IN BREVE
- L’Oiv ha tenuto il suo primo Congresso mondiale della vigna e del vino in Cina, attirando oltre 600 partecipanti da 47 Paesi.
- In sospeso la questione riguardante il caso del Mondial des Vins Extrêmes 2026, patrocinato da Oiv, dove è stata assegnata una medaglia d’oro a un vino ucraino non conforme ai requisiti.
- Il Cervim ha giustificato l’ammissione al concorso tramite autocertificazione da parte del produttore, mettendo in dubbio la buonafede degli ucraini.
- L’Oiv deve chiarire il ruolo dell’osservatore presente durante le degustazioni e se reputa valido il riconoscimento del vino premiato.
- La credibilità internazionale dell’Oiv dipende anche dalla trasparenza sul rispetto delle regole nei concorsi che patrocina.
L’Oiv ha celebrato in Cina una prima volta storica: dal 12 al 16 ottobre il suo Congresso mondiale della vigna e del vino si è svolto in Asia, a Yinchuan, nella regione del Ningxia. Più di 600 partecipanti, provenienti da 47 Paesi, 420 contributi scientifici e sei visite tecniche. Numeri che raccontano la portata internazionale dell’appuntamento. Ora che la missione cinese si è conclusa, però, c’è una questione più piccola solo in apparenza che l’Organizzazione non può lasciare in sospeso: il caso del Mondial des Vins Extrêmes 2026, patrocinato dall’Oiv.
Il 5 ottobre Winemag ha raccontato l’assegnazione di una medaglia d’oro al Cabernet Sauvignon Oaked 2024 della cantina ucraina Big Wines Big Art. Interpellata dalla testata, l’azienda ha dichiarato che il vino non proveniva da vigneti terrazzati né da vigne con pendenze pari o superiori al 30%. Il regolamento del concorso ammette invece i campioni ottenuti da uve provenienti da vigneti con almeno uno dei requisiti indicati: altitudine superiore a 500 metri, pendenza oltre il 30%, terrazze o gradoni, oppure collocazione su piccole isole. La guerra (in Ucraina o in qual si voglia altro territorio) non compare tra questi criteri.
UN OSSERVATORE OIV ERA PRESENTE
Il Cervim ha ricondotto l’ammissione dei campioni al concorso all’autocertificazione da parte delle aziende. Smentendo di aver invitato la cantina ucraina a partecipare. Ma questa risposta non scioglie il nodo: un vino premiato non aveva, per quanto dichiarato dalla stessa produttrice, le caratteristiche previste dal regolamento. E il concorso non era privo di una presenza istituzionale esterna: ad Aosta, durante le degustazioni, era presente un osservatore dell’Oiv, Christine Collins.
Per questo Winemag ha interpellato l’Oiv attraverso il proprio ufficio stampa, Daniela Costa, dopo l’uscita dell’articolo. La richiesta di chiarimenti è arrivata a pochi giorni dall’inizio del Congresso in Cina. È possibile che i preparativi e poi la missione abbiano assorbito l’attenzione dell’Organizzazione. Non sappiamo se sia questa la ragione del silenzio. Ma una spiegazione va data. Forse arriverà settimana prossima, al completo rientro della delegazione dalla Cina. Il Congresso, nel frattempo, si è chiuso oggi: il dossier Cervim non può restare indefinitamente in sala d’attesa.
Si tratta di capire che cosa comportino il patrocinio e la presenza di un osservatore quando emergono dubbi sulla regolarità di una competizione che si richiama agli standard dell’Organizzazione. L’Oiv deve chiarire quale fosse il ruolo dell’osservatore, che cosa abbia verificato e se abbia segnalato criticità. Se il suo incarico non comprendeva il controllo dei requisiti dei campioni, come è immaginabile, l’Oiv dovrà comunque procedere a ritirare la medaglia d’oro e assegnarla ad un produttore che rispetti i canoni della “viticoltura eroica”.
LE MEDAGLIE DEI CONCORSI OIV HANNO UN PESO?
La questione non è soltanto formale. Una medaglia orienta l’attenzione di distributori, importatori e consumatori. Per un produttore che lavora davvero in condizioni estreme, il riconoscimento certifica una difficoltà concreta: altitudine, pendenze, terrazze, isolamento. Se il perimetro dei requisiti si allarga senza una regola scritta, o se i controlli non funzionano, quel riconoscimento perde credibilità. E a pagarne il prezzo sono proprio le aziende che rispettano i criteri.
C’è poi il limite Oiv sul numero di premi. L’articolo pubblicato da Winemag ha rilevato che al Mondial 2026 risultano assegnate 379 medaglie su 1.175 vini iscritti: il 32,26%, oltre il tetto del 30% indicato dallo standard dell’Organizzazione.
L’OIV DEVE USCIRE DAL SILENZIO
Il Cervim, che si guarda bene dal commentare ulteriormente la vicenda, sperando forse che passi sotto silenzio, ha una responsabilità propria: garantire che il regolamento sia applicato. Ma l’Oiv non può limitarsi a patrocinare una manifestazione e poi restare fuori dalla discussione quando le sue regole e i suoi standard sono chiamati in causa. Il silenzio non chiarisce se l’osservatore abbia vigilato, se il limite del 30% sia stato rispettato o come l’Organizzazione intenda tutelare l’affidabilità dei concorsi che patrocina.
La Cina ha offerto all’Oiv una scena globale e una platea di centinaia di professionisti. Un’occasione importante per parlare di cooperazione, ricerca e futuro del settore, come recitava il tema del Congresso. Ma la credibilità internazionale si misura anche nelle risposte scomode, quando una medaglia d’oro rischia di essere stata assegnata a un vino senza i requisiti richiesti e di aver tolto spazio a chi quei requisiti li possedeva.
Adesso che il Congresso è terminato, l’Oiv risponda. Per il vino ucraino. Per i produttori ammessi correttamente. Per il Cervim. E per il valore dei propri patrocini. Se un valore ce l’hanno.






