numero 204, Fulvio Bressan (Bressan Mastri Vinai, Farra d’Isonzo). Il vignaiolo goriziano figurava al numero 203 nella lista originaria, seguito appunto al 204 da Poggi (Az. Agricola Le Fraghe, Cavaion Veronese), che a sua volta precedeva Gabriele Succi (Az. Agr. Costa Archi, Castel Bolognese), rimasto al numero 205. Una magia mal riuscita.

La vicenda ricorda più quelle serate sfortunate in cui incappa saltuariamente qualche arbitro di Serie A, in confusione durante il big-match della domenica. Quelle sere in cui il direttore di gara sbaglia due volte: la prima nell’assegnare un rigore che non c’è.

La seconda nel pensare di rimediare regalando un penalty inesistente, in favore dell’altra squadra. Sfuggendo poi alle telecamere e ai microfoni, a fine partita, per infilandosi negli spogliatoi, sotto la doccia. Serve acqua, del resto: se son Fivi, fioriranno.

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