Chiaretto di Bardolino: 2021 anno di svolta per il “vino rosa” del Lago di Garda

Cambia l’etichetta, ma soprattutto la filosofia. Al centro del progetto l’autoctono Corvina Veronese

Chiaretto di Bardolino in etichetta sin da quest’anno, al posto di “Bardolino Chiaretto“. Ma a suggerire che il 2021 è l’anno di svolta per il “vino rosa” del Lago di Garda sono soprattutto le novità in vigna e in cantina.

Le modifiche al disciplinare, divenute effettive il 12 aprile 2021, obbligano i produttori alla nuova dicitura sui circa 9,5 milioni di bottiglie della vendemmia 2020. È esente solo chi ha imbottigliato prima di quella data. Aspetto che fa slittare al 2022 l’omologazione ufficiale del nuovo nome, sui vini della vendemmia 2021.

Molto più di una semplice revisione del look. Cambia, di fatto, anche l’approccio dei produttori alla tipologia. «Siamo di fronte a un’ulteriore evoluzione del concetto e dell’idea di Chiaretto come vino identitario, capace di raccontare il territorio», spiega Angelo Peretti, direttore del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino.

Grazie alle nuove regole, si chiude il capitolo del Bardolino Chiaretto e si apre quello del Chiaretto di Bardolino, vino rosa oggi prodotto anche da selezione di vigneti, o di lotti di uva o di vino destinati anche ad affinamenti più lunghi, in acciaio, anfora o cemento.

Qualcosa che ci allontana dalla concezione di “vino tecnico”. Sono ormai diverse, infatti, le cantine che imbottigliano più di un Chiaretto, arrivando sino a 5 se vogliamo considerare anche la tipologia spumante».

È l’inizio di un nuovo percorso avviato nel 2009, in occasione della prima edizione dell’Anteprima del Chiaretto – fu un successo di pubblico, con 7 mila ingressi – e proseguito nel 2014 con la Rosé Revolution.

Un viaggio che ha tra l’altro dato vita a Rosautoctono, l’Istituto del vino rosa autoctono italiano (sito web, a proposito, ancora da aggiornare con il nuovo nome del rosa gardesano) a cui hanno aderito, oltre alla denominazione veneta, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Bombino Nero e Castel del Monte Rosato, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato.

Chiaretto di Bardolino 2020: i migliori assaggi dell’Anteprima 2021

Grande attenzione sarà posta sul colore del vino atto a divenire Chiaretto di Bardolino. «Le modifiche al disciplinare – precisa Peretti – introducono un aggettivo accanto alla parola “Rosa”, ovvero “chiaro”. Dovrà essere dunque di un colore “rosa chiaro“, ma sempre in un’ottica di tipicizzazione, non di omologazione, che tenga conto anche dei Chiaretto di Bardolino messi in commercio più tardi».

Tra le novità del rosa del Garda all’Anteprima 2021 c’è infatti la presenza di 2 vini della vendemmia 2019 (quelli di Villa Calicantus e Zeni 1870) e di uno, addirittura, della vendemmia 2018 (di Villa Cordevigo).

Vini entrati in commercio da poche settimane – ha precisato Angelo Peretti – assieme al folto gruppo dei vendemmia 2020, il cui colore è naturalmente diverso per via del lungo affinamento, aspetto di cui tiene conto il range di colore rosa ammesso».

Il tutto nel segno di un rinnovato rispetto per il vitigno autoctono Corvina Veronese, che nella versione in rosso – quella del Bardolino tout court – potrà fregiarsi, sempre a partire da quest’anno, della menzione ufficiale delle tre sottozone Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna. Con la percentuale di Corvina ammessa nell’uvaggio che sale sino al 95%, dall’80% in vigore sinora.

Non solo. Si riduce a 100 quintali per ettaro la produzione di uva ammessa per le sottozone, contro i 120 quintali della “base” del Bardolino. Si tratterà dunque, per dirla con le parole del presidente del Consorzio, Franco Cristoforetti, «di produzioni limitate e di considerevole pregio, destinate a offrire una nuova prospettiva, anche in termini di longevità, ai vini rossi del nostro territorio». Che coppia col “nuovo” Chiaretto. Chapeau.

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