Valpolicella la “messa a riposo delle uve” candidata a patrimonio culturale Unesco

Valpolicella: la “messa a riposo delle uve” candidata a patrimonio culturale Unesco

IN BREVE
  • La Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco ha presentato la candidatura della ‘messa a riposo delle uve’ della Valpolicella come patrimonio culturale immateriale.
  • Questa pratica rappresenta un elemento chiave che unisce comunità, paesaggio e cultura produttiva nella tradizione vitivinicola.
  • Il Consorzio di Tutela Vini Valpolicella ha guidato un percorso di consapevolezza che dura da oltre tredici anni.
  • La candidatura si basa su quattro capisaldi identitari e prevede un riconoscimento dell’Unesco nel 2027.
  • La ‘messa a riposo delle uve’ coinvolge attivamente circa 8mila persone e svolge funzioni educative e sociali, oltre a quelle enologiche.

La Commissione nazionale italiana per l’Unesco, su proposta del Ministero della Cultura, ha deciso di presentare la candidatura della pratica della “messa a riposo delle uve” della Valpolicella come patrimonio culturale immateriale. La motivazione punta sulla “sapienza vitivinicola come patrimonio culturale”, riconoscendo nel rito dell’appassimento un elemento che lega comunità, paesaggio e cultura produttiva.

Il documento di presentazione sottolinea come questa pratica racconti una tradizione radicata e identitaria, in cui il processo di appassimento delle uve rappresenta un passaggio centrale non solo dal punto di vista enologico, ma anche sociale e culturale.

IL SIGNIFICATO DELLA CANDIDATURA

«La candidatura ufficiale del rito della messa a riposo delle uve è la prima tecnica vitivinicola a varcare la soglia dell’Unesco e rappresenta un passaggio storico per la Valpolicella. Un savoir faire millenario – afferma il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini – che ha plasmato cultura, paesaggio e identità del territorio, diventando espressione autentica delle nostre comunità».

«Questo traguardo rafforza l’impegno a tutelare e trasmettere alle nuove generazioni una tradizione che non può essere data per scontata, valorizzandone il significato culturale e collettivo e l’unicità di Amarone e Recioto – prosegue Marchesini -. Ringrazio il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi, il Comitato scientifico e la comunità per aver sostenuto convintamente e coralmente un percorso che ha accresciuto la consapevolezza del valore della nostra ritualità».

UN PERCORSO LUNGO OLTRE 13 ANNI

La candidatura è il risultato di un lavoro avviato oltre tredici anni fa e guidato dal Consorzio di tutela vini Valpolicella. Il progetto ha coinvolto la Confraternita del Sovrano Nobilissimo Ordine dell’Amarone e del Recioto (Snodar), il mondo accademico e l’intero territorio. Un processo condiviso che ha rafforzato la consapevolezza del valore culturale della pratica dell’appassimento e della sua trasmissione nel tempo.

I QUATTRO PILASTRI DEL DOSSIER

Il dossier si fonda su quattro capisaldi identitari individuati dal Comitato scientifico composto da enologi, giuristi e antropologi. Al centro, la tecnica della messa a riposo delle uve sulle ‘arele’, poi collocate nei ‘fruttai’.

Secondo il documento, questa pratica svolge una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” oltre alla fondamentale “funzione enologica”, poiché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”.

Tra gli elementi distintivi emerge anche la forte partecipazione territoriale: circa 8mila persone coinvolte tra uomini e donne, giovani e anziani, italiani e stranieri integrati nei 19 comuni della denominazione.

DECISIONE ATTESA NEL 2027

L’esito della candidatura sarà valutato dall’Unesco con una decisione prevista nel 2027. Un passaggio che potrebbe segnare un riconoscimento internazionale per una delle pratiche più identitarie della Valpolicella.

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