Biologico italiano a 6,9 miliardi nel 2025: cresce il fuori casa, ma pesa la burocrazia Telmont, la maison di Champagne che ha preso il green per una cosa (davvero) seria. 100% biologico entro 2031 e lancio Réserve de la Terre Rosé leonardo di caprio (4)

Biologico italiano a 6,9 miliardi nel 2025: cresce il fuori casa, ma pesa la burocrazia

IN BREVE
  • Nel 2025, il mercato del biologico in Italia raggiunge i 6,9 miliardi di euro, con 5,5 miliardi provenienti dai consumi domestici.
  • La distribuzione moderna rappresenta il 64% dei consumi domestici, mentre il canale away from home copre il 20% dei consumi bio complessivi.
  • Circa 8 ristoranti su 10 utilizzano ingredienti biologici, con motivazioni legate alla sostenibilità e al benessere.
  • Il 75% degli operatori indica una mancanza di informazioni sul biologico, evidenziando la necessità di formazione e comunicazione.
  • L’Italia è leader in Europa per produzione biologica, con 84 mila aziende agricole bio e una superficie coltivata al 19%.

Nel 2025 il mercato del biologico in Italia raggiunge i 6,9 miliardi di euro. Di questi, 5,5 miliardi derivano dai consumi domestici, mentre oltre 1,35 miliardi arrivano dal canale fuori casa. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio SANA presentati da Nomisma a BolognaFiere durante Rivoluzione Bio.

La Distribuzione Moderna si conferma primo canale di acquisto per i consumi domestici, con una quota del 64% e vendite pari a 3,5 miliardi di euro, in crescita del +6,1% rispetto al 2024 (stime Nomisma su dati Nielsen IQ, anno 2025, perimetro omnichannel). I negozi specializzati nel bio intercettano il 20% dei consumi interni e registrano un incremento del +7,5% nell’ultimo anno.

FUORI CASA LEVA STRATEGICA PER IL BIO

Il canale away from home rappresenta il 20% dei consumi bio complessivi. Negli ultimi 12 mesi, 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande biologiche fuori casa; il 35% è frequent user.

L’indagine Nomisma su ristoranti, bar e pubblici esercizi rileva che oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti o propongono prodotti bio. Tra le categorie più diffuse: ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte e miele. L’85% di ristoranti e bar propone vini biologici.

Le motivazioni che spingono all’inserimento del bio nei menu sono legate al posizionamento premium del locale (51%), alla scelta etica e sostenibile (46%) e alla risposta alle esigenze di benessere e salute (40%). Il 38% dei ristoratori dichiara di aver introdotto prodotti bio su attivazione dei produttori locali.

PROSPETTIVE E GAP INFORMATIVO

Il 75% degli operatori non dispone di informazioni sufficienti sul metodo produttivo biologico e sui suoi effetti su ambiente, salute e benessere animale. Un limite che, secondo l’Osservatorio, richiede investimenti in formazione e comunicazione.

Per i prossimi 2-3 anni, il 26% degli operatori prevede un aumento del valore degli acquisti di materie prime bio. Il 28% si aspetta invece una riduzione delle occasioni di consumo fuori casa, come strategia delle famiglie per contenere la spesa.

«Proprio qui il biologico trova la sua piena coerenza – commenta Silvia Zucconi, New Market Intelligence Director di Nomisma -. Le sue caratteristiche si allineano perfettamente alle nuove aspettative dei consumatori, che nel fuori casa cercano esperienze autentiche e di valore, basate su piatti semplici e poco elaborati ma capaci di soddisfare la crescente domanda di alternative adatte a diete specifiche o a stili di vita più healthy e leggere».

«I dati dell’Osservatorio SANA fotografano un biologico in crescita e sempre più maturo, con una componente ‘fuori casa’ ormai strategica, capace di avvicinare nuovi consumatori e valorizzare la filiera – dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio -. Il fatto che 7 italiani su 10 abbiano consumato bio nell’away from home e che ristorazione e bar lo inseriscano sempre più spesso in menu e proposte è un segnale forte che, tuttavia, deve essere sostenuto da maggiori investimenti in formazione e comunicazione».

«Dall’indagine – prosegue Mammuccini – emerge come gran parte degli operatori desiderino accrescere la propria conoscenza sui metodi produttivi e sugli effetti del bio su ambiente, salute e benessere animale. Per cogliere questo obiettivo crediamo fermamente che si debbano costruire nuove relazioni tra produttori agricoli e ristorazione fuori casa, per valorizzare filiere capaci di produrre qualità e identità dei territori, creando reti economiche e sociali fondamentali per la rigenerazione delle aree rurali».

EXPORT, FIERE E SISTEMA PAESE

«SANA Food e Slow Wine Fair nascono per aggregare e dare voce alle molteplici anime dell’alimentazione sana e consapevole – sottolinea Rossano Bozzi, Direttore Business Unit BolognaFiere –. Mettendo in relazione cibo e vino in un connubio che genera cultura, valore economico e tutela dei territori. È dentro questa visione che si inserisce l’evoluzione del biologico italiano. Oggi non più una nicchia, ma un’infrastruttura economica e culturale capace di orientare l’intero sistema agroalimentare. Nel 2025, il mercato bio italiano ha sfiorato i 7 miliardi di euro di vendite».

«Ma il vero cambio di paradigma – prosegue Bozzi – è rappresentato dal fuori casa: uno spazio strategico dove il valore del bio prende forma nell’esperienza, nel racconto, nella relazione diretta con il consumatore. Qualità, sostenibilità, rispetto della biodiversità e innovazione diventano così leve concrete di competitività. BolognaFiere investe nella costruzione piattaforme di confronto, formazione e networking tra imprese, distribuzione specializzata e ristorazione, accompagnando una trasformazione strutturale della filiera».

Matteo Zoppas, Presidente ICE, sottolinea il ruolo dell’export: «L’export di prodotti biologici italiani ha raggiunto nel 2024 i 3,9 miliardi di euro, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente e un incremento straordinario del 174% rispetto al 2014». Nel 2025 l’export agroalimentare italiano tocca i 72,4 miliardi di euro (+4,9%). Per SANA Food, ICE ha portato a Bologna una delegazione di circa 150 operatori internazionali da 31 Paesi.

BUROCRAZIA, L’ALLARME DI COLDIRETTI BIO

Sui risultati del biologico pesa il tema della burocrazia. Coldiretti Bio denuncia un surplus di adempimenti fino al 30% in più rispetto all’agricoltura tradizionale.

Secondo un’indagine Crea, l’eccessiva burocrazia è la causa dell’abbandono della produzione biologica in 8 casi su 10. L’aggravio colpisce soprattutto le piccole e medie imprese, spingendole a rinunciare alla certificazione.

L’Italia conta 84 mila aziende agricole bio, con il 19% della superficie coltivata a metodo biologico. In alcune regioni si supera il 25%, con il raggiungimento anticipato degli obiettivi Ue della strategia Farm to Fork. L’Italia è primo Paese europeo per produzione biologica di cereali, ortaggi, frutta e olivo.

«Consolidare le filiere agricole di prodotto biologico italiano, attraverso i contratti di filiera, e la sempre maggiore presenza di prodotti biologici nei mercati di Campagna amica. Questi gli strumenti che stiamo mettendo in campo per favorire la conoscenza e la valorizzazione del bio italiano – sottolinea la presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni. – L’obiettivo è sviluppare ulteriormente il consumo interno di questa eccellenza del nostro agroalimentare».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI WINEMAG!