Nuova legge contro le frodi alimentari, Città del Vino: «Più tutele per il comparto vitivinicolo» Falso Zibibbo di Pantelleria scoperta frode internazionale

Nuova legge contro le frodi alimentari, Città del Vino: «Più tutele per il comparto vitivinicolo»

IN BREVE
  • L’Associazione Nazionale Città del Vino approva la Circolare informativa sulla Legge 21 aprile 2026 n. 75 per la tutela del patrimonio agroalimentare.
  • Il presidente Angelo Radica sottolinea il rafforzamento delle misure contro frodi e contraffazioni nel settore vitivinicolo.
  • La legge amplia le verifiche sulla comunicazione commerciale, includendo pratiche ingannevoli e strumenti digitali.
  • Entrano nel Codice Penale nuovi reati di frode alimentare, con impatti su contributi pubblici e fondi europei.
  • Si segnalano difficoltà per le piccole aziende nell’adeguamento alle nuove etichette digitali richieste dall’Unione Europea.

L’Associazione Nazionale Città del Vino accoglie positivamente la pubblicazione della Circolare informativa relativa alla Legge 21 aprile 2026 n. 75 sulla tutela del patrimonio agroalimentare. La circolare è stata pubblicata il 14 maggio e introduce novità operative per il settore vitivinicolo. In particolare alla lotta contro contraffazioni e comunicazioni ingannevoli.

A commentare il provvedimento è il presidente dell’associazione, Angelo Radica, secondo cui la norma rappresenta un rafforzamento degli strumenti di tutela del vino italiano e delle denominazioni territoriali. «La norma prevede sia l’aumento delle sanzioni contro le contraffazioni e soprattutto un maggiore controllo a quanto riportato nelle etichette, diffuso nelle attività di comunicazione e marketing», dichiara Radica.

TUTELA DEL PATRIMONIO AGROALIMENTARE

Secondo Città del Vino, il vino viene riconosciuto sempre più come patrimonio economico, territoriale e reputazionale nazionale. La legge amplia infatti il perimetro delle verifiche includendo non soltanto le frodi materiali, ma anche tutte quelle pratiche capaci di compromettere la credibilità delle denominazioni e la fiducia dei consumatori.

Tra gli aspetti evidenziati dalla nuova normativa figurano i cosiddetti “segni mendaci”, con riferimento anche a strumenti di comunicazione digitale e promozione online. Nel dettaglio, la legge prende in considerazione marketplace, siti internet, social network, immagini evocative, richiami territoriali, packaging e naming commerciale.

«La legge introduce infatti nuove fattispecie relative alla frode alimentare e ai cosiddetti “segni mendaci”, attribuendo rilevanza anche a: comunicazione digitale; marketplace; siti internet; social network; immagini evocative; richiami territoriali; packaging e naming commerciale», sottolinea Radica.

SANZIONI E RISCHI PER LE IMPRESE

Tra le principali novità viene segnalato l’inserimento del riferimento al “patrimonio agroalimentare” nel Codice Penale. Inoltre l’introduzione del reato di “frode alimentare” applicato anche alla comunicazione commerciale del vino. Le conseguenze per le imprese possono riguardare anche l’accesso a contributi pubblici, fondi europei, autorizzazioni e attività imprenditoriali.

«Nello specifico un notevole passo avanti viene fatto con l’inserimento del riferimento al “patrimonio agroalimentare” nel Codice Penale,. L’introduzione del reato di “frode alimentare” riferita anche alla comunicazione commerciale del vino che può comportare anche l’esclusione da contributi pubblici, fondi UE, autorizzazioni e attività imprenditoriali», afferma il presidente di Città del Vino.

ETICHETTE DIGITALI E COSTI PER LE PICCOLE AZIENDE

L’associazione richiama inoltre l’attenzione sulle difficoltà legate all’introduzione delle nuove etichette digitali previste dall’Unione Europea. In particolare, le piccole aziende vitivinicole devono sostenere costi per piattaforme software, gestione delle e-label e aggiornamento dei QR code associati alle referenze.

«Per le piccole aziende, l’investimento per la creazione, gestione e stampa delle nuove etichette, oltre alle piattaforme software per l’e-label, rappresenta un peso economico significativo». Osserva Radica.

La preoccupazione riguarda anche la chiarezza delle informazioni accessibili tramite QR code. Secondo quanto evidenziato dall’associazione, l’Unione Europea ritiene insufficiente la semplice presenza del codice in etichetta senza indicazioni chiare sui contenuti consultabili dal consumatore.

«Siamo preoccupati perché secondo l’Ue la semplice presenza su un’etichetta di un QR code non identificato non è sufficiente. In tutti i casi, i consumatori devono essere in grado di capire che tipo di informazioni possono essere trovate “dietro” i codici QR o altri mezzi elettronici», conclude Radica.

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