Tutela vigneti eroici, tutto fermo nella Valle d Aosta del Cervim. Regioni immobili paradosso inchiesta winemag su elenchi regionali

Tutela vigneti eroici, tutto fermo nella Valle d’Aosta del Cervim. Regioni immobili

IN BREVE
  • La Valle d’Aosta ospita il Cervim, ente a controllo pubblico responsabile della viticoltura eroica, ma la tutela e promozione dei vigneti è stagnante.
  • Nonostante la legge del 2016 per la salvaguardia dei vigneti eroici, l’attuazione sta subendo ritardi significativi.
  • La gestione delle pratiche di riconoscimento varia molto tra le regioni, con eccellenze come Liguria e problemi come Veneto e Valle d’Aosta, ancora senza registri pubblici.
  • Informazioni dettagliate sui vigneti eroici permetterebbero di misurare l’efficacia delle politiche e dei finanziamenti pubblici.
  • Senza un monitoraggio centrale da parte del Ministero dell’Agricoltura, il rischio è di compromettere ulteriormente la difesa della viticoltura eroica.

Nel cuore delle Alpi si consuma un paradosso che misura la distanza tra la narrazione della politica e la realtà del territorio. La Valle d’Aosta è la culla e la sede del Cervim, il Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana. Un ente di diritto privato controllato direttamente dalla Regione Autonoma. È stato proprio il Cervim ad elaborare la definizione scientifica di “viticoltura eroica” recepita dalle norme nazionali.

Eppure, nell’amministrazione che ne detiene il controllo, la tutela di questi vigneti è ferma al palo. Nessun elenco ufficiale è stato mai pubblicato. La procedura amministrativa non ha finora trovato compimento. È la contraddizione simbolo di un Paese che celebra le sue sentinelle del paesaggio e i suoi agricoltori baluardo contro il dissesto idrogeologico. Per poi abbandonarli nel labirinto della burocrazia.

Sei anni di attesa alla prova dei decreti

Per ricostruire le origini dell’incaglio occorre riavvolgere il nastro fino al 2016, anno di approvazione dell’articolo 7 della legge 238, il Testo Unico della Vite e del Vino. La norma prevedeva interventi specifici per salvaguardare, recuperare e mantenere i vigneti eroici e storici. Fissando al gennaio 2018 il termine per l’emanazione dei decreti attuativi.

Quel provvedimento interministeriale, contrassegnato dal numero 6899, è arrivato invece soltanto il 30 giugno 2020. Accumulando due anni e mezzo di ritardo prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il decreto ha assegnato alle amministrazioni regionali la gestione delle domande di riconoscimento, le istruttorie, i controlli e la pubblicazione dei registri territoriali.

Non avendo fissato una scadenza perentoria per l’istituzione di tali elenchi, la norma ha finito per spaccare l’Italia a macchia di leopardo. Lasciando spazio a vistosi ritardi e difformità gestionali.

Un’Italia a diverse velocità tra virtuosi e ritardi

L’analisi degli atti regionali compiuta da Winemag restituisce la fotografia di un Paese procedimentalmente diviso. Tra i primi a muoversi figurano il Lazio, che ha istituito il registro all’inizio del 2021, iscrivendo i primi vigneti nell’estate dello stesso anno, e l’Emilia-Romagna, che ha approvato le proprie disposizioni nell’agosto 2021. Giungendo al primo elenco nel febbraio successivo e mantenendolo aggiornato nel tempo.

L’unico vero modello compiuto a livello nazionale è rappresentato dalla Liguria. Attraverso una legge regionale del 2022 e un’immediata delibera attuativa nel 2023, l’amministrazione ligure ha reso operativo il sistema su basi strutturate. Accoglie le istanze dei produttori in tre distinte finestre annuali. Aggiorna i decreti ufficiali. E agevola le richieste attraverso una ricognizione preliminare delle particelle idonee.

All’estremo opposto si colloca il caso del Veneto. Qui l’elenco è stato istituito con delibera soltanto nell’aprile 2026, a quasi sei anni dall’adozione del decreto ministeriale. Questo stallo ha generato ripercussioni concrete anche sulla programmazione dei finanziamenti. Nella campagna di ristrutturazione dei vigneti 2024/2025, la Regione si è trovata costretta a congelare la riserva del 20% del plafond destinata alla viticoltura eroica, pur consentendo ai produttori di accedere ai sostegni ordinari.

Nel panorama dei provvedimenti più recenti rientra la Puglia, che ha approvato il primo elenco nel giugno 2026 per le domande presentate a fine 2025. E il Friuli Venezia Giulia, che ha definito la propria procedura nel corso del 2025 rendendo visibile il registro all’inizio del 2026.

La fascia dell’incertezza e le Regioni ancora al palo

Tra le realtà virtuose e quelle che hanno appena concluso le procedure si colloca una vasta area intermedia. In Lombardia e Sardegna risultano pubblicati gli elenchi delle superfici riconosciute. In regioni come Piemonte, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania e Umbria sono state approvate negli ultimi anni le delibere attuative e le procedure di riconoscimento. Senza tuttavia che sia stato ancora reso consultabile un registro pubblico cumulativo e aggiornato.

Accanto alla Valle d’Aosta, il percorso risulta privo di qualsiasi pubblicazione o conclusione formale anche in Basilicata, Calabria, Molise e Sicilia. Quest’ultima prevede comunque misure di sostegno volte a contemplare la categoria, sulla base della definizione nazionale. Identica situazione di stallo si registra infine nei territori delle Province Autonome di Trento e Bolzano.

Criteri d’accesso e responsabilità delle istituzioni

Dal punto di vista tecnico, il decreto ministeriale subordina l’accesso alla qualifica di vigneto eroico al possesso di almeno uno tra quattro requisiti alternativi: una pendenza del terreno superiore al 30%; un’altitudine media superiore a 500 metri sul livello del mare; la presenza di coltivazioni su terrazze e gradoni; oppure la localizzazione nelle piccole isole.

La presenza dei terrazzamenti consente di ottenere il riconoscimento prescindendo dalla soglia di pendenza. Una facoltà già racchiusa nella cornice nazionale, ma spesso fonte di incomprensioni e dibattiti tra i vignaioli. In questo contesto, la ripartizione dei compiti assegna allo Stato la cornice normativa e alle Regioni la gestione amministrativa dei controlli.

Tutela istituzionale dei vigneti eroici: impossibile stilare un bilancio

Tale distinzione, tuttavia, non azzera il ruolo di impulso che spetterebbe ai soggetti di rappresentanza. Per un ente come il Cervim, organismo simbolo della viticoltura montana e legato a doppio filo alla Regione Valle d’Aosta, si pone una precisa responsabilità morale e politica. Pur privo di poteri amministrativi diretti, il Centro potrebbe esercitare un’azione di sollecito nei confronti delle amministrazioni territoriali. Pretendendo la trasparenza dei dati e promuovendo l’omogeneità dei registri.

A sei anni dal decreto attuativo, il bilancio della tutela istituzionale della viticoltura eroica resta di fatto incompiuto. Mancano ancora le informazioni essenziali per misurare l’efficacia concreta della misura. Quante domande sono state presentate e quante accolte sul territorio nazionale? A quanto ammontano gli ettari riconosciuti? Quali controlli vengono periodicamente svolti?

Senza un monitoraggio centrale incisivo guidato dal Ministero dell’Agricoltura e in assenza di un rendiconto trasparente da parte delle Regioni, il valore tangibile del lavoro dei vignaioli rischia di rimanere confinato nell’alveo degli annunci. Il tutto mentre lo spettro di eventuali finanziamenti pubblici per l’estirpo potrebbe contribuire a dare la mazzata finale alla stessa viticoltura eroica.

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