Il futuro della Doc tra cambiamento climatico, viticoltura di quota e sostenibilità, in un convegno andato in scena al Forum Fondazione Bertarelli
Il Consorzio Montecucco ha celebrato i 25 anni dalla nascita con il convegno intitolato «25 anni di Consorzio Montecucco: radici profonde, sostenibilità e sguardo al futuro». L’evento si è svolto presso il Forum Fondazione Bertarelli, nel cuore della zona di produzione, in provincia di Grosseto. Al centro, la riflessione su un quarto di secolo di attività e sulle nuove sfide di un territorio che ha fatto della viticoltura biologica e dell’enoturismo due capisaldi.
Il presidente del Consorzio, Giovan Battista Basile, ha aperto i lavori sottolineando la necessità di scelte strategiche in risposta al cambiamento climatico. «L’innalzamento delle temperature – ha spiegato – ci impone di guardare alle aree più alte del Monte Amiata». Il Consorzio ha già avviato l’iter per una modifica del disciplinare in tal senso.
LE ORIGINI DELLA DOC MONTECUCCO
Leonardo Salustri, tra i fondatori della DOC Montecucco, ha ripercorso gli inizi del percorso che portò al riconoscimento della denominazione nel 1998. Un gruppo ristretto di viticoltori, con il sostegno del professor Giancarlo Scalabrelli dell’Università di Pisa, diede vita a un progetto pionieristico, culminato nella nascita del vigneto sperimentale dell’azienda Salustri: oltre 400 biotipi di Sangiovese e varietà autoctone ancora oggi fondamentali per la ricerca genetica.
Salustri ha ricordato anche l’introduzione del Vermentino nel disciplinare, quando l’areale maremmano era ancora poco identificato con questa varietà: «Una scommessa che ha dato frutti. Il Vermentino della provincia di Grosseto è nato sulle nostre colline».
Stefano Alessandri, presidente del Consorzio dal 2000 al 2006, ha ricostruito la storia della nascita dell’organismo di tutela, ufficializzato con 22 soci fondatori. La sede, oggi nel borgo di Poggi del Sasso, fu ottenuta nel 2005 con il supporto di Claudio Tipa. Durante la sua presidenza arrivarono traguardi decisivi come la DOCG Montecucco Sangiovese (2011) e l’incarico erga omnes (2015). «Abbiamo lavorato per creare qualcosa che potesse durare nel tempo», ha commentato Alessandri.
IL SANGIOVESE DEL MONTECUCCO TRA RICERCA SCIENTIFICA E VITICOLTURA DI QUALITÀ
Uno degli elementi distintivi del Montecucco è l’alleanza tra ricerca e territorio. Giuliano Guerrini, agronomo di ColleMassari, ha ricordato come sin dagli anni ’90 la denominazione si sia fondata su uno studio approfondito dei biotipi autoctoni, grazie anche alla sinergia con Scalabrelli. La selezione Poggi del Sasso, da viti franche di piede e centenarie, ha permesso di individuare cloni di Sangiovese adatti a esprimere l’identità dell’area amiatina.
Claudio D’Onofrio, docente dell’Università di Pisa, ha presentato i dati più recenti sull’impatto del cambiamento climatico, sostenendo la necessità di estendere la produzione verso le altitudini maggiori. «Questa strategia è fondamentale per mantenere la qualità distintiva del Sangiovese del Montecucco», ha dichiarato.
IL FUTURO DEL MONTECUCCO PASSA DALLA SOSTENIBILITÀ
Il convegno ha dato spazio anche ai progetti di sostenibilità in corso. Tommaso Furzi (Spevis) ha illustrato le evoluzioni della viticoltura biologica, mentre Patrizia Chiari (Tenuta l’Impostino) ha parlato del progetto Biopass, sviluppato con Agronomi SATA e istituzioni scientifiche come l’Università di Milano e la Fondazione Edmund Mach. Biopass misura l’equilibrio dei vigneti e l’impatto ambientale attraverso dati certificati e tracciabili.
A portare la voce dei nuovi investitori in quota è stato Silvio Mendini (Podere Montale), impegnato nella viticoltura sulle pendici dell’Amiata. In chiusura, Francesco Benedetti (ColleMassari), presidente del Biodistretto del Montecucco, ha parlato del distretto biologico come modello di coesione sociale: «Non è solo un marchio, ma un patto tra aziende, istituzioni e cittadini per costruire un futuro condiviso».
Consorzio Montecucco 25 anni https://www.consorziomontecucco.it/






