Blitz a Terre d’Oltrepò per presunto vino adulterato. Giorgi: «Chiariremo tutto»

Le parole a caldo del presidente

Risponde con un tono tranquillo al cellulare Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò: «Mi sto confrontando con il legale, tra un paio d’ore arriva il nostro commento». Parole che chiariranno meglio, forse, i contorni dell’ennesima operazione contro del presunto vino adulterato in Oltrepò pavese.

Questa volta sono 6 gli indagati dalla Procura di Pavia, tra imprenditori e professionisti del settore vitivinicolo. Il blitz si è svolto nelle scorse ore nelle strutture di Terre d’Oltrepò a Broni, Stradella, Santa Maria della Versa e Casteggio, tutti comuni della provincia di Pavia dove opera la cooperativa guidata da Giorgi.

La perquisizione è avvenuta su disposizione di Paolo Mazza, sostituto procuratore di Pavia, che ha messo in moto un’imponente numero di militari: dai carabinieri del gruppo Forestale di Pavia a quelli della compagnia di Stradella, passando dall’elicottero del Secondo Nucleo Carabinieri di Orio al Serio (Bergamo) e per gli uomini dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) della Lombardia.

L’inchiesta scaturisce da un esposto presentato alla Procura da un’azienda del settore della grande distribuzione. Nel mirino, dunque, un vino destinato agli scaffali del supermercato.

In seguito ai risultati di analisi abitualmente eseguite a campione da Unione Italiana Vini su un lotto di bottiglie acquistate dall’insegna Gdo presso la società oltrepadana, è stata evidenziata la presenza di una sostanza adulterante, la “diglicerina ciclica“.

Come spiegano alcuni esperti, «la rilevazione di composti, non essendo presenti nella glicerina naturalmente prodotta durante la fermentazione alcolica, viene utilizzata come indice per la conferma di un’aggiunta illegale di glicerolo industriale nel vino». Il prodotto è stato quindi immediatamente ritirato dalla vendita.

L’indagine della Procura d Pavia è finalizzata «a ricercare eventuali quantitativi di vino del medesimo lotto analizzato nonché ad accertare l’eventuale presenza della citata sostanza adulterante mediante prelievi e campionamenti che saranno successivamente oggetto di accurate analisi di laboratorio».

AGGIORNAMENTO: IL COMMENTO DELLA CANTINA
«In merito alle operazioni delle forze dell’ordine in data odierna – recita la nota stampa della cantina – la cantina Terre d’Oltrepò evidenzia che la società è al centro dell’ennesimo accertamento che si sta svolgendo con grande dispiegamento di forze presso i siti di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa».

Per fare chiarezza si riferisce ad un fatto riscontrato lo scorso anno, non dipendente dalla cantina e dai soci e su cui la cantina stessa si era già attivata con i propri professionisti e tecnici, con l’ausilio di laboratori terzi, per garantire la necessaria trasparenza in merito.

La cantina spiega che «opera nel pieno del rispetto della legalità e non ha mai proceduto all’utilizzo di sostanze vietate nei propri vini». «Terre d’Oltrepò – si legge infine sulla nota della cantina – è certa di poter fornire ogni necessario chiarimento a tutela dell’immagine e del nome della cantina stessa, dei propri soci e dell’intero territorio».

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