Piemonte, Val Bormida Pinot Nero e Chardonnay tra marne e terrazze sabbiose

Piemonte, Val Bormida: Pinot Nero e Chardonnay tra marne e terrazze sabbiose

IN BREVE
  • La Val Bormida punta sulla viticoltura per sviluppare il territorio, con focus su Pinot Nero e Chardonnay.
  • Le diverse caratteristiche geologiche della valle favoriscono varietà tradizionali e nuove coltivazioni.
  • Il cambiamento climatico richiede nuove strategie per affrontare le sfide in vigneto e in cantina.
  • Si propongono progetti di zonazione e una piattaforma per supportare l’adattamento della viticoltura ai cambiamenti climatici.
  • La condivisione delle conoscenze e dei risultati della ricerca è fondamentale per il futuro enologico della Val Bormida.

La Val Bormida punta sulla viticoltura e sulla valorizzazione dei suoi paesaggi per definire nuove prospettive di sviluppo. A Bubbio, in provincia di Asti, alcune cantine del territorio hanno promosso un confronto sulle caratteristiche agricole e climatiche della valle, con un focus sulle potenzialità di Pinot Nero e Chardonnay e sulle sfide poste dal cambiamento climatico.

SUOLI E MICROCLIMI DELLA VALLE

La varietà geologica della Val Bormida contribuisce a definire ambienti diversi anche per la vite. Le colline comprendono terrazze sabbiose e marne chiare, formate da rocce sedimentarie di antica origine marina. Secondo Edmondo Bonelli, enotecnico, questi suoli conservano risorse idriche e minerali utili alla coltivazione.

La viticoltura della valle ha radici storiche e conserva varietà come Dolcetto, Moscato e Barbera. Accanto ai vitigni tradizionali, Pinot Nero e Chardonnay stanno trovando spazio in un contesto caratterizzato da suoli e condizioni climatiche eterogenei. La vicinanza tra ambienti diversi, ha osservato Bonelli, rende la valle un mosaico ancora in parte da esplorare, capace di riflettersi anche nella varietà dei vini.

CLIMA E SCELTE ENOLOGICHE

Il cambiamento climatico impone nuove valutazioni in vigneto e in cantina. Vincenzo Gerbi, professore ordinario di Viticoltura ed Enologia all’Università di Torino, ha richiamato l’attenzione sull’aumento delle temperature estive, sulle difficoltà legate alle malattie della vite e sui costi crescenti delle lavorazioni.

In questo scenario, le scelte produttive dovranno tenere insieme evoluzione dei consumi e identità territoriale. Gerbi ha approfondito le strategie per valorizzare le uve destinate all’Alta Langa Docg e ai rossi di pregio, considerando le caratteristiche locali e le nuove condizioni climatiche. «Il vino – ha affermato – non è una semplice bevanda alcolica che si può riformulare in funzione delle richieste di mercato, ma è espressione massima del territorio, del vitigno e del saper fare dei vinificatori».

RICERCA SUI MICROCLIMI

La ricerca può aiutare i viticoltori a interpretare le differenze tra le colline e a prepararsi a condizioni meteorologiche più estreme. Silvia Guidoni, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, ha presentato due progetti in corso.

Il primo punta a realizzare una zonazione topo-meteorologica delle colline vitate del Sud Piemonte, per raccogliere e condividere dati sui microclimi. Il secondo prevede una piattaforma di libera consultazione dedicata alle strategie di adattamento della viticoltura ai cambiamenti climatici, con indicazioni rivolte a tecnici e produttori.

La conoscenza dei diversi ambienti viticoli e la condivisione dei risultati della ricerca sono emerse come strumenti centrali per affrontare le trasformazioni in corso e definire il futuro enologico della Val Bormida.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI WINEMAG!