IN BREVE
- Gradis’ciutta, fondata da Robert Princic nel 1997, si trova nel Collio goriziano, ma ha un legame stretto col Brda sloveno.
- Gradis’ciutta è il nome della località di San Floriano del Collio, in provincia di Gorizia, alla quale è legata la storia familiare.
- L’azienda lavora 45 ettari vitati e ha adottato l’agricoltura biologica con certificazione nel 2018, integrando pratiche sostenibili nella produzione.
- Il progetto Sinefinis, realizzato in collaborazione con Matjaž Četrtič, riunisce uve italiane e slovene per creare vini come Rebolium.
- Monsvini 2019, un blend di Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, emerge come migliore etichetta. Ottimo anche il Metodo classico Sinefinis.
La storia di Gradis’ciutta, nel cuore del Collio goriziano, comincia molto prima del 1997, anno in cui Robert Princic decide di dare un nome e una nuova direzione all’attività vitivinicola della famiglia. Il nonno e il padre avevano acquistato terreni e coltivato vigneti, destinando prevalentemente le uve alla vendita. Robert, appena ventenne e reduce dagli studi di Enologia e Viticoltura a Conegliano, sceglie invece di puntare sulla produzione e sull’imbottigliamento dei propri vini.
Nasce così Gradis’ciutta, dal nome della località di San Floriano del Collio, in provincia di Gorizia, alla quale è legata la storia familiare. Un progetto cresciuto progressivamente, fino agli attuali 45 ettari vitati su una superficie complessiva di circa 60 ettari, distribuiti tra San Floriano del Collio, Gorizia, Capriva del Friuli e Dolegna del Collio.
GRADIS’CIUTTA è PONCA
La presenza in differenti aree della denominazione consente all’azienda di lavorare su esposizioni, altitudini e caratteristiche microclimatiche diverse. Il comune denominatore è la ponca, l’alternanza di marne e arenarie che caratterizza i suoli delle colline goriziane. Una matrice geologica sulla quale si sviluppa un patrimonio varietale composto da Ribolla Gialla, Friulano e Malvasia Istriana, accanto a Chardonnay, Pinot Grigio, Sauvignon, Merlot e, non ultimo, Cabernet Franc.
Un passaggio importante arriva nel 2008, con l’avvio della conversione all’agricoltura biologica, completata attraverso la certificazione ottenuta con l’annata 2018. Una scelta impegnativa in un territorio caratterizzato da precipitazioni abbondanti, dove la gestione delle malattie fungine richiede particolare attenzione.
Anche la sede di Giasbana è stata progressivamente trasformata, integrando gli spazi produttivi con soluzioni orientate alla sostenibilità, tra cui l’impiego di materiali recuperati e impianti fotovoltaici. All’attività vitivinicola si è aggiunta l’ospitalità, con il recupero di un antico complesso rurale del Quattrocento, oggi Borgo Gradis’ciutta, moderna struttura ricettiva immersa nei vigneti.

IL COLLIO OLTRE IL CONFINE: LA SLOVENIA E IL PROGETTO SINEFINIS
La posizione geografica dell’azienda ha contribuito a determinare alcune delle scelte più interessanti di Robert Princic. Il Collio italiano e il Brda sloveno costituiscono infatti due parti di un territorio vitivinicolo storicamente unitario, successivamente separato dalle vicende politiche del Novecento.
Per la stessa famiglia Princic, il confine stabilito dopo la Seconda guerra mondiale rappresenta un elemento della propria storia. La nuova frontiera divise comunità, proprietà agricole e vigneti, modificando i rapporti tra territori che avevano condiviso per secoli tradizioni e attività economiche.
Da questo contesto nasce Sinefinis, progetto realizzato da Robert Princic insieme a Matjaž Četrtič, titolare della cantina slovena Ferdinand, a Kojsko, nel Brda. I due produttori, pur vivendo a pochi chilometri di distanza, si conoscono durante un master in Wine Business alla MIB School of Management di Trieste.
UN GRANDE METODO CLASSICO TRA COLLIO E BRDA
L’intesa porta alla creazione di uno spumante Metodo Classico ottenuto da uve provenienti da entrambi i lati della frontiera. Il primo vino è Rebolium, prodotto con Ribolla Gialla, conosciuta in Slovenia come Rebula. Una varietà che costituisce uno dei principali elementi di continuità tra le due aree.
La collaborazione si sviluppa successivamente attraverso ulteriori etichette, tra cui un Rosé. Il progetto Sinefinis permette così di riunire in un’unica bottiglia uve italiane e slovene, valorizzando un patrimonio viticolo condiviso.
Parallelamente, Princic avvia Sveti Nikolaj, un’iniziativa distinta dalla collaborazione con Ferdinand, legata all’acquisizione e alla valorizzazione di vigneti nel Brda. Da qui nasce una Ribolla coltivata in Slovenia e vinificata in Italia, secondo un’impostazione che privilegia maturazione, struttura e affinamento in legno.
Anche Monsvini, il rosso di punta dell’azienda, utilizza uve provenienti dai due Paesi. Tre interpretazioni diverse di una stessa realtà geografica, che ampliano la produzione tradizionale del Collio.
LA DEGUSTAZIONE: I BIANCHI DEL COLLIO 2025
La degustazione di 13 vini Gradis’ciutta, tra etichette aziendali e spumanti Sinefinis, permette di analizzare la produzione a partire dai bianchi dell’annata 2025.
Il Collio Doc Ribolla Gialla 2025 (89/100), ottenuta dal vitigno in purezza, si presenta giallo paglierino pieno, con riflessi quasi dorati. Il naso è profumato, caratterizzato da frutta gialla e accenni esotici e tropicali. In bocca si ritrovano le sensazioni olfattive, accompagnate da sfumature minerali. La breve criomacerazione prevista dalla vinificazione contribuisce a spiegare una certa consistenza del sorso e il focus sul frutto.
Il Collio Doc Friulano 2025 (92/100) evidenzia una maggiore complessità. L’espressione aromatica è tipica della varietà, con richiami esotici che si inseriscono in un quadro olfattivo riconoscibile. Il palato mostra una buona stratificazione, mantenendo piacevolezza e facilità di beva. Un vino gastronomico, capace di accompagnare preparazioni anche elaborate senza rinunciare alla beva.

Convince anche il Collio Doc Pinot Grigio 2025 (91/100), caratterizzato da una leggera tonalità rosata, espressione della pigmentazione naturale delle bucce. Agrumi e frutto definiscono un profilo aromatico ben composto. Il sorso è completo, armonico, con un equilibrio particolarmente riuscito tra le diverse componenti.
Di misurata aromaticità il Collio Doc Malvasia 2025 (90/100), ottenuto da Malvasia Istriana. Albicocca ed erbe aromatiche emergono al naso senza eccessi. In bocca si avverte una lievissima sensazione tannica, mentre la chiusura è piacevolmente sapida. Una lettura della varietà che privilegia equilibrio e precisione.
Il Collio Doc Chardonnay 2025 (89/100) presenta un naso pulito, elegante e riconoscibile, con una componente agrumata ben definita. La corrispondenza tra naso e bocca è buona, ma il vino manca di un po’ di spinta acida. Ne deriva un sorso leggermente seduto, pur all’interno di un quadro qualitativo soddisfacente.
COLLIO RISERVA E SVETI NIKOLAJ: DUE BIANCHI DI STRUTTURA
Due vini consentono di approfondire il rapporto tra varietà tradizionali, maturazione e utilizzo del legno. Il Collio Doc Riserva 2019 (91/100) è un assemblaggio di Ribolla Gialla, Friulano e Malvasia Istriana, ispirato alla tradizione degli uvaggi bianchi del Collio. Il progetto risale al 2009 e prevede la raccolta delle uve in epoca tardiva, con fermentazione avviata in acciaio e proseguita in botti di rovere francese e di Slavonia da dieci ettolitri.
Il naso è particolarmente interessante e complesso, sebbene emerga una sfumatura che potrebbe richiamare una lieve componente volatile. La bocca è ampia, concentrata, con un peso gustativo importante. Un bianco che richiede abbinamenti gastronomici altrettanto strutturati, piuttosto che un consumo disimpegnato.
Differente l’espressione della Sveti Nikolaj Rebula Slovenija 2022 (92/100), ottenuta da 100% Rebula coltivata a Zali Breg, in Slovenia. La vinificazione prevede una breve macerazione e una successiva maturazione in botti grandi, seguita dall’affinamento in bottiglia. Il colore è giallo dorato. Il naso mostra una presenza del legno, accompagnata da abbondante frutta gialla matura.
La componente boisé condiziona in parte l’espressione complessiva. L’acidità sostiene il sorso e contribuisce a mantenere dinamica una struttura generosa, larga. Interessante la chiusura, sapida ed agrumata. Un vino che, pur mostrando ancora una certa prevalenza dell’affinamento, possiede le caratteristiche per accompagnare piatti importanti.
SINEFINIS, LE BOLLICINE DI PRINCIC E ČETRTIČ
Tra i risultati più convincenti della degustazione figura il Sinefinis Rebolium Brut 2021 (94/100), Metodo Classico da Ribolla Gialla, ottenuto attraverso l’unione di uve provenienti dal Collio italiano e dal Brda sloveno.
Giallo paglierino, presenta una bollicina finissima e un perlage persistente. Al naso emergono delicate note di crosta di pane, frutta bianca e gialla. È soprattutto il palato a distinguersi: teso, minerale, quasi gessoso, con una progressione gustativa precisa. Il dosaggio di appena 0,5 g/l accompagna un’espressione particolarmente asciutta. Una prova convincente delle potenzialità della Ribolla Gialla nella spumantizzazione con Metodo Classico.
Il Sinefinis Rosé Brut 2018 (89/100) nasce invece da un assemblaggio di 70% Pinot Nero, 20% Chardonnay e 10% Ribolla Gialla. Il dosaggio, questa volta, è di 3 g/l. Alla vista presenta un colore rosa tra la buccia di cipolla e il salmone. Il quadro olfattivo è ricco di piccoli frutti e richiami floreali, con una buona intensità.
Meno convincente la progressione gustativa, nella quale il frutto perde precisione rispetto alle sensazioni percepite al naso. Un Metodo Classico piacevole, che non raggiunge tuttavia il livello di definizione del Rebolium.

I ROSSI DEL COLLIO: CABERNET FRANC, MERLOT E MONSVINI
Accanto alla produzione bianchista, Gradis’ciutta mantiene una linea di vini rossi di notevole qualità, che comprende varietà storicamente presenti nel territorio goriziano.
Il Friuli Isonzo Doc Franconia 2022 (89/100), da Franconia in purezza, presenta inizialmente una componente riduttiva piuttosto evidente. Con l’ossigenazione il vino si apre gradualmente, lasciando emergere sensazioni speziate. La beva è piacevole, anche se il finale conserva qualche nota meno nitida che limita la precisione complessiva dell’assaggio.
Più convincente il Collio Doc Cabernet Franc 2022 (91/100). Il naso è particolarmente riuscito, mentre in bocca il vino si distingue per scorrevolezza ed equilibrio. La struttura non ostacola la facilità di beva, che rappresenta uno dei punti di forza dell’etichetta e uno stile che, in Italia, manca ancora nella maggioranza delle interpretazioni della varietà bordolese.
Il Collio Doc Merlot 2020 (91/100) evidenzia una buona tensione gustativa. Fresco, lungo e ben definito, non punta esclusivamente sulla morbidezza della varietà, ma conserva un andamento dinamico che sostiene il sorso fino alla chiusura.
MONSVINI: UN GRANDE TAGLIO BORDOLESE TRA COLLIO E BRDA
Il risultato più alto arriva però con Monsvini 2019 (95/100), assemblaggio di Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Le uve provengono da vigneti distribuiti tra il Monte Calvario, Grdinca e Zali Breg, sul versante sloveno, a quote comprese tra 120 e 220 metri.
È un taglio bordolese che sintetizza una parte significativa del progetto vitivinicolo di Robert Princic. La vinificazione prevede una macerazione prolungata sulle bucce, seguita dall’affinamento in barrique e da un ulteriore periodo di maturazione in bottiglia. La documentazione tecnica aziendale segnala anche l’impiego di una percentuale di uve parzialmente appassite, senza specificarne la quantità nell’annata 2019.
Nel calice il vino si presenta pieno, concentrato e di grande carattere. La componente strutturale è evidente, ma non compromette l’eleganza. Il sorso mantiene una freschezza sorprendente rispetto alla ricchezza complessiva, sviluppandosi con continuità e notevole lunghezza.
È soprattutto il rapporto tra concentrazione e dinamismo gustativo a rendere convincente il Monsvini 2019. Un rosso di personalità, capace di combinare maturità, profondità ed equilibrio, che chiude la degustazione come migliore etichetta dell’intera selezione Gradis’ciutta.





