FIVI «Pacchetto Vino un punto di partenza, non di arrivo»

FIVI: «Pacchetto Vino un punto di partenza, non di arrivo»

IN BREVE
  • Il Parlamento europeo ha approvato il Pacchetto Vino, ricevendo una valutazione mista dalla FIVI, con la Presidente Rita Babini che evidenzia sia aspetti positivi che criticità.
  • Apprezzata la conferma dell’accesso al contributo per microimprese e PMI; ritenuto importante per i vignaioli indipendenti.
  • FIVI applaude l’estensione delle autorizzazioni al reimpianto e le misure per il monitoraggio delle fitopatie e la mitigazione del cambiamento climatico.
  • Critiche emergono sul finanziamento della misura di estirpo e sulla limitazione dei benefici per l’enoturismo ai soli Consorzi.
  • La Federazione chiede una programmazione PAC più specifica per il settore vitivinicolo, sottolineando l’importanza di mantenere la sua specificità storica.

Il voto del Parlamento europeo sul Pacchetto Vino incassa una valutazione articolata da parte della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. La Presidente Rita Babini parla di un passaggio «con luci e ombre», ma comunque significativo.

«Il Pacchetto Vino è un punto di partenza, non un punto di arrivo – afferma Babini, sottolineando come il lavoro del Gruppo di Alto Livello Vitivinicolo rappresenti – la dimostrazione che il futuro del settore vitivinicolo dev’essere all’insegna del dialogo e del coinvolgimento di tutti gli attori della filiera, in primis i produttori». Nei primi commenti a caldo, diversi sono gli elementi considerati positivi contenuti nel pacchetto approvato, soprattutto in relazione al ruolo dei piccoli produttori e delle imprese di dimensioni ridotte.

TUTELA DI MICROIMPRESE E PMI

Tra gli aspetti più apprezzati, la conferma dell’accesso alla percentuale massima di contributo riservata a microimprese e PMI. Una scelta che, secondo la Federazione, riconosce il peso dei vignaioli indipendenti nella filiera vitivinicola. Positiva anche la possibilità concessa agli Stati membri di favorire già dai bandi di quest’anno l’accesso dei piccoli produttori alle misure di promozione. «E’ il riconoscimento dell’importanza dei Vignaioli e delle Vignaiole nella filiera vitivinicola, e della necessità che anche le imprese di più piccole dimensioni possano accedere alle misure di sostegno», dice la Presodente.

AUTORIZZAZIONI, CLIMA E FITOPATIE

FIVI valuta favorevolmente anche le modifiche al sistema delle autorizzazioni. In particolare, l’estensione a otto anni delle autorizzazioni al reimpianto e la possibilità di prorogare di 12 mesi quelle di nuovo impianto in caso di forza maggiore o circostanze eccezionali. Apprezzamento anche per le misure dedicate al monitoraggio delle fitopatie e per l’aumento della percentuale di contributo prevista per gli interventi orientati alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.

CRITICITÀ SU ESTIRPO ED ENOTURISMO

Accanto agli elementi positivi, restano però nodi irrisolti. «Rimangono purtroppo alcune criticità e diverse lacune – osserva Babini –. La principale riguarda l’inserimento della misura di estirpo tra quelle settoriali finanziabili con fondi europei. Un errore, perché i fondi europei dovrebbero aiutare a sostenere la crescita e la competitività delle aziende».

Nel capitolo enoturismo, FIVI segnala un’occasione mancata. Il settore, definito «in continua espansione e una importantissima leva di crescita per le aziende di territorio», avrebbe potuto beneficiare di un’apertura ai singoli produttori, anziché limitare i beneficiari ai soli Consorzi. Critica anche la mancata introduzione di una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse, come la possibilità di trasferire i fondi non spesi all’annualità successiva.

PAC E FUTURO DEL SETTORE

Lo sguardo della Federazione va oltre il Pacchetto Vino e si concentra sulle prospettive della prossima Politica Agricola Comune. «Il settore vitivinicolo ha di fronte sfide davvero importanti, sotto ogni punto di vista: produttivo, ambientale, sociale, commerciale – commenta Babini –. Sfide che possono essere affrontate solo rimettendo al centro le produzioni agricole e le filiere rurali».

Da qui la presa di distanza dalla proposta della Commissione europea sulla futura programmazione PAC. «Non riteniamo adeguata – chiarisce Babini – la proposta presentata dalla Commissione Europea sulla prossima programmazione PAC, perché servono fondi specifici e diretti per il settore vitivinicolo». Il superamento della struttura a due pilastri, con l’unificazione della politica agricola ad altre politiche europee, rischia secondo FIVI di far perdere al vino quella specificità storicamente riconosciuta all’interno della PAC, legata alle esigenze particolari delle aziende del comparto.

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