Il nuovo premier Mario Draghi? Ama il vino siciliano e beve Mandrarossa Settesoli

L’incontro di una ex agente della cantina di Menfi con l’uomo chiamato a formare il nuovo governo

Nel caos politico delle ultime ore, una notizia che – almeno parzialmente – rassicura gli italiani: il nuovo premier incaricato Mario Draghi non è astemio. Anzi, ama il vino, in particolare quello siciliano di Mandrarossa Settesoli. A confermalo è Maria Isolina Catanese, ex agente della nota cooperativa di Menfi che nel 2016 ha viaggiato in aereo, sulla tratta Roma-Francoforte, proprio con Mario Draghi. In classe Economy.

Un episodio che la 43enne siciliana, originaria proprio di Menfi, la splendida “contea” della provincia di Palermo che ospita la storica cantina della trinacria, ha condiviso sui social per diffondere un messaggio di speranza e fiducia per gli italiani.

«Il mondo non ha bisogno del mio post – si legge – ma io lo scrivo ugualmente. Oggi sono felice di sapere che questo Grande Uomo, allo stesso tempo così semplice e umile, si prenderà cura del nostro Paese. E poi, in fondo in fondo, volevo solo raccontarvi che un giorno ho incontrato Mario Draghi… E mi ha fatto una buona impressione!».

Ben dettagliato il racconto di Maria Isolina Catanese. «Nel 2016 – spiega – in una delle mie trasferte Roma – Francoforte, ho provato lo stupore di trovarmi accanto, in classe Economy, un compagno di viaggio molto particolare: Mario Draghi».

Fila 8. Io 8A, le nostre borse all’8B, lui all’8C. Dopo il decollo ci siamo girati contemporaneamente a prendere i nostri rispettivi iPad. Io sono rimasta in silenzio per un po’, facevo finta di lavorare, ma poi non ce l’ho più fatta e mi sono girata verso di lui a chiedere, quasi sottovoce: “Mi scusi… ma io … ho l’onore di viaggiare con il prof. Mario DRAGHI??” … “Ed in classe economy??”

È stata una domanda così spontanea da suscitare in lui una sincera risata. Infatti mi ha prontamente risposto: “E perché no?”… ed io sgranando gli occhi gli dissi: “Ma Lei ha visto chi è seduto in prima classe?!”

Gli ho strappato un’altra risata e poi, a sorpresa ha messo via l’iPad ed abbiamo iniziato a chiacchierare. Mi ha chiesto innanzitutto se andavo a Francoforte per studio o per lavoro. “Per lavoro”, gli risposi, piena di orgoglio! Quello infatti è stato uno degli ultimi viaggi in cui portavo in giro per il mondo il frutto del lavoro della mia terra natía: Settesoli – Mandrarossa.

Con grande stupore da parte mia, lui conosceva benissimo la storia della cantina. Conosceva altrettanto bene l’opera compiuta da Diego Planeta, fu lui infatti a nominarmelo per primo. Poi con tanta semplicità mi raccontò delle sue vacanze in Sicilia con la moglie l’estate precedente; le impressioni sulla nostra terra e di quanto fosse meravigliosa; e così via… un continuo semplice scambio di racconti fino all’arrivo a Francoforte».

Il racconto dell’ex agente di Mandrarossa Settesoli continua: «Appena atterrati mi disse: “Dunque, riassumendo: se io vado in un ristorante a Francoforte e chiedo una bottiglia di Settesoli sarà opera sua?”… “Non proprio” gli dissi, “comunque vengo qui per far crescere la conoscenza del marchio”».

Così tirai fuori il mio biglietto da visita precisando che non mi sarei aspettata una corrispondenza ma era solo per ricordare ‘eventualmente’ il brand scritto su quel biglietto. Al ristorante ‘eventualmente’ avrebbe dovuto chiedere di quel marchio mentre nella grande distribuzione avrebbe trovato Settesoli. Tutto chiaro».

Ci siamo salutati cordialmente. Lui mi ha augurato buona fortuna, poi sono arrivati degli uomini in abito scuro che lo hanno scortato fino ad una porta secondaria del finger.

Rientrando in Sicilia, dopo il mio viaggio, chiesi il permesso alla direzione di inviare una 3L di Cartagho alla Banca Centrale Europea. Qualcuno mi assecondò. Altri mi risero dietro.

Io però non avevo un indirizzo quindi cercai su Google “BCE contatti” (le mie soluzioni semplici a cose complesse). Mi rispose una segretaria, esposi la mia richiesta e lei mi passò un altro interno.

Mi rispose un’altra segretaria. Lasciai le mie generalità, raccontai del volo e del motivo del regalo; diedi il numero di volo; il n. di sedile; quello mio; quello del Prof. Draghi, e spiegai che a nome della cantina desideravo omaggiarlo con il frutto del lavoro dei nostri agricoltori come da racconto in aereo.

La signorina mi fece attendere qualche minuto al telefono e poi mi disse che potevo inviare il regalo all’indirizzo che mi avrebbe fornito e che il dono non doveva superare il valore certificato di € 50.

Il racconto dell’incontro di Maria Isolina Catanese con il premier Mario Draghi continua: «Chiesi un certificato scritto al magazzino che a sua volta organizzò velocemente la spedizione! Io scrissi due righe di mio pugno facendo riferimento alla sua richiesta in aereo e, a nome di tutti, in carta intestata Settesoli/Mandrarossa, inviammo la Jeroboam di Cartagho. Fine.

Un incontro a lieto fine. «Circa quindici giorni dopo – continua Catanese – al ritorno da un altro viaggio di lavoro, trovai come sempre la posta ammassata sulla mia scrivania. Tutta pubblicità! Stavo per differenziare il contenuto nelle pattumiere quando all’improvviso… Eccola! Una busta BCE… Non mi aspettavo una risposta a dire il vero. Invece, apro la busta e trovo i suoi ringraziamenti. Rigorosamente scritta a mano… Da lui e non da altri, perché quella firma la conosciamo tutti… È su tutte le banconote».

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