Terenzuola di Ivan Giuliani manifesto futurista tra Liguria e Toscana

Terenzuola di Ivan Giuliani: manifesto futurista tra Liguria e Toscana

IN BREVE
  • Il progetto della cantina Terenzuola, guidato da Ivan Giuliani, si distingue per la valorizzazione del Vermentino e del Vermentino Nero.
  • Giuliani ha trasformato la cantina, partendo da meno di un ettaro a 24 ettari in crescita tra Liguria e Toscana.
  • La filosofia di lavoro prevede interventi minimi e pratiche agricole sostenibili, con un’attenzione particolare alla biodiversità.
  • Le vendemmie recenti risentono del cambiamento climatico, ma la qualità e l’equilibrio dei vini rimangono costanti.
  • Vini come Fosso di Corsano e I Pini di Corsano mostrano la longevità del Vermentino dei Colli di Luni.

E se, idealmente, il «promontorio estremo dei secoli» di Filippo Tommaso Marinetti si fosse trovato a breve distanza dai Colli di Luni? Il riferimento al Futurismo, quando si parla della cantina Terenzuola, non è casuale. Negli anni Novanta, mentre qui si continuava a puntare su vitigni considerati più prevedibili, Ivan Giuliani immaginava già qualcosa di diverso.

TERENZUOLA, IVAN GIULIANI E IL VERMENTINO NEI COLLI DI LUNI

Un vero manifesto personale – da regalare alla terra della sua famiglia – costruito più con le scelte in vigna che con le parole: lavorare sul Vermentino quando non era una priorità locale, pensarlo capace di reggere il tempo, prosaicamente da invecchiamento, e affiancargli il Vermentino Nero, allora considerato un vitigno su cui non scommettere.

Non si trattava, all’epoca, di una posizione comoda. Il Vermentino, nei Colli di Luni, non occupava lo spazio fisico ideale che occupa oggi. E anche l’idea di portarlo verso evoluzioni più lunghe in bottiglia sembrava distante dalle abitudini del territorio. Ancora più fuori asse risultava il lavoro sul Vermentino Nero, che pochi prendevano in considerazione in modo strutturato. Giuliani scelse comunque di partire da lì, accettando un percorso lento. «Guardando oltre il monte».

DA FOSDINOVO ALLE CINQUE TERRE, LA CRESCITA DI TERENZUOLA

Un passo indietro. Quando arrivò per la sua prima vendemmia a Fosdinovo, nel 1993, la proprietà di famiglia non copriva nemmeno un ettaro, gestito per autoconsumo e vendita locale. In pochi anni, Ivan iniziò a costruire nuovi impianti e a cercare vecchie vigne nei territori circostanti, tra collina e fascia pedecollinare. La crescita è progressiva: oggi La Terenzuola conta circa 24 ettari distribuiti tra Liguria e Toscana, lungo un’area che collega le Cinque Terre, Luni e le Alpi Apuane.

Dentro questo sviluppo resta costante un’idea di lavoro salda: l’uomo si muove come custode, interviene quando serve e si ferma quando non è necessario spingersi oltre. A livello più tecnico, le bottiglie prodotte variano secondo l’annata, il suolo viene lavorato o lasciato inerbito in base alla risposta della pianta. Gli interventi con zolfo o rame seguono l’andamento climatico.

VIGNE AD ALTA DENSITÀ E SELEZIONE MASSALE

Le concimazioni sono organiche, si ricorre a sovesci e preparati naturali. Nei nuovi vigneti si torna a densità elevate, fino a 11 mila ceppi per ettaro. Le barbatelle provengono da selezione massale su piante vecchie, mantenendo un legame diretto con il patrimonio viticolo esistente. La resa resta contenuta, meno di un chilo per ceppo, anche per preservare equilibrio e identità.

In cantina il lavoro prosegue con lo stesso approccio. Fermentazioni spontanee, macerazioni lunghe anche sui bianchi, una struttura su più livelli che consente di sfruttare la gravità per i travasi. L’obiettivo resta accompagnare il vino, senza forzarne il percorso.

CAMBIAMENTO CLIMATICO, ACIDITÀ E MATURAZIONI

Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha inciso anche su questi versanti. Le vendemmie sono anticipate rispetto al passato. Eppure, tra mare e collina, acidità e pH mantengono ancora una certa stabilità, offrendo condizioni che permettono di lavorare con equilibrio anche su maturazioni più complete. L’esperienza in cantina, inoltre, consente a cantina Terenzuola di muoversi con un certo vantaggio rispetto ad altri produttori.

Ricordiamolo: il progetto iniziale prende forma anche attraverso il Vermentino Nero, oggi presente in produzione con numeri significativi, circa 40 mila bottiglie, e inserito in un contesto, quello del Candia e delle Apuane, che conserva una biodiversità ampia, costruita nei secoli.

VERMENTINO NERO, CANDIA E VIGNETI DELLE CINQUE TERRE

Alle Cinque Terre, invece, i vigneti sono distribuiti su diverse fasce altimetriche, con contributi distinti: più struttura vicino al mare, maggiore aromaticità nelle zone intermedie. Naturale freschezza salendo di quota. Riletta oggi, quell’intuizione degli anni Novanta appare meno assurda di quanto potesse sembrare allora, sul promontorio estremo dei secoli.

Degustazione verticale comparata: Fosso di Corsano e I Pini di Corsano

  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2024
    Vermentino meno classico, ma sempre con finale amaro come da manuale. Fine ed elegante, ha sentori di camomilla e della mimosa che già a fine febbraio punteggia i Colli di Luni.
  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2023
    Un’annata più calda e umida ha dato origine a un vino senz’altro più morbido, ma anche più pronto rispetto a quelli delle annate precedenti. Acidità meno spiccata.
  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2022
    Un Vermentino rotondo nonostante la raccolta anticipata, dovuta all’annata particolarmente calda e secca (21 millimetri di pioggia in 3 mesi e un inerbimento forzato per proteggere le viti sono gli spot di questa annata).
  • I Pini di Corsano – Vermentino Superiore Colli di Luni 2024
    Prende il nome dai maestosi pini marittimi centenari della tenuta. Un Vermentino decisamente franco, riconoscibile anche alla cieca grazie ai suoi sentori di origano e macchia mediterranea. Non fa legno, ma è morbido come se.
  • I Pini di Corsano – Vermentino Superiore Colli di Luni 2023
    Leggermente più acido rispetto all’annata 2024, esprime benissimo la stessa idea di macchia mediterranea ma come dopo una di quelle perturbazioni che arrivano sui colli dalla Corsica.
  • I Pini di Corsano – Vermentino Superiore Colli di Luni 2022
    Il più amaro della verticale, e anche il più profumato. Al naso ricorda molto i Riesling della Mosella: il Vermentino viene smascherato solo quando raggiunge la bocca.
Terenzuola di Ivan Giuliani manifesto futurista tra Liguria e Toscana (8)

Degustazione verticale di Fosso di Corsano

  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2021
    Un’annata – ricorda Ivan Giuliani – iniziata male con gelate primaverili impreviste, poi migliorata. Il tempo in bottiglia ha già reso più morbida una struttura nata per durare.
  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2020
    La primavera del 2020 ce la ricordiamo tutti: soleggiata e calda, seguita da un’estate equilibrata e con poco stress idrico per le piante. Il Fosso di Corsano 2020 è un vino invecchiato benissimo.
  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2017
    Sarà stata l’estate siccitosa a evidenziare il sentore di pietra focaia di questo Vermentino dritto e teso come un fuso? Ginestra e alloro completano il complesso bouquet.
  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2016
    Il lieve sentore sulfureo fa di questo Vermentino un vino migliore in bocca che non al naso. La 2016 è ritenuta universalmente una delle annate migliori per questa zona, e non solo.
  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2015
    Un vino in formissima, sorprendente nonostante gli undici anni d’età. Papaia, pesca e altri frutti a polpa gialla sono ancora presenti, così come la ginestra e il rosmarino.
  • Fosso di Corsano Vermentino Colli di Luni 2013
    Un altro vino sorprendente, considerata l’età: la prova, se mai fosse servita, della lungimiranza di Ivan Giuliani nei confronti di questo vitigno e di questi colli tra la Liguria e la Toscana. Spezie verdi, fiori di collina, frutti polposi. Un sogno.

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