IN BREVE
- I consumatori di vino richiedono maggiore trasparenza sugli ingredienti del vino, in particolare sulla presenza di saccarosio.
- Un sondaggio rivela che metà dei partecipanti preferirebbe che l’informazione sul saccarosio fosse sull’etichetta cartacea.
- L’etichettatura elettronica, accessibile tramite QR Code, offre una lista completa degli ingredienti del vino dal dicembre 2023.
- Molti consumatori credono che conoscere gli ingredienti, tra cui il saccarosio, influisca sulle loro scelte d’acquisto.
- Il presidente di Federmosti, Marco Bertagni, sottolinea che la trasparenza è essenziale per rispettare i consumatori e promuovere la cultura alimentare.
I consumatori di vino vogliono sapere cosa bevono. E gradirebbero maggiore trasparenza, soprattutto sul fronte degli “ingredienti del vino“. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Federmosti in collaborazione con Winemag.it e i suoi lettori. Gli esiti rivelano una richiesta sempre più forte di chiarezza sulle etichette dei vini. Da dicembre 2023, grazie al nuovo sistema di etichettatura elettronica, i consumatori possono accedere – tramite QR Code – alla lista completa degli ingredienti presenti nelle bottiglie di vino.
Ma basta davvero? Secondo i risultati del sondaggio Federmosti-Winemag.it la risposta è no: i consumatori vogliono ancora più trasparenza. Vediamo nel dettaglio i quesiti rivolti a un pubblico internazionale.
1. Preferiresti che l’informazione su saccarosio e mosti concentrati fosse sull’etichetta cartacea?
Sì: 50,6%
No: 49,4%
La spaccatura è evidente: metà dei partecipanti chiede che la presenza di saccarosio venga indicata chiaramente sull’etichetta.
Tra i commenti:
“Certamente, la trasparenza a vista prima di tutto”
“È un ingrediente ed è giusto che vada nella lista degli ingredienti”
2. Sapevi che il vino non è sempre fatto al 100% da uva e mosti d’uva?
Sì: 86.4%
No: 13.6%
La maggior parte dei rispondenti è già informata, ma alcuni commenti rivelano ancora stupore:
“Mi chiedo quali altri elementi aggiungono per fare il vino!”
“Se non è il prodotto dell’uva fermentata non è vino”
3. Sapevi che nei paesi dell’Europa centrale si può arricchire il vino con saccarosio, mentre in Italia solo con mosto concentrato?
Sì: 83.1%
No: 16.9%
La pratica dell’arricchimento con saccarosio, considerata tradizionale e ammessa dalla Francia, è conosciuta dalla maggior parte dei consumatori che hanno partecipato al sondaggio.
Tra i commenti:
“Anche qua in Italia molte aziende lo fanno…”
“Pensavo succedesse ovunque”
4. Pensate che conoscere gli ingredienti del vino, in particolare la presenza di saccarosio, possa influenzare la scelta d’acquisto?
Sì: 105 risposte (68.2%)
No: 49 risposte (31.8%)
Una chiara maggioranza vuole sapere cosa ci sarà nel bicchiere prima di acquistare una bottiglia.
“Un vino con presente del saccarosio è sicuramente di qualità mediocre”.
“La presenza di altri additivi invece potrebbe influenzarmi”.
5. Riterresti utile poter leggere in etichetta frasi come “non contiene saccarosio”?
Sì: 68.2%
No: 31.8%
I dati mostrano una linea coerente con le risposte precedenti: conoscere, per scegliere consapevolmente.
Ma c’è anche chi avanza riserve:
“Potrebbe essere fuorviante ‘nobilitando’ vini non meritevoli”.
“Sarebbe solo un ulteriore spinta a ritenere che se ne possa bere di più”.
SACCAROSIO NEL VINO, FEDERMOSTI: «PREMIATO IL NOSTRO IMPEGNO SULLA TRASPARENZA»
Marco Bertagni, presidente di Federmosti, si dice «molto soddisfatto dai risultati del sondaggio». «Dimostrano – commenta – quanto sia sentita l’esigenza di trasparenza. Sapere se un vino contiene saccarosio può davvero influenzare le scelte d’acquisto. Non è solo questione di etichetta, ma di cultura alimentare e rispetto per il consumatore».
«La risposta positiva alla domanda chiave del sondaggio, ovvero se l’informazione sulla presenza di saccarosio nel vino incida sulle decisioni d’acquisto, conferma una convinzione che abbiamo sempre avuto», conclude Bertagni. A supportare questa intuizione arrivano i dati: quasi il 70% degli intervistati ha risposto affermativamente.
«È un segnale forte – sottolinea ancora il presidente di Federmosti – che riconosce anni di lavoro per garantire un’informazione chiara e trasparente, senza esprimere giudizi sulle pratiche tradizionali adottate in altri Paesi».
Ma il percorso, avverte, non è ancora concluso. «Siamo solo a metà strada. Il vero obiettivo – chiosa Marco Bertagni – sarà raggiunto quando i consumatori di tutto il mondo saranno in grado di leggere e interpretare correttamente le nuove etichette. Continueremo a promuoverle, collaborando anche con associazioni storicamente al nostro fianco, a partire da Federconsumatori, nell’ambito del progetto In vino veritas».






