Parco del Venda: c’è un faro tra i vini dei Colli Euganei

La visita a una cantina che cresce con le idee chiare, rispecchiando il carattere di una famiglia sui generis


VÒ –
Quando ha conosciuto Carlo Toniolo, Dina Mostacchi era un’australiana come tante. Genitori italiani – mamma piemontese e papà lombardo valtellinese – che si guadagnavano il pane “tagliando con le mani la canna da zucchero”. Dna tricolore, d’accordo. Ma non avrebbe mai potuto immaginare di vivere sui Colli Euganei ed esser parte di una delle cantine più rappresentative del territorio: Parco del Venda.

Un marchio acquisito negli anni Ottanta, anche se l’azienda agricola affonda le radici negli anni Cinquanta, forte dei vigneti della madre di Carlo Toniolo, originaria di Boccon. Oggi la cantina, a conduzione pressoché famigliare, è gestita dal marito Carlo e dai figli Michael, nato in Australia, e Daniela, nata ad Este (PD). Un melting pot ben assortito, che sembra riproporsi nel calice.

Nei vini dei Colli Euganei di Parco del Venda si ritrova il carattere spiritoso e istrionico di Dina. Quello duro e intransigente di Carlo. La vena artistica di Michael e della moglie Benedetta, che cura marketing ed etichette. E la graziosa leggiadria di Daniela. Due le punte di qualità assoluta: il Merlot “Lapilli” e il Cabernet Riserva “Boccon”.

Senza dimenticare l’autoctono Pinello. Un bianco dai profumi altoatesini, vinificato fermo e secco da Michael a differenza di quanto avviene comunemente sui Colli Euganei, dove è più facile trovarlo nella versione frizzante.

Cinquantadue ettari tra proprietà e affitto per Parco del Venda, che può contare anche su altri 40 ettari di una ventina di soci conferitori storici. Volumi piuttosto importanti, con la produzione che si assesta sulle 350 mila bottiglie annue, l’80% delle quali resta in Italia.

L’export si concentra in Svizzera, Austria, Germania e Balcani. Vietnam e Usa sono le nuove scommesse. Niente certificazione bio, “per scelta”. Ma da tre anni Parco del Venda ha “bandito il rame” nei trattamenti. E continua a investire in ricerca e qualità, sia in vigneto che in cantina, con la consulenza dell’enologo Claudio De Bortoli.

Del resto parlano chiaro i vini, in cui tutto sembra al posto giusto, naturalmente. L’alcolicità che contraddistingue la produzione dei Colli Euganei si legge solo sull’etichetta – i rossi superano i 15% vol e i bianchi i 13% vol – ma la percezione glicerica è sempre parte di un quadro equilibratissimo, mai stordente (bassi anche i livelli di solforosa libera, tra i 40 e i 60 punti, abbondantemente al di sotto delle soglie di legge).

E la sperimentazione continua, anche sul fronte dei cambiamenti climatici e delle nuove “varietà resistenti”. Parco del Venda ha presentato da pochi mesi la sua prima etichetta di Piwi a bacca rossa: si tratta del Merlot Khorus “Cigno Nero”, 10 mila bottiglie per la vendemmia 2018.

Al frutto e al carattere “verde” del Merlot, il nettare abbina note selvatiche e terrose, oltre a un tannino difficile da addomesticare che fa capolino in chiusura. Un sorso pieno e grintoso, in definitiva. Nessun fronzolo in cantina per Michael, che ha le idee chiare su quale sia la filosofia da perseguire a Parco del Venda.

“Il vino va ascoltato, annusato quando fermenta, perché parla e capisco da lì come sta e cosa gli serve. Una volta finita la fermentazione, l’obiettivo è il frutto, che deve sempre uscire alla grande, nel calice: è questo il dono che ci fanno i nostri Colli Euganei. In sintetesi? Faccio vini come piacciono a me!”.

LA DEGUSTAZIONE

Veneto Igt Pinello 2018, Parco del Venda: 88/100

Giallo paglierino luminoso e profumi che portano alla mente i bianchi di montagna: il vigneto si trova a oltre 300 metri, nel comune di Cinto Euganeo. Floreale fresco, dunque, ma anche accenni minerali che arrivano a sfiorare il fumè, con l’ossigenazione.

Netti richiami ad agrumi come il pompelmo, che evidenziano il lavoro in cantina per esaltare in maniera naturale l’espressione dei tioli. L’ampiezza al naso di questa etichetta prodotta col vitigno autoctono dei Colli Euganei è garantita anche dalle escursioni termiche.

Al palato, il Pinello 2018 di Parco del Venda sorprende per l’equilibrio tra la parte alcolico-glicerica, il frutto e la freschezza, abbinata a una salinità netta. Ritorni di nocciola e liquirizia in chiusura rendono ancora più eccezionale questo vino, venduto ad appena 3,50 euro. Un vero regalo.

Veneto Igt Merlot Khorus 2018 “Cigno Nero”, Parco del Venda: 89/100
La prima prova in bottiglia con il Piwi della varietà Merlot Khorus può definirsi un successo. Violaceo impenetrabile alla vista, carico, “dark” come il cigno scelto per il nome di fantasia dell’etichetta.

Naso e palato sembrano rispecchiare questa caratteristica “tenebrosa”, coniugata però a un frutto solare, pieno, croccante, tipicamente “Euganeo”. Bella anche la vena salina. Dosati i richiami terrosi, di radice. Chiusura su un accenno leggero di nocciola, tanto da ricordare certi Pecorino abruzzesi.

Colli Euganei Cabernet Doc 2018 “Boccon”, Parco del Venda: 88/100
Blend di Cabernet Sauvignon (60%) e Cabernet Franc (40%) da clone francese. Rosso mediamente trasparente alla vista. Naso profondo, a sostenere un frutto pieno e centrato. Freschezza confermata dall’assaggio, balsamico e speziato, nonostante la spinta glicerica dei 15,5% vol, molto ben integrati. Manca forse un po’ di struttura, ma il sorso è ruffiano al punto giusto e l’annata, guastatasi sul più bello con un eccesso di pioggia, può dirsi “portata a casa” egregiamente.

Colli Euganei Cabernet Doc Riserva 2016 “Boccon”, Parco del Venda: 91/100
Il capolavoro della cantina, accanto al Merlot “Lapilli”. Ha tutte le caratteristiche del Cabernet “Boccon” tradizionale, ma un sapiente affinamento in legno dà una marcia in più al nettare, sia al naso sia al sorso: Michael ha scelto un terzo di barrique nuove, un terzo di secondo passaggio e la restante frazione di terzo passaggio.

Naso tipico dei vitigni che compongono il blend, connotato da una bella eleganza delle note verdi e del frutto, pieno e croccante, cui si affiancano richiami di fondo di caffè e caramella mou, più che di vaniglia.

In bocca l’alcol dovrebbe prendere il sopravvento (15,5% vol.) e invece è ammansito da una freschezza dirompente e da una percezione salina che rischia di far vuotare la bottiglia in pochi minuti, se in buona compagnia: cosa rara per una Riserva. E cosa rara per i Colli Euganei. Chapeau.

Veneto Igt Merlot 2018 “Lapilli”, Parco del Venda: 92/100
Già recensito il mese scorso da WineMag.it e motivo della visita a questa Azienda agricola dei Colli Euganei, “Lapilli” è innanzitutto un Merlot dal rapporto qualità prezzo imbattibile: 6 euro in cantina.

Frutto rosso, ribes in particolare, poi lampone e ciliegia selvatica per una componente fruttata di gran precisione al naso, cui si accostano richiami di macchia mediterranea sempre più vividi col passare dei minuti, grazie all’ossigenazione.

Il giro delle lancette regala complessità a questo Merlot vulcanico di Parco del Venda. Leggera spezia e caramella mou, fino a sbuffi che ricordano il fondo di caffè. In bocca, come nella migliore delle attese, una gran freschezza.

Alcol ancora una volta molto ben integrato, tannino elegante, cuore di liquirizia, spezia (pepe) e chiusura salina. Splendida l’espressione del frutto, che si conferma della giusta maturazione, tanto da non sforare nella confettura.

Quando la temperatura del calice si alza di qualche grado, il varietale diviene sempre più presente e riconoscibile. Ancora più in evidenza la balsamicità della chiusura, su note che ricordano la mentuccia e la salvia.

Parco del Venda: c’è un faro tra i vini dei Colli Euganei

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