IN BREVE
- Nel 2026, la Tasmania celebra il bicentenario del primo sparkling wine australiano prodotto nel 1826.
- Bartholomew Broughton, un pioniere della viticoltura, imbottigliò un vino effervescente a Prospect Farm, avviando la storia delle bollicine australiane.
- La viticoltura moderna in Tasmania è rinata negli anni ’50, mentre negli anni ’80 è emersa una collaborazione significativa nel settore degli sparkling wine.
- Nel 2026, il 41% della produzione vinicola è sparkling, ma la vendemmia ha subito un calo del 52% rispetto all’anno precedente.
- Il bicentenario culminerà in un evento speciale dal 13 al 15 novembre 2026, celebrando il percorso del vino tasmaniano verso il riconoscimento internazionale.
Duecento anni di bollicine. La Tasmania celebra nel 2026 il bicentenario del primo spumante australiano, prodotto con le uve della vendemmia 1826 a Prospect Farm, New Town, oggi quartiere di Hobart. A realizzarlo fu Bartholomew Broughton, uno dei pionieri della viticoltura dell’isola. Una storia che oggi assume un valore particolare: due secoli dopo, oltre quattro bottiglie di vino tasmaniano su dieci sono spumanti.
La prova documentale dell’esperimento di Broughton arriva in realtà dall’anno successivo. Il 16 febbraio 1827, sul Colonial Times and Tasmanian Advertiser, comparve un annuncio che proponeva in vendita 200 galloni di «grape wine, made in imitation of Champaigne», ottenuti dalle uve dell’anno precedente. È proprio da quel riferimento alla vendemmia 1826 che Wine Tasmania fa partire la storia delle bollicine australiane.
IL PRIMO SPUMANTE AUSTRALIANO NASCE A HOBART
Broughton aveva impiantato il vigneto di Prospect Farm nei primi anni Venti dell’Ottocento, probabilmente attorno al 1823, sulle rive del Derwent. Quella tenuta viene considerata il primo vigneto commerciale della Tasmania. Il personaggio, peraltro, è tutt’altro che ordinario: arrivato nella colonia penale britannica come detenuto, sarebbe diventato uno dei primi protagonisti della viticoltura australiana.
C’è però un dettaglio che rende la vicenda ancora più interessante. L’annuncio del 1827 parla di vino venduto in fusti da 20 galloni. Anthony Walker, autore di una delle principali ricostruzioni storiche sulla viticoltura tasmaniana, sottolinea come non sia chiaro in che modo un vino effervescente potesse essere commercializzato in quelle condizioni. Altri documenti dell’epoca indicano tuttavia che il vino fu anche imbottigliato e assaggiato da diverse personalità della colonia. Le cronache lo giudicarono sorprendentemente vicino allo Champagne.
Più che una certezza sulle tecniche utilizzate da Broughton, resta dunque un dato storico difficile da ignorare: nel 1827 in Tasmania veniva commercializzato un vino da uve raccolte nel 1826 che dichiarava apertamente di voler imitare lo Champagne.
DUE SECOLI DOPO, LO SPARKLING VALE IL 41% DEL VINO TASMANIANO
La profezia contenuta in quel rudimentale annuncio commerciale avrebbe avuto bisogno di molto tempo per avverarsi. La prima fase della viticoltura tasmaniana si esaurì infatti nel corso dell’Ottocento e l’industria moderna rinacque soltanto negli anni Cinquanta, grazie anche a pionieri europei come Claudio Alcorso e Jean Miguet.
Per le bollicine, la svolta arrivò ancora più tardi. Negli anni Ottanta la collaborazione tra Heemskerk Wines e Champagne Louis Roederer contribuì a dimostrare le potenzialità della Tasmania per Chardonnay e Pinot Noir destinati alla spumantizzazione. Da quell’esperienza sarebbe nato il progetto Jansz, uno dei simboli della rinascita moderna dello sparkling dell’isola.
Oggi i numeri spiegano quanto quella scelta fosse lungimirante. Secondo Wine Tasmania, nel 2026 sono state lavorate 11.163 tonnellate di uva, per una produzione stimata in circa 806 mila casse da 12 bottiglie. Di tutto il vino prodotto, il 41% è sparkling. Nel 2025, annata record, la quota aveva raggiunto addirittura il 43%.
TASMANIA 2026: POCO VINO, PREZZI DELLE UVE ALTISSIMI
Il bicentenario arriva però in un’annata decisamente particolare. La vendemmia 2026 ha registrato appena 11.163 tonnellate, contro le 23.002 del 2025. Un calo del 52% secondo i dati raccolti da Wine Tasmania, legato soprattutto a una primavera eccezionalmente fredda, secca e ventosa, che ha compromesso fioritura e allegagione. Il risultato è una delle produzioni più contenute degli ultimi anni, pari a circa 10 milioni di bottiglie.
La scarsità continua però ad accompagnarsi a un posizionamento di valore molto elevato. Il prezzo medio dichiarato delle uve tasmaniane nel 2026 è stato di 3.870 dollari australiani per tonnellata, contro una media nazionale di 570 dollari. Per le uve destinate agli sparkling il dato sale a 4.081 dollari per tonnellata.
A favorire la vocazione spumantistica è il clima marittimo fresco della Tasmania, caratterizzato da estati miti e maturazioni generalmente lente, condizioni che consentono di preservare acidità e freschezza nelle uve. Pinot Noir e Chardonnay sono infatti tra le varietà fondamentali della viticoltura dell’isola.
IL BICENTENARIO DELLE BOLLICINE DELLA TASMANIA
Il 2026 diventa così un anno simbolico per il vino australiano. Non soltanto per una curiosità custodita negli archivi di Hobart, ma perché il territorio che due secoli fa provava a realizzare un vino «in imitazione dello Champagne» è oggi uno dei poli più riconoscibili dell’Australia per gli sparkling di clima fresco.
Il bicentenario sarà celebrato anche dal 13 al 15 novembre 2026 con la Tasmanian Sparkling Immersion, evento dedicato alle bollicine dell’isola che riunirà, tra gli altri, gli enologi Ed Carr, Natalie Fryar e Andrew Pirie. Un anniversario che chiude idealmente un cerchio iniziato a New Town con Broughton e le uve della vendemmia 1826.
Duecento anni dopo, quel primo e ancora in parte misterioso «vino in imitazione dello Champagne» non appare più come una semplice eccentricità coloniale. La Tasmania produce oggi quasi metà del proprio vino sotto forma di bollicine. E quella che nel 1826 era un’intuizione è diventata una delle identità enologiche più forti dell’isola.






