Accordo Ue-India: meno dazi e nuove prospettive per il food & beverage italiano Wine Monitor Nomisma: l’export si salva solo grazie alle scorte pre-dazi USA Edoardo Freddi «Dazi Usa 15% Serve piano export vino italiano»

Accordo Ue-India: meno dazi e nuove prospettive per il food & beverage italiano

IN BREVE
  • I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno riavviato i negoziati tra Ue e India per ridurre barriere tariffarie sui prodotti agroalimentari.
  • L’accordo prevede un abbattimento dei dazi sul vino dal 150% al 20% e l’eliminazione dei dazi sull’olio d’oliva entro cinque anni.
  • L’India rappresenta un mercato potenziale significativo per il food & beverage Made in Italy, con una classe benestante in crescita.
  • L’export agroalimentare italiano verso l’India ha raggiunto i 142 milioni di euro nel 2024, ma presenta margini di sviluppo, soprattutto per vino e olio d’oliva.
  • Le importazioni indiane sono dominate da grandi produttori di commodity, mentre la crescita economica apre opportunità per prodotti trasformati.

Ci sono voluti i dazi imposti dagli Stati Uniti durante la presidenza Trump per sbloccare due negoziati commerciali avviati oltre vent’anni fa: quello tra Unione Europea e Mercosur, oggi momentaneamente congelato, e quello tra Ue e India. Due passaggi chiave in una fase storica segnata da nuove barriere politiche e commerciali, che rendono la diversificazione dei mercati una necessità strategica per le imprese europee e italiane.

Nel caso dell’India, l’accordo punta a ridurre in modo significativo le barriere tariffarie e non tariffarie che oggi limitano l’accesso dei prodotti agroalimentari europei. Un tema centrale per settori come vino e olio d’oliva, da anni penalizzati da dazi elevati.

RIDUZIONE DEI DAZI SU VINO E OLIO D’OLIVA

Con l’entrata in vigore dell’accordo, i dazi sul vino passeranno dall’attuale 150% al 75%, per poi scendere progressivamente fino al 20%. Per l’olio d’oliva è prevista una completa eliminazione delle tariffe entro cinque anni, partendo dall’attuale 45%. Un cambio di scenario rilevante per due comparti simbolo del Made in Italy agroalimentare. Restano però esclusi dalla liberalizzazione i prodotti agricoli considerati più sensibili. Per l’Unione Europea continueranno ad applicarsi i dazi su carne bovina, zucchero, riso, carne di pollo, latte in polvere e grano tenero, a tutela dei mercati interni.

IL POTENZIALE DEL MERCATO INDIANO PER LE IMPRESE ITALIANE

Dal punto di vista delle imprese italiane, le opportunità sono significative ma da valutare in un’ottica di medio-lungo periodo. L’India è tra i Paesi più popolosi al mondo, ma la ricchezza resta fortemente concentrata. Si stima che l’1% della popolazione detenga circa il 40% della ricchezza nazionale. Accanto a questa élite esiste però una fascia in crescita composta da famiglie di professionisti e imprenditori con redditi annui superiori ai 40.000 euro, che supera i 60 milioni di persone.

Questa “classe benestante” rappresenta il target naturale per il food & beverage Made in Italy. Le stime indicano che potrebbe raddoppiare in pochi anni, ampliando in modo strutturale la domanda di prodotti di qualità importati.

BILANCIA COMMERCIALE ANCORA A SFAVORE DELL’ITALIA

L’interscambio agroalimentare tra Italia e India resta oggi sbilanciato a favore di Nuova Delhi. Il saldo supera i 450 milioni di euro, con importazioni italiane concentrate su caffè, tè, spezie, pesce e molluschi congelati e riso.

L’export agroalimentare italiano verso l’India ha raggiunto i 142 milioni di euro nel 2024 ed è cresciuto di oltre il 7% nel cumulato gennaio-novembre 2025. Le esportazioni sono dominate da cioccolata, caffè, frutta e piante, che insieme rappresentano il 63% del totale. Vino e olio d’oliva restano marginali, con una quota complessiva del 5%, mentre includendo pasta, formaggi e derivati del pomodoro non si arriva al 20%. Un dato che evidenzia ampi margini di sviluppo, legati anche alla riduzione delle barriere doganali.

CONSUMI ANCORA LIMITATI, MA IN CRESCITA

«Spazi di crescita concreti, che però occorre saper conquistare e soprattutto coltivare alla luce del fatto che, soprattutto per vino ed olio d’oliva, si tratta di prodotti i cui consumi si stanno muovendo parallelamente alla crescita economica e reddituale della popolazione locale e, quindi, ai cambiamenti negli stili di vita: basti infatti pensare che attualmente i consumi di vino non vanno oltre i 250 mila ettolitri (in Italia ne consumiamo 90 volte tanto) e le importazioni coprono meno di un terzo di tale quantitativo», sottolinea Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma.

Oggi le importazioni agroalimentari indiane superano i 33 miliardi di euro e sono dominate da grandi produttori di commodity come Brasile, Argentina, Indonesia, Russia, Malesia e Stati Uniti, che coprono circa la metà degli acquisti. Il 75% del valore riguarda oli vegetali, frutta e legumi. L’India dispone della più ampia superficie agricola al mondo per terre arabili ed è autosufficiente su riso, latte e zucchero, ma resta carente nei grassi e nelle proteine vegetali. Le importazioni sono quindi ancora orientate alle materie prime agricole, anche se la crescita economica sta progressivamente aprendo spazi per i prodotti trasformati del food & beverage.

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