IN BREVE
- Dieci anni dopo la vendemmia, ci si interroga sui Bordeaux 2016 in una masterclass a Wine Paris 2026.
- L’annata 2016 di Bordeaux è stata caratterizzata da un inverno piovoso e da un’estate secca, che ha riequilibrato il profilo aromatico dei vini.
- I vini Bordeaux 2016 mostrano freschezza, struttura classica e tessitura armoniosa, dopo dieci anni di invecchiamento.
- Secondo Derenoncourt Vignerons Consultants, il futuro di Bordeaux passa dalla riduzione della concentrazione e da affinamento più delicato.
- Con il cambiamento climatico, il focus dei viticoltori è sulla resilienza delle piante e sull’equilibrio tra alcol, acidità e tannini.
A dieci anni dalla vendemmia, Bordeaux torna a interrogarsi su una delle annate più celebrate dell’ultimo decennio. La masterclass di Wine Paris 2026 “Bordeaux: ten years later, what has become of the promises of the 2016 vintage?” ha messo al centro sei grandi Bordeaux 2016, riletti alla luce dell’evoluzione in bottiglia. Un tuffo nel passato ma anche nel futuro di una regione vinicola che – come tante, a livello internazionale – sta fronteggiando la crisi dei consumi di vino.
A guidare l’incontro Bastien Debono, Head Sommelier dello stellato francese Maison Bleue Yoann Conte, e Julien Lavenu, partner consultant di Derenoncourt Vignerons Consultants, team internazionale con radici bordolesi con oltre 25 anni di esperienza sul campo. L’obiettivo: capire cosa resta oggi delle promesse dei Bordeaux 2016. Un’ annata considerata da subito tra le più complete e classiche degli ultimi anni.
ANNATA 2016: INVERNO PIOVOSO, ESTATE CALDA MA EQUILIBRATA
«L’inverno è stato molto fresco e la primavera altrettanto fresca, mentre l’estate è stata molto secca e molto calda, ma questo ha riequilibrato la situazione», ha spiegato Julien Lavenu. Tra gennaio e febbraio è caduta circa metà della pioggia che normalmente si registra in un anno intero. I suoli, all’inizio del germogliamento, erano quindi saturi d’acqua. Una riserva fondamentale per affrontare un’estate asciutta senza stress eccessivi, a patto di avere apparati radicali profondi e capaci di sfruttare quell’umidità.
Il caldo non ha compromesso la qualità aromatica. «Non si sono “bruciati” gli aromi», ha sottolineato Lavenu, ricordando come le forti escursioni termiche di agosto – temperature molto alte seguite da fasi più fresche – abbiano preservato freschezza e definizione.
La 2016 si è distinta per pH molto bassi e quindi per una bella acidità naturale. «È un’annata con un potenziale aromatico molto ampio – ha sottolineato ancora Julien Lavenu – e una struttura in bocca molto classica, ben equilibrata, profonda e fresca». Una vendemmia calda, ma non eccessiva. Zuccheri sotto controllo, maturazioni complete. E una tessitura che, oggi, dopo dieci anni, mostra precisione e armonia nei sei Bordeaux 2016 degustati a Wine Paris 2026.
CLOS FOURTET 2016 – SAINT-ÉMILION 1ER GRAND CRU CLASSÉ
Famille Philippe Cuvelier. Assemblaggio: 90% Merlot, 8% Cabernet Sauvignon, 2% Cabernet Franc. Espressione del grande plateau calcareo di Saint-Émilion su fossili marini (astéries). Affinamento in cave sotterranee. Naso di frutti blu e lavanda, bocca polposa e setosa, finale salino su una netta impronta calcarea.
CHÂTEAU LA GAFFELIÈRE 2016 – SAINT-ÉMILION 1ER GRAND CRU CLASSÉ
Famille de Malet Roquefort. Assemblaggio: 70% Merlot, 30% Cabernet Franc. Incremento della quota di Cabernet Franc per avvicinarsi all’equilibrio storico degli anni ’40 e ’50. Complementarità delle esposizioni collinari. Naso aristocratico di vegetale nobile, bocca cesellata e verticale.
CHÂTEAU SMITH HAUT LAFITTE 2016 – PESSAC-LÉOGNAN GRAND CRU CLASSÉ
Famille Cathiard. Assemblaggio: 65% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 4% Cabernet Franc, 1% Petit Verdot. Cabernet Sauvignon provenienti dalle graves di Günz, Merlot su suoli argillo-calcarei. Tonnellierie interna. Naso complesso e profondo. Bocca che unisce potenza, profondità e sensualità.
CHÂTEAU POUJEAUX 2016 – MOULIS-EN-MÉDOC
Famille Philippe Cuvelier. Assemblaggio: 55% Cabernet Sauvignon, 35% Merlot, 5% Petit Verdot, 5% Cabernet Franc. Cuore del vigneto sul plateau di Poujeaux, patrimonio esemplare di vecchie vigne. Naso scuro e fresco, bocca “classica”, dinamica e slanciata.
CHÂTEAU LARRIVET HAUT-BRION 2016 – PESSAC-LÉOGNAN
Famille Gervoson. Assemblaggio: 62% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 8% Cabernet Franc. Vinificazione con presenza di raspo e diversità degli élevage. Naso luminoso con sfumature orientali. Bocca verticale e slanciata, sul frutto.
CHÂTEAU LARCIS DUCASSE 2016 – SAINT-ÉMILION 1ER GRAND CRU CLASSÉ
Famille Gratiot-Attmane. Assemblaggio: prevalenza di Merlot con significativa presenza di Cabernet Franc. Vigneti sul versante sud del plateau calcareo di Saint-Émilion, tra calcare ricco di fossili e argille rosse. Profumo di frutto scuro e spezie fini. Bocca densa e verticale, tannini scolpiti. Finale lungo e sapido di impronta calcarea.
IL FUTURO DI BORDEAUX SECONDO JULIEN LAVENU
Guardando avanti, la formula chiave è ridurre la concentrazione. «Non abbiamo più bisogno di concentrazione, ma di meno», conferma Julien Lavenu a Winemag. Con maturità fenoliche sempre più elevate, non è più necessario portare l’estrazione all’estremo. I vini di Bordeaux guardano a un futuro con meno giorni di macerazione ed estrazioni più delicate: solo ciò che serve per l’equilibrio.
Anche l’affinamento evolve. «Meno legno nuovo, botti di dimensioni diverse – continua l’esponente di Derenoncourt Vignerons – utilizzo più ampio di cemento o contenitori alternativi. Non tutto il vino deve necessariamente passare in barrique».
E in vigna? «Anche qui cambia l’approccio. Se vent’anni fa si defogliava molto e si praticavano diradamenti per concentrare – risponde Lavenu – oggi si tende a proteggere i grappoli dal sole e dagli eccessi. In alcuni casi si riduce la densità d’impianto: troppe piante per ettaro aumentano la competizione e quindi la concentrazione. Oggi l’obiettivo è l’equilibrio».
IL FUTURO DI BORDEAUX SECONDO Derenoncourt Vignerons: PAROLA D’ORDINE “EQUILIBRIO”
«Fondamentale – sintetizza Julien Lavenu – è mantenere luminosità ed equilibrio tra alcol, acidità, frutto e tannino. E lavorare parcella per parcella, anno per anno. Non dobbiamo dimenticare però che ogni anno è diverso. Con eventi climatici sempre più estremi, come gelate, piogge concentrate in pochi giorni ed estati molto calde, diventa centrale rafforzare la resilienza della pianta e preservare freschezza e precisione».
Un futuro non poi così diverso e lontano da quanto (e come) appaiono oggi i vini Bordeaux 2016. Nel segno di una profondità senza eccessi. Di un’ acidità integra. Di una struttura definita. Un’annata che oggi parla più di equilibrio che di potenza. L’ennesima dimostrazione che il futuro, in viticoltura come nella vita, si costruisce ieri. Non domani.






