IN BREVE
- Nel 2020, il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi ha richiesto una sottozona Derthona: l’approvazione è ancora bloccata.
- Il motivo è legato al “Piccolo Derthona”, il cui nome non convince il Comitato Vini nazionale perché confonderebbe i consumatori.
- Il territorio dei Colli Tortonesi punta sul nome Derthona da anni e intende stabilire una piramide qualitativa con diverse fasce di prezzo.
- La revisione del disciplinare è agli stalli di partenza a causa del “Piccolo”, nonostante ci siano già circa 100 mila bottiglie etichettate con quello che, ad oggi, è un nome di fantasia: quello del brand ceduto al territorio dal vignaiolo Walter Massa.
- Nonostante il “Piccolo Derthona” sia già presente sul mercato e prodotto da grandi nomi, non ha ancora un riconoscimento ufficiale e rimane in una zona grigia normativa.
Nel 2020, la scelta del Consorzio fu chiara: avanzare la richiesta di una “sottozona Derthona” e non di una “Doc Derthona”. «Le piccole Doc vengono bocciate da Bruxelles, che anzi vorrebbe ridurle», si diceva. Meglio puntare su una terza sottozona, da affiancare alle già esistenti Terre di Libarna e Monleale. A distanza di 6 anni, quello che da tutte le angolazioni possibili pare esclusivamente un cavallo vincente per il Piemonte e per l’Italia dei vini bianchi, è ancora fermo agli stalli di partenza. Quelli di Roma.
Secondo (verificate) indiscrezioni di Winemag, la richiesta di modifica del disciplinare che consentirebbe al “Colli Tortonesi Timorasso Doc” di superare il nome del vitigno e di chiamarsi “Derthona” non è gradita al Comitato Vini nazionale, organismo del Masaf presieduto dall’enologo Michele Zanardo. Il motivo? Il “Piccolo Derthona” non convince il legislatore. E la colpa sarebbe proprio del suo nome, diventato il vero e proprio ostacolo all’approvazione delle modifiche al disciplinare richieste dal Consorzio guidato da Gian Paolo Repetto.
100 MILA BOTTIGLIE DI PICCOLO DERTHONA: QUALE FUTURO?
Modifiche sostanziali che, nel caso specifico del “Piccolo”, riguardano circa 100 mila bottiglie già etichettate con quel nome da diversi anni. Ben 750 ettolitri di vino, tolti dalle mire – non sempre cavalleresche – dei mediatori di uve e della grande distribuzione organizzata. Ed etichettate “Piccolo Derthona”, in virtù del nome del brand ceduto – qui sì, nobilmente – dal vignaiolo Walter Massa al territorio Tortonese, per costruire un’identità coerente attorno alla denominazione di ricaduta del Derthona.
Quantità di uve che, in caso di approvazione di un’eventuale “Igt Piemonte” – non si potrà chiamare certamente così, ma dell’ipotesi si sta seriamente discutendo molto in queste settimane nelle stanze della politica regionale, coinvolgendo nelle “trattative” nomi pesanti della viticoltura piemontese – sarebbero in pole-position per il più classico dei declassamenti. Con conseguenze presumibilmente disastrose per il prezzo dell’uva e del vino a scaffale, oggi venduto a una media di 15 euro.
CHE COS’È IL PICCOLO DERTHONA NEL PROGETTO DERTHONA
Ma andiamo con ordine. Come ricostruito nei mesi scorsi da Winemag, il territorio dei Colli Tortonesi ha individuato nel Timorasso il proprio asse strategico, lavorando da anni a una sottozona dedicata, in fase di approvazione: “Derthona”, dal nome romano di Tortona.
All’interno di questo progetto si inserisce una piramide qualitativa che comprenderebbe tre fasce di prezzo e, ovviamente, di tempo di evoluzione: Piccolo Derthona (in commercio dal marzo successivo all’anno di vendemmia), Derthona (vendibile dal settembre successivo all’anno della vendemmia) e Derthona Riserva (in commercio 27 mesi dopo l’anno di vendemmia). Il Piccolo rappresenterebbe dunque il livello più accessibile del Derthona. Un vino più immediato, pensato per una fruizione più semplice e per arrivare prima sul mercato rispetto alle versioni più strutturate e longeve.
PICCOLO DERTHONA, UNA DENOMINAZIONE DI RICADUTA CHE NON PIACE AL MASAF
Una tipologia che, tra l’altro, andrebbe incontro alle differenti espressioni delle vigne nelle varie annate. Una vera e propria denominazione di ricaduta del più complesso Derthona Doc. Alla stregua del Rosso del Montalcino (per il Brunello), del Rosso di Montepulciano (per il Vino Nobile di Montepulciano) o del Langhe Nebbiolo (per Barolo e Barbaresco). La sua funzione sarebbe quella di allargare la base produttiva e comunicativa del Timorasso.
Proteggendo, così, gli oltre 500 ettari a dimora dalle bizzarrie del tempo (il Derthona, potenziale Doc molto ambiziosa, non prevede arricchimento, mentre il “Piccolo” la consente, secondo le norme comunitarie) e dalle criticità genetiche di questo grande vitigno, sparito dai radar della produzione con la ricostruzione post fillosserica per motivi di “fragilità produttiva”. Una vulnerabilità che il Consorzio conosce bene e dal quale vuole mettere in sicurezza la base produttiva.
IL PERCORSO DEL DERTHONA TIMORASSO TRA IDENTITÀ E RIORGANIZZAZIONE
Nel passaggio da “Timorasso” a “Derthona” emerge con chiarezza la volontà del territorio di spostare il baricentro dal vitigno al luogo. Tortona, in questo senso, ha definito una direzione precisa, puntando su un modello che rafforza identità e riconoscibilità. Parallelamente, il percorso normativo si è rivelato più complesso del previsto.
La revisione del disciplinare, avviata da anni, non ha ancora completato il proprio iter. Anche perché si intreccia con una ridefinizione più ampia delle sottozone. Derthona andrebbe infatti ad affiancare Terre di Libarna, istituita nel 2011 ed ora individuata per la produzione di spumanti. E Monleale, il regno della Barbera dei Colli Tortonesi, il cui riconoscimento risale al 2005.
IL NODO NORMATIVO: la parola “PICCOLO” DERTHONA non convince il ministero
Il punto centrale resta lo stato dell’iter ministeriale. La pratica è attualmente in istruttoria presso il Ministero. Al momento, non risulta archiviata. Secondo fonti di Winemag, il Comitato nazionale Vini presieduto da Michele Zanardo avrebbe tuttavia rimandando al mittente la proposta di un vino Doc che contenga nel nome la parola “Piccolo”, considerata dal legislatore un aggettivo qualificativo che potrebbe confondere i consumatori, nella sua forma comparativa superlativa.
In campo agricolo, “piccolo è bello”, e dunque “migliore”: ma il Piccolo è una versione meno “importante” del Derthona, pur sul mercato (come marchio/brand territoriale) dal 2013. Non solo. La denominazione di ricaduta conterrebbe parte del nome della Doc principale – ma esattamente come Montalcino e Montepulciano – ovvero “Derthona”. Un altro elemento che risulterebbe mal digerito dal Comitato Vini nazionale. Fino alla conclusione di questo percorso non sarà dunque possibile formalizzare il nuovo assetto della denominazione.
COME VIENE ETICHETTATO OGGI IL VINO PICCOLO DERTHONA
Questo significa che i vini riconducibili al progetto del “Piccolo” non possono essere etichettati come tali, in senso normativo. In etichetta resta valido il riferimento a “Colli Tortonesi Timorasso Doc”. Mentre “Piccolo Derthona” può comparire attualmente come nome di fantasia, o come elemento comunicativo aziendale. Non si tratta quindi di un semplice “vino bianco”, tout-court. Ma neppure di una Doc autonoma già riconosciuta.
Il vino si colloca in una zona intermedia: formalmente “dentro” la Doc esistente, eppure fuori dal nuovo schema che dovrebbe ridefinirne identità e posizionamento. Una macchia legislativa sulla concessione dei marchi “Derthona” e “Piccolo Derthona” all’intero territorio tortonese, voluta da uno dei padri della rinascita del Timorasso, il vignaiolo Walter Massa, a compimento di un percorso ventennale di vigna, cantina e mercato.
DERTHONA: TORTONA CHIAMA, LA LANGA INVESTE, ROMA PICCHE
Tutto ciò in attesa di “Derthona 2.0” 2026, annuale anteprima dei vini Colli Tortonesi Timorasso, in programma la prossima settimana a Tortona. Un evento che si chiama così dal 2020. Lo stesso anno della richiesta di modifica del disciplinare da parte del Consorzio. Non è un caso, anzi. Si tratta dell’ennesima dimostrazione che il “sistema Derthona” è già presente nella comunicazione, nelle strategie dei produttori e nella percezione del mercato, pur non essendo ancora pienamente recepito sul piano normativo.
Eppure, le maggiori cantine – da quelle sociali a quelle di filiera, senza dimenticare gli investitori arrivati a Tortona dalle Langhe – stanno usando ormai da anni questo nome per il loro vino. Qualche esempio? Borgogno utilizza Derthona dal 2017. Roagna dal 2014. La Spinetta dal 2019, anno dell’esordio nel Tortonese proprio con un Piccolo Derthona, utilizzato come “vino palestra” del più nobile Derthona, immesso sul mercato dall’anno successivo, il 2020.
Il Piccolo resta così un tassello fondamentale, ma incompiuto, per questo angolo di Piemonte. Pensato per essere il primo gradino della nuova identità del Timorasso, ma ancora in attesa del riconoscimento ufficiale che ne sancisca definitivamente il ruolo. Alla faccia della prova da vera comunità agricola e vitivinicola dei Colli Tortonesi.






