IN BREVE
- Nel periodo 2012-2025, la quota dei vini rossi è scesa dal 52% al 43% mentre quella degli spumanti è aumentata dal 8% al 13%.
- Il Consorzio Colli di Conegliano, guidato dalla Principessa Isabella Collalto de Croÿ, punta a rilanciare i vini fermi della denominazione.
- Il disciplinare per il Colli di Conegliano Rosso include varietà come Merlot, i Cabernet e il Marzemino.
- In fase di revisione il disciplinare del Colli di Conegliano Bianco: oggi è un uvaggio, ma l’idea è di produrlo da Incorcio Manzoni in purezza.
- Il futuro dei vini Colli di Conegliano Docg dipende dalla capacità di comunicazione e presenza sul mercato, per affermarsi accanto al Prosecco.
Gli spumanti non hanno ancora superato i vini rossi nei consumi globali. Ma la direzione del mercato è chiara: tra il 2012 e il 2025 la quota dei rossi è scesa dal 52 al 43%, mentre quella degli spumanti è salita dall’8 al 13%. È in questo scenario che, nella zona del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg, un gruppo di produttori guidato dalla Principessa Isabella Collalto de Croÿ scommette sui vini fermi Colli di Conegliano Docg.
Alla guida del Consorzio Colli di Conegliano dal dicembre 2025 e proprietaria di Conti Collalto a Susegana, Collalto de Croÿ ha avviato una nuova fase di rilancio della denominazione, che conta 24 aziende associate. La scelta è controcorrente: dare maggiore visibilità a rossi di collina con un’impronta bordolese; e fare del Manzoni Bianco il riferimento per una nuova stagione dei vini bianchi fermi.
Non è una novità assoluta. Piuttosto, un puzzle ancora nella scatola. Il vento della storia tira infatti dalla parte della Docg. Il primo disciplinare risale ad oltre 30 anni fa, al 1993. Il Consorzio è stato fondato nel 1998 e guidato, negli ultimi anni, da Sante Toffoli: a lui si deve la scintilla della rinascita dell’ente. La denominazione ha ottenuto il riconoscimento DOCG nel 2011. Nel 2026 sembra arrivato il momento di mettere insieme i pezzi.
ROSSI FERMI NELLA TERRA DEL PROSECCO
Il disciplinare dei Colli di Conegliano Rosso prevede Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Marzemino, con almeno il 10% per ciascuna varietà e un massimo del 40% di Merlot. Possono concorrere anche Incrocio Manzoni 2.15 e/o Refosco, fino al 20%. È un uvaggio dalla struttura riconoscibile, ma non un “bordolese” puro. Il Marzemino è una componente obbligatoria e dà al vino un legame specifico con il territorio.
Il progetto sul Manzoni Bianco è altrettanto identitario, ma va distinto dalla situazione attuale. Oggi, il Colli di Conegliano Bianco Docg deve contenere almeno il 30% di Incrocio Manzoni 6.0.13, affiancato da Pinot Bianco e/o Chardonnay. Sauvignon e Riesling (renano) sono ammessi fino al 10%. L’obiettivo del Consorzio è valorizzare gli Incroci Manzoni con maggiore autonomia e riconoscibilità. Un Manzoni Bianco in purezza, però, non è una tipologia prevista dal disciplinare vigente: per arrivarci, il Consorzio ha avviato un percorso di modifica che dovrebbe concludersi positivamente, senza intoppi.
«Rafforzare l’identità della denominazione – commenta la Principessa Isabella Collalto de Croÿ – è anche un modo per coinvolgere i giovani e fare sistema con vino, paesaggio e turismo. Nel 2025 il Consorzio ha ottenuto il riconoscimento istituzionale con funzioni erga omnes. Un passaggio che ci consente di svolgere attività di tutela e valorizzazione anche nei confronti dei produttori non associati».
LA DEGUSTAZIONE ESCLUSIVA WINEMAG
La selezione di vini Colli di Conegliano Docg preparata dal Consorzio per Winemag, nella sede di Conti Collalto a Susegana, ha compreso nove vini di otto produttori. Non certo un censimento dell’intera produzione, ma un’occasione unica per una lettura concreta delle tipologie presenti: un Bianco, cinque Rossi, un Refrontolo secco, un Refrontolo Passito e un Torchiato di Fregona.
Il Delico 2024 di Sorelle Bronca, Colli di Conegliano Bianco, ottiene 92/100. Manzoni Bianco, Pinot Bianco e Riesling danno un profilo ampio, con note agrumate, leggera tostatura, richiamo al burro salato: beva e gastronomicità in ottimo bilanciamento.
Tra i rossi, il Re Mithas 2023 della Scuola Enologica di Conegliano si aggiudica 89/100: frutto pulito, freschezza e tannino misurato. Kome 2021 di Masot (89/100),si presenta sulla stessa linea di leggerezza e beva, mantenendo un sorso agile, sapido.
COLLI DI CONEGLIANO DOCG: ROSSI FRESCHI E SAPIDI, BIANCHI IDENTITARI E DOLCI UNICI
Il Vinciguerra 2020 di Collalto, già protagonista nella Guida Winemag 2027, raggiunge i 94/100 grazie ad equilibrio, beva e gastronomicità. Anche Col De Ciso 2018 di Colvendrà si colloca a 94/100: spiccano la freschezza, la purezza del frutto rosso e un legno ben integrato. Il punteggio più alto tra i rossi va a Croda Ronca 2018 di Bepin De Eto, 95/100: più concentrato degli altri, ma capace di abbinare scorrevolezza e piacevolezza.
La varietà della Docg si allarga con il Refrontolo 2022 di Toffoli, 93/100, da Marzemino appassito: frutto maturo, spezie e un sorso mai pesante. Il Refrontolo Passito 2017 di Colvendrà, 92/100, intreccia lampone e ribes a una freschezza che sostiene la dolcezza e accompagna un finale segnato dal legno.
Chiude la degustazione il Colli di Conegliano Docg Torchiato di Fregona Piera Dolza 2020 della Cantina Produttori, con 95/100. Si tratta di un vino passito bianco da Glera, Verdiso e Boschera: nel calice la componente dolce trova sostegno nella freschezza e nella sapidità.
LA SFIDA È FARSI RICONOSCERE
I nove campioni attraversano stili e occasioni diversi, dai bianchi gastronomici ai rossi da invecchiamento, sino ai passiti. Da rimarcare l’ottimo rapporto qualità prezzo delle etichette, tutte collocate tra i 12 e 30 euro. La degustazione conferma che i Colli di Conegliano hanno materia per distinguersi nel panorama dei vini italiani, grazie a una struttura sostenuta da una naturale freschezza e sapidità.
La scommessa del Consorzio è far emergere una denominazione di vini fermi accanto al marchio globale del Prosecco, senza farsi assorbire dal racconto delle bollicine italiane più famose del mondo. Il Rosso offre già una via concreta. Il Manzoni Bianco una leva identitaria da costruire.
E i vini dolci costituiscono un utile completamento dell’offerta, con il valore aggiunto dell’unicità del Torchiato di Fregona. Il futuro dei vini Colli di Conegliano Docg dipenderà dalla capacità di trasformare questa direzione in comunicazione condivisa e presenza stabile sul mercato. I pezzi ci sono tutti. Ora bisogna costurire il puzzle.






