IN BREVE
- Gli incendi in Sicilia costituiscono uno stato di crisi strutturale che colpisce boschi, aziende e comunità rurali.
- Legacoop Agroalimentare chiede lo stato di calamità per sostenere i territori danneggiati dalle fiamme.
- Libera Terra – Cooperativa Placido Rizzotto esprime dubbi sulla natura degli incendi nella zona dell’Alto Belice Corleonese.
- Mimmo Pistone sottolinea la necessità di una gestione forestale più efficace e continua per prevenire incendi futuri.
- Una proposta di riforma prevede cooperative di lavoratori forestali per garantire una gestione attiva e sostenibile delle risorse boschive.
Gli incendi in Sicilia non rappresentano più un’emergenza stagionale, ma una crisi strutturale che colpisce boschi, aziende agricole, allevamenti e comunità rurali. A denunciarlo è Legacoop Agroalimentare e Pesca, che chiede alla Regione Siciliana di attivare lo stato di calamità per i territori interessati dalle fiamme.
«La Sicilia sta pagando un prezzo altissimo. Non stiamo assistendo soltanto alla distruzione di boschi e campagne, ma alla perdita di ricchezza, biodiversità, produzioni agricole e fiducia delle comunità che vivono e lavorano nelle aree interne», dichiara Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare.
Secondo Maretti, ogni anno si ripete lo stesso scenario senza che venga definita una politica nazionale e regionale realmente efficace sul fronte della prevenzione. La tutela del territorio dovrebbe diventare una priorità strategica, sostenuta da investimenti stabili nella manutenzione del patrimonio forestale, nell’innovazione e nelle imprese che presidiano le aree rurali.
L’ACCORATO MESSAGGIO DI LIBERA TERRA – COOPERATIVA PLACIDO RIZZOTTO
Di pochi giorni fa è l’accorato messaggio di Libera Terra – Cooperativa Placido Rizzotto, che ha espresso dolore e preoccupazione per l’incendio che ha colpito Monte Iato e l’area del Parco archeologico, minacciando il patrimonio storico, culturale e paesaggistico dell’Alto Belice Corleonese. «Vedere bruciare la nostra terra ci fa male. È la terra in cui ogni giorno lavoriamo, coltiviamo e costruiamo il nostro progetto cooperativo», sottolinea la cooperativa, impegnata nella tutela del territorio attraverso l’agricoltura biologica e il riutilizzo sociale dei beni confiscati.
«Tutto questo – aggiunge la coop – è doloroso e non può essere considerato normale. È difficile credere che incendi di questa portata siano frutto dell’autocombustione». Il pericoloso avvicinarsi delle fiamme all’Antiquarium di Case D’Alia ha costretto gli organizzatori ad annullare, per ragioni di sicurezza, la prima rappresentazione della rassegna “Teatri di Pietra“. «Custodire il territorio – si legge nella nota di Libera Terra – è una responsabilità collettiva. Difenderlo significa proteggere la nostra storia, il nostro lavoro e il futuro delle comunità che lo abitano».
DANNI NEI MONTI SICANI E NELLE AZIENDE AGRICOLE
Tra le zone maggiormente colpite figurano i Monti Sicani. Le fiamme hanno interessato Monte Cammarata, le campagne di Bivona, contrada Buonanotte e Santo Stefano Quisquina. Territori particolarmente importanti per la zootecnia e l’agricoltura siciliana.
Numerose aziende hanno perso foraggi, seminativi e pascoli. Si registrano inoltre perdite di capi di bestiame e danni agli ecosistemi locali. Per le imprese agricole coinvolte, gli incendi significano la distruzione di anni di lavoro, investimenti e produzioni.
Gravi conseguenze vengono segnalate anche nella Valle dello Jato, in prossimità di aree ad alta vocazione agricola e culturale. Le fiamme hanno raggiunto inoltre il Parco dell’Addolorata di Agrigento e una parte del patrimonio boschivo del Parco archeologico della Valle dei Templi.
Tra le altre zone interessate figurano la riserva naturale di Torre Salsa, tra Siculiana e Realmonte, e il bosco di Casaboli, a Pioppo, in provincia di Palermo. In quest’ultima area sono stati distrutti parchi avventura e colpite aziende agricole.
«LA PREVENZIONE DIVENTI UN’ATTIVITÀ PERMANENTE»
Legacoop Agroalimentare sottolinea come gli incendi siano aggravati dagli effetti dei cambiamenti climatici, dall’abbandono delle aree interne, dalla carenza di manutenzione, dall’azione criminale degli incendiari e dalla mancanza di programmazione.
«Le immagini provenienti dai Monti Sicani sono il simbolo di una sconfitta collettiva», afferma Mimmo Pistone, responsabile regionale di Legacoop Agroalimentare e Pesca Sicilia. «Aziende cooperative e agricole – aggiunge – stanno perdendo anni di lavoro, investimenti e produzioni. Non è accettabile che territori di straordinario valore ambientale e produttivo vengano lasciati senza un adeguato presidio».
Per Pistone, la prevenzione deve diventare un’attività ordinaria e permanente, anziché essere affidata a interventi straordinari avviati quando i danni sono ormai irreparabili.
LA PROPOSTA PER LA GESTIONE DEI BOSCHI SICILIANI
Legacoop Agroalimentare rilancia quindi una proposta di riforma della gestione forestale siciliana, basata su un modello cooperativo che possa garantire continuità occupazionale, efficienza e sviluppo locale.
«Occorre superare definitivamente la logica dell’improvvisazione e della precarietà che ha caratterizzato per troppo tempo il settore forestale», sostiene Filippo Parrino, vicepresidente vicario di Legacoop Agroalimentare.
La proposta prevede che i lavoratori forestali possano organizzarsi in cooperative, diventandone soci e assumendo la gestione attiva del patrimonio boschivo attraverso affidamenti pluriennali, obiettivi verificabili e responsabilità dirette.
Il modello consentirebbe di effettuare la manutenzione durante tutto l’anno, rafforzare la prevenzione degli incendi e valorizzare le filiere forestali. Tra gli obiettivi indicati figurano anche la creazione di occupazione stabile, lo sviluppo del turismo sostenibile e il sostegno all’economia delle aree interne.
Secondo Legacoop, la gestione attiva dei boschi dovrebbe diventare uno strumento di politica ambientale e industriale, capace di integrare prevenzione, tutela della biodiversità, produzioni agricole e sviluppo delle comunità rurali.
L’organizzazione chiede infine al Governo della Regione Siciliana di attivare nelle prossime ore lo stato di calamità per le comunità coinvolte, annunciando il proprio sostegno agli amministratori locali e alle imprese agricole colpite.






