IN BREVE
- Il 25 giugno, Villa Agreste ha inaugurato la Vigna del Terzo Paradiso a Ostuni, in onore di Michelangelo Pistoletto.
- Il progetto unisce arte contemporanea, paesaggio agricolo e biodiversità viticola, recuperando vitigni storici della DOC Ostuni.
- La Vigna riproduce il simbolo del Terzo Paradiso, con anelli esterni coltivati a Ottavianello e un cerchio centrale che ospita il Marchione.
- Pistoletto ha approvato il progetto, sottolineando l’importanza di sostenere l’equilibrio tra attività umana e natura.
- Il futuro di Villa Agreste mira a salvaguardare il pianeta e promuovere la biodiversità attraverso pratiche agricole responsabili.
Il 25 giugno, nel giorno del novantatreesimo compleanno di Michelangelo Pistoletto, l’azienda pugliese Villa Agreste ha inaugurato a Ostuni la Vigna del Terzo Paradiso, un vigneto artistico che riproduce il simbolo ideato dal maestro dell’Arte Povera. Il progetto nasce dall’incontro tra arte contemporanea, paesaggio agricolo e recupero della biodiversità viticola del territorio.
L’iniziativa prende forma dal simbolo del Terzo Paradiso, elaborato da Pistoletto nel 2003 insieme all’omonimo manifesto. Il segno grafico amplia il simbolo dell’infinito con un terzo cerchio centrale, che rappresenta l’equilibrio tra natura e artificio umano.
IL RECUPERO DEI VITIGNI DELLA DOC OSTUNI
L’opera si inserisce nel percorso avviato da Villa Agreste, azienda nata come realtà olivicola che dal 2012 ha sviluppato un progetto di recupero dei vitigni storici della DOC Ostuni. L’obiettivo è riportare in coltivazione varietà quasi scomparse come Ottavianello e Impigno, affiancate da Notardomenico per le uve a bacca nera e Francavidda per quelle a bacca bianca.
Secondo l’azienda, questi vitigni rappresentano un patrimonio identitario che rischiava di andare perduto dopo l’istituzione delle DOC Ostuni nel 1972. Nei decenni successivi, anche gli incentivi destinati all’olivicoltura contribuirono infatti alla progressiva scomparsa di molte vigne storiche.
Nel 2022, in occasione del cinquantesimo anniversario delle due denominazioni, è nata l’idea di realizzare un nuovo impianto capace di coniugare memoria e prospettive future attraverso il simbolo del Terzo Paradiso.
IL VIGNETO ISPIRATO A PISTOLETTO
Il progetto è stato sottoposto direttamente a Michelangelo Pistoletto, che ne ha approvato la realizzazione. Oggi il vigneto è completamente sviluppato e riproduce in modo riconoscibile il celebre simbolo.
I tre anelli esterni sono coltivati a Ottavianello. All’interno dei due cerchi laterali trovano spazio filari di Cigliola Bianca, mentre il cerchio centrale ospita il Marchione, raro vitigno della Valle d’Itria oggi quasi estinto.
L’idea richiama anche un altro passaggio del pensiero del maestro:
«Il Terzo Paradiso è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale. Il termine paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa “giardino protetto”. Noi siamo i giardinieri che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita.»
«È un onore avere il privilegio di interpretare con una nostra vigna il simbolo del Terzo Paradiso e dare un’ulteriore visione al significato che esso racchiude» afferma Enzo Iaia, titolare di Villa Agreste. «Il sogno di un mondo migliore, dove la natura e l’uomo riescano a trovare un equilibrio, è quello che cerchiamo di realizzare giorno dopo giorno con il nostro lavoro in vigna: un gesto agricolo che incarna un gesto artistico, la natura che si fa arte e viceversa».
SOSTENIBILITÀ E PAESAGGIO CULTURALE
Nel messaggio inviato per l’inaugurazione, Michelangelo Pistoletto ha definito il progetto «un’assunzione di impegno a perseguire la sostenibilità tra attività umana e natura. È simbolo di vitalità, dalla radice della parola vite, Vigna dove il terzo paradiso porta equilibrio, armonia nel progresso della società».
Dopo il taglio del nastro si è svolto il talk “Coltivare cultura: il nuovo paesaggio di Villa Agreste“, con la partecipazione di Francesco Saverio Teruzzi per Fondazione Pistoletto Cittadellarte, Maria Grazia Marrocco del Coordinamento Puglia della Fondazione Sylva, Sabrina Vedovotto, Giovanna Bozzi, vicepresidente ANISA per l’educazione all’arte, Leonardo Catucci del CRSFA “Basile-Caramia”, con la moderazione della giornalista Paola Moscardino.
«Il futuro, per Villa Agreste, passa da qui, e contiene in sé le radici di un passato glorioso da non dimenticare, sempre nell’ottica della salvaguardia del pianeta, del lavoro in biologico, della biodiversità che porta ad inserire piccole vigne in un paesaggio costituito da olivi monumentali, mandorli, piante dai frutti rari, e tanta bellezza», conclude Enzo Iaia.






