Famiglie storiche dell’Amarone: 160 mila euro al Consorzio per la promozione

La contromossa di Zenato, dopo il divieto di utilizzare nome e marchio ribadito dal tribunale di Venezia

Una “soluzione costruttiva“, che “destina risorse al territorio“. Il presidente de Le Famiglie Storiche dell’Amarone, Alberto Zenato, descrive così la proposta di mettere a disposizione del Consorzio Tutela Vini Valpolicella la somma destinata altrimenti alla pubblicazione su due quotidiani nazionali della sentenza che ribadisce il divieto all’utilizzo del nome “Famiglie dell’Amarone d’Arte”, definendo “nullo” il marchio e il cosiddetto “Manifesto dell’Amarone d’Arte“. Si tratta, come spiega Zenato, di una cifra “superiore ai 160 mila euro“.

Le Famiglie Storiche ribadiscono che “qualora le parti trovassero un accordo, il ricorso verrà ritirato“. Inoltre, l’Associazione rinuncerà a far valere le due decisioni ottenute in sede europea dall’Ufficio per la proprietà intellettuale (Euipo), che hanno affermato invece l’assoluta correttezza del vecchio marchio “Famiglie dell’Amarone d’Arte”.

“Non è infatti nostra intenzione – evidenzia Zenato – proseguire nella bagarre legale. Anzi, è nostra precisa volontà dare esecuzione alla sentenza veneziana, così come abbiamo fatto fin dal 2017, cambiando il nostro nome ed eliminando dalle bottiglie il bollino delle allora Famiglie dell’Amarone d’Arte”.

Vorremmo che la spesa per la pubblicazione, alla quale non ci sottraiamo, fosse impegnata a vantaggio del territorio della Valpolicella, a promozione e difesa della nostra Denominazione o in attività benefiche verso associazioni meritevoli o ancora per scopi culturali come ad esempio in restauri di capolavori danneggiati dall’acqua alta a Venezia”.

“Le Famiglie Storiche – spiega il presidente, che oggi ha convocato appositamente la stampa a Verona – metterebbero a disposizione del Consorzio Vini Valpolicella questi soldi – precisa Zenato – per finalità più utili e urgenti rispetto alla pubblicazione sui quotidiani che ci sembra superata e priva di utilità pratica, dato che spontaneamente l’Associazione ha deciso già da tre anni di non usare più né il marchio “Famiglie dell’Amarone d’Arte”, né quel bollino sulle bottiglie”.

“La sentenza – commenta ancora il referente delle Famiglie – è ormai ben nota essendo stata riportata dai giornali locali e nazionali”. L’Associazione fa notare infatti come sia già stato speso fin troppo, da entrambe le parti, per un’evitabile contesa giudiziaria che finisce per pesare economicamente su tutta la filiera”.

“Per questo – conclude Zenato – ci auguriamo che trovi il consenso delle controparti e rappresenti il primo passo per poter ritornare a parlare di Amarone in cantina e sui mercati e non nelle aule di Tribunale”.

LA VICENDA

Tutto inizia cinque anni fa, nel 2015, quando il Consorzio Vini Valpolicella decide di ricorrere contro l’Associazione Le Famiglie Storiche (composta dalle aziende Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato) per il vecchio nome e il vecchio marchio “Famiglie dell’Amarone d’Arte”.

Il Tribunale delle imprese di Venezia prima, e la Corte d’Appello poi, hanno stabilito che nome e marchio sarebbero contrari al disciplinare dell’Amarone della Valpolicella e hanno inoltre disposto la pubblicazione della sentenza a carico de Le Famiglie Storiche su alcuni quotidiani nazionali.

La questione è stata discussa anche in sede europea dove il provvedimento ha però dato esito opposto: l’Ufficio per la proprietà intellettuale (Euipo) ha infatti respinto tutte le richieste avanzate dal Consorzio Vini Valpolicella e affermato l’assoluta correttezza del vecchio marchio “Famiglie dell’Amarone d’Arte”.

Nel frattempo, le tredici aziende, riunite in assemblea a dicembre 2019, hanno elaborato una proposta scritta inviata al Consorzio Vini Valpolicella, che offre la disponibilità a pagare la cifra corrispondente alla pubblicazione della sentenza – quantificata in oltre 160 mila euro – incrementata di un 10-15% dell’importo per un progetto di valorizzazione e protezione della stessa Denominazione “Valpolicella”.

Mancando i tempi tecnici per avere un riscontro da parte del Consorzio Vini Valpolicella, l’Associazione ha proceduto, nel contempo, al deposito del ricorso in Cassazione entro la scadenza prevista dai termini di legge, e quindi entro il 30 dicembre 2019.

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