Cantina Santa Maria di Latina: una promessa per i vini laziali

LATINA – Piedi ben saldi a terra, idee chiare che trasformano in emozione il suo sguardo, parlando di storia e progetti futuri. Questo è Emanuele Fantinato, Direttore Generale della Cantina Santa Maria di Latina.

Ci troviamo a Borgo Santa Maria, frazione del Comune di Latina, nel basso Lazio. Fino agli anni cinquanta, il centro del borgo era chiamato “Gnif Gnaf”, onomatopea derivata dal rumore degli stivali nel fango, di cui la “Terra Redenta” dell’Agro Pontino era piena, vista la presenza di vaste paludi. Con la costruzione della chiesa, dedicata a Santa Maria, il borgo prese l’attuale nome.

Maturità aziendale, un’annata promettente, un investimento tecnologico importante, prezzi accessibili dei vini proposti per il valore potenziale che esprimono, fanno si che la Cantina Santa Maria, rinata con la nuova organizzazione solo due anni fa, possa diventare ben presto una realtà importante nel Lazio.

LA STORIA DELLA CANTINA
Prima cantina del Comune di Latina nasce nel lontano 1960 da un gruppo di viticoltori della zona con l’intento di favorire il progresso dell’agricoltura locale. La stessa si amplia fino al 1990 quando venne approvato un piano di miglioramento sia dei vigneti che tecnologico in cantina.

Il 2 Agosto 2016, Gianluca Mambrin, Alfredo Palombo, Dalilo e Matteo Zeoli, assieme ad Emanuele Fantinato, rivoluzionano la cooperativa fondando la società Santa Maria Srl, ponendo l’accento su una produzione qualitativa, selezionando e formando i coltivatori della zona nella cura e raccolta delle uve, valorizzando ciò che il terreno riesce a dare, esaltandone le caratteristiche.

Emanuele ha 41 anni e da venti è all’interno dell’Azienda, anche se la sua avventura è iniziata molto prima, quando già da bambino saliva assieme al padre sul trattore per dare una mano nelle vigne di proprietà. Insieme agli altri quattro soci viticoltori, hanno deciso di investire su questo progetto per ricercare e valorizzare  le proprie radici territoriali, condividendo il rapporto viscerale che li lega con la terra di Borgo Santa Maria.

LA CANTINA “OGGI”
“La trattativa con il cavatappi”, cosi definisce il percorso visitativo-degustativo dell’azienda, “perché la persona che vuole conoscerci oggi, ci conoscerà direttamente dal prodotto che stiamo creando, trovando all’interno tutte le risposte”, spiega Emanuele mentre camminiamo tra le cisterne in acciaio inox a temperatura controllata, dove degustiamo i frutti, ancora non filtrati, del loro lavoro che a breve verrà imbottigliato e commercializzato.

La struttura in cemento ha una capienza potenziale di 170.000 quintali, attualmente viene sfruttata per il 10% , questo per consentire un accurata ricerca ed un corretto taglio per le due linee produttive, una per la ristorazione, dall’elegante etichetta nera che comprende i prodotti Macchia Grande, Quadrato, Strada del Passo e il metodo Martinotti Santa Maria ed una per la Gdo.

Un layout che richiama l’area geografica del vigneto nativo, impreziosita da colori futuristici classici delle opere del XX Secolo, comprendente i vinificati in bianco come l’Astura, il Barabino, lo GnifGnaf ed il Valdoro e i rossi Terra Redenta, Piano Rosso e Cerreto.

Ottanta ettari di terra vitati, che si estendono dai piedi delle colline fino al mare, passando da trame di tufo a nord-est, per arrivare alla terra rossa, creta e sabbia a sud-ovest. Il tutto baciato dal Ponentino, tipico vento lieve occidentale che accarezza e coccola le vigne nel pomeriggio.

La Cantina Santa Maria si affida a diciotto conferitori della zona, di cui sette storici, con un età media dei vigneti di circa trent’anni, passando da coltivazioni giovani di tre anni fino a quelle di sessanta anni, il tutto seguito attentamente da tre enologi.

Terminiamo la visita nella Cantina Storica, un ambiente attualmente non utilizzato ma che rientra nei progetti futuri di valorizzazione, dove, già nel 1960, si producevano i primi vini a fermentazione controllata, al cui interno vi sono anche importanti botti in legno che regaleranno nelle prossime produzioni morbidezza ed eleganza.

LA DEGUSTAZIONE
Barabino IGP : E’ il vino storico della cantina, ampiamente conosciuto a livello locale. 11% gradi per l’annata 2016, nata dall’unione di Malvasia e Bellone. Giallo paglierino con riflessi verdognoli, sentori di agrumi, pesca e miele. Dalla beva leggera, equilibrata e fresca, perfetto in abbinamento con formaggi freschi locali.

Cerreto IGP : Annata 2016, Merlot in purezza, 11%, coltivato su terreni profondi ed argillosi. Rosso rubino intenso, sentori delicati di ciliegia, fragola matura. In bocca riempie il palato, con tannini morbidi e una leggera sapidità nel finale- Lo consigliamo, vista la moderata gradazione alcoolica , come aperitivo per una piacevole cena a base di carne.

Valdoro IGP : 2016, 11% per questa unione di Bellone e Trebbiano. Giallo paglierino, naso delicato, sentori di pompelmo, mandarino, pietra focaia. Al gusto è morbido, sapido, regalando note retronasali di fieno e mela gialla. Piacevole se abbinato con delle tagliatelle burro e salvia o delle preparazioni di pollame al forno.

Santa Maria IGP : Metodo Martinotti da uve Bellone, fermentazione a temperatura controllata e rifermentazione Charmat nella primavera successiva alla vendemmia. 11,5% Gradi, brut il dosaggio zuccherino colora il calice giallo paglierino con un elegante perlage fino e persistente. I richiami caratteristici del Bellone, come pompelmo, e pesca bianca, si uniscono alla crosta di pane appena sfornato. Piacevole equilibrio in bocca, morbido e persistente, valido sia come aperitivo ma anche come tutto pasto.

Strada del Passo IGP : Ritroviamo il Bellone, vitigno autoctono della zona, questa volta in versione ferma  per l’etichetta nera da Ristorazione. Annata 2016, 12,5% gradi, giallo paglierino intenso con riflessi dorati. Naso ricco di richiami fruttati, pompelmo, pesca Bianca, frutti esotici, agrumi e foglie di limoncello. In bocca è pieno, morbido, equilibrato, dalla mineralità importante ma mai invadente. Un vino che non disdegna di essere dimenticato qualche tempo in cantina. L’abbinamento con cruditè di pesce è un matrimonio obbligato.

Terra Redenda IGP : Taglio Bordolese di Merlot dai tannini dolci e dalla spiccata morbidezza e Cabernet Sauvignon, che regala corpo e struttura. 13% gradi per questo 2016. Rosso rubino intenso il calice che rivela sentori di ribes, mirtillo, violetta, bouquet di fiori e nel finale una nota balsamica di mentuccia selvatica. In bocca è pieno, ben strutturato, fresco. Ottimo con formaggi di gran stagionatura  o carni grigliate.

Dello stesso autore

Altri articoli dalla stessa categoria

Leave a Comment