Consumi di vino in quarantena: gli italiani bevono più di prima e spendono meno

La fotografia del lockdown nel sondaggio del network WineMag.it e Vinialsupermercato.it

Crescono più gli e-commerce delle cantine (+425%) che i siti e-commerce di settore (+143,59%) e la Grande distribuzione (Gdo) si conferma il canale di riferimento per il 36,73% in più di acquirenti. Sono solo alcuni dei dati che emergono dal questionario sui consumi di vino degli italiani in quarantena elaborato grazie ai lettori delle testate di settore WineMag.it e Vinialsupermercato.it, del network WineMag Editore.

Cambiano i canali, ma anche la frequenza dei consumi. Il 42,34% degli intervistati dichiara di bere di più dall’inizio del lockdown. Il 17,88% beve meno. Il restante 39,78% non ha modificato la frequenza dei consumi.

Interessante il capitolo relativo al “portafogli”. Il 325% in più dei lettori dichiara di aver speso (e voler spendere) meno di 10 euro al mese per il vino: il dato passa infatti dal 2,92% al 12,41%. Rimane stabile chi spendeva tra i 10 e i 20 euro e tra i 50 e 60 euro.

Cala del 20% il numero di persone che in quarantena intende spendere tra i 20 e i 30 euro al mese. Per la fascia 30-40 euro un -16,67%. Cifre a picco anche tra chi era abituato a investire cifre considerevoli rispetto alla media degli italiani.

Prima della quarantena, il 18,61% dei lettori di WineMag.it e Vinialsuper.it spendeva più di 150 euro, oggi si assiste a un -37,25% di questa fascia. Solo il 3,65% degli intervistati spenderà più di 250 euro al mese per l’acquisto di vino ai tempi del lockdown.

La tendenza a ordinare vino online genera un crollo verticale delle telefonate alle cantine per le ordinazioni (-57,84%). Al contempo, il 17,15% degli intervistati non ha ancora acquistato vino dall’inizio della quarantena.

Più il sintomo di una cantina “casalinga” ben fornita che dell’instabilità economica, dal momento che solo l’1,46% conferma di non voler più acquistare vino sino al termine dell’emergenza Covid-19. Oltre il 70% dei lettori, indipendentemente dal canale, ha acquistato vino almeno una volta: tra questi, il 10,58% più di cinque volte.

Del resto, si tratta per la maggior parte di consumatori abituali di vino: il 67,14% (dato aggregato) lo beve tutti i giorni, o più di tre volte a settimana. Beve solo una o due volte a settimana il 32,84% degli intervistati.

Il questionario di WineMag.it e Vinialsupermercato.it indagava anche le tipologie di vino consumate. L’avvicinarsi della stagione calda fa lievitare bianchi (+75%), frizzanti e rosati (rispettivamente +33,33%), mentre calano già i rossi (-20,97%). Va comunque per la maggiore chi sceglie di avere ancora in casa “tutte le tipologie” (33,58%).

Meritano un capitolo a parte le “bollicine”. Chi era abituato a bere solo “spumanti”, continua a farlo come prima. Sorprende piuttosto la crescita del Metodo classico (+22,22%) e il sostanziale pareggio dei Martinotti (Charmat) rispetto alla fase che ha preceduto la quarantena: chi era abituato a pasteggiare col Prosecco, insomma, non ha rinunciato a causa di Covid-19.

Incoraggiante la tendenza della maggior parte dei lettori a scegliere il vino pensando all’abbinamento col cibo. Lo fa il 64,96% delle persone che hanno risposto, a fronte di un 17,52% che non bada al pairing e a un 8,76% che accosta wine e food solo “a volte”.

Quanto alle abitudini alimentari quotidiane, il 44,89% degli intervistati ha risposto di averle cambiate a causa del lockdown. Il 32,85% è rimasto impassibile. Spazio anche ad alcune considerazioni personali dei lettori, in occasione della risposta al sondaggio.

“Le risposte al sondaggio – commenta il direttore responsabile Davide Bortone – dimostrano che gli italiani non rinunciano al vino neppure al cospetto di situazioni di emergenza come quella attuale. Mentre l’Horeca è alle prese con il lockdown, la Grande distribuzione dovrebbe cogliere l’occasione per ripensare le proprie politiche di prezzo e assortimento, con l’obiettivo di creare valore, anche per se stessa, nella corsia dei vini”.

L’ipotesi, avanzata nei giorni scorsi e già accolta da Coldiretti nazionale e Unione italiana vini, è quella di un “Patto sul vino di qualità” in Gdo, che preveda – tra l’altro – l’incentivo alla presenza di personale specializzato, in grado da un lato di consigliare il vino ai clienti, dall’altro di alzare lo scontrino medio delle insegne.

“Un quadro variegato ma incoraggiante quello che emerge dal nostro sondaggio – aggiunge Giacomo Merlotti – con la ricerca di maggiore informazione e la voglia, di qualcuno, di migliorare la propria cultura sul vino per colmare il vuoto lasciato dalla vita sociale, venuta improvvisamente a mancare”.

“Il vino si dimostra essere non solo un componente fondamentale della tavola degli italiani , conclude Merlotti – ma anche un elemento che conferma il proprio grande potere socio-culturale. Aspetti da tenere sempre in considerazione”.

LA VOCE DEI LETTORI

“Aumento del consumo legato al pranzo a casa e non in ufficio, quindi mi concedo il calice anche a pranzo“, dice Angelo. “In quarantena bevo un po’ meno ma spendo un po’ di più perché acquisto vini più pregiati“, fa sapere un lettore di Milano. “Sto dando fondo alla mia fornitissima cantina. Questa quarantena mi dà l’occasione di bere anche un bicchiere a pranzo”, sembra fargli eco Carla di Treviso.

“Anche in quarantena – scrive Maria di Trento – acquisto il vino dalle mie enoteche fisiche di riferimento, visto che fanno consegne a domicilio. Per me è importante supportare i commercianti locali e le piccole botteghe in quanto stanno soffrendo molto in questo momento”.

“In questo periodo ho scoperto vini di grandi Cantine, anche cooperative, di ottima fattura gradevole beva e eccellente rapporto qualità prezzo”, scrive un lettore di Milano. “Penso che vi sarà un ritorno ad consumo più legato al territorio di origine, giustificato dal legame che viene amplificato dal momento straordinario dovuto alla pandemia”, aggiunge Vincenzo dalla Sicilia.

“Sto acquistando vini dalle zone in cui sarei dovuto andare senza la reclusione forzata”, scrive un lettore di Parma. “Mentre la cantina è piena di bottiglie dal lungo-medio periodo di invecchiamento acquistate prevalentemente in cantina, ora per gli acquisti mi sto orientando su bottiglie di pronta beva, prevalentemente bianchi o rosati data la stagione”.

Per altri, la quarantena è un’occasione: “Ho ripreso ad informarmi con un certo interesse sul mondo del vino”, scrive un lettore della provincia di Monza e Brianza. Da Lecce una sferzata all’assortimento del supermercato più vicino a casa: “Non riesco a trovare buoni vini qualità prezzo che costino 6-9 euro a bottiglia”.

A rispondere quasi 300 persone in meno di 72 ore, residenti in 18 regioni italiane su 20. Sul podio la Lombardia (34%) seguita da Veneto (13,14%), Emilia Romagna (7,66%), Toscana (6,57%), Lazio (6,20%), Piemonte (6,20%) e Trentino Alto Adige (3,65%). Presente anche il sud Italia con Campania (4,01%), Puglia (4,01%) e Sicilia (2,19%).

Milano, Roma e Treviso le province dalle quali sono arrivate più risposte, seguite nella “top 10” da Pavia, Torino, Trento, Verona, Firenze, Piacenza e Varese. Uno specchio, insomma, delle aree più colpite dai contagi Covid-19.

Il 29,56% degli intervistati ha un’età compresa tra i 31 e i 40 anni, seguiti dalla fascia 41-50 (28,10%), 51-60 (17,15%) e 18-30 (13%). Oltre i 60 anni il 12,04% delle persone che ha risposto al sondaggio.

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