Ho cenato con due annate di Ben Ryé Donnafugata senza abbinarle al dolce passito di pantelleria 2013 2017 sicilia en primeur 2026 josè rallo

Ho cenato con due annate di Ben Ryé Donnafugata senza abbinarle al dolce

L’ultima visita a Pantelleria insegna che Ben Ryé non è (solo) un vino da relegare al finale. È un passito, certo. È uno dei vini dolci italiani più riconosciuti al mondo, certo. Ma fermarsi lì significa ridurre a categoria ciò che nasce da un’isola, da un vento e da una fatica agricola che non hanno nulla di decorativo.

La prova è arrivata a tavola, al ristorante La Nicchia di ScauriDispensa Pantesca, durante una cena con la stampa internazionale invitata a Sicilia en Primeur 2026. Un contesto informale, ma molto più utile di tante degustazioni in batteria. Nel bicchiere due annate di Ben Ryé Donnafugata, 2013 e 2017 Edizione Limitata. Nel piatto non dessert, ma cucina pantesca. Sapida, vegetale, mediterranea.

Al tavolo anche José Rallo, amministratrice delegata della cantina siciliana approdata a Pantelleria nel 1989. Ben Ryé ha smesso di essere “vino da dolce” sin da subito. È diventato un vino da conversazione. E ancor più da sale, da capperi. Da acciuga. Da pomodoro, da melanzana. Da caponata pantesca. E solo in ultimo “da dessert”, col gran finale che ha visto protagonista il dolce per eccellenza dell’isola: il Bacio pantesco.

BEN RYÉ 2013 E 2017, DUE ANNATE DI PASSITO DI PANTELLERIA A TAVOLA

Il Ben Ryé 2017 Edizione Limitata era una delle 3.717 bottiglie numerate con cui Donnafugata ha voluto raccontare il potenziale evolutivo del suo Passito di Pantelleria Doc. Zibibbo, naturalmente. Appassimento. Tempo. Attesa. Un affinamento in vasca per 4 mesi e poi di oltre 6 anni in bottiglia, con zuccheri residui pari a 196 g/l e una longevità di almeno due decenni.

Albicocca, pesca gialla, scorza d’arancia candita, uva passa. E ancora: fichi, datteri, carruba, miele di castagno, erbe mediterranee. Ma soprattutto una spalla acida capace di rimettere in asse la dolcezza. È in questi dettagli che Ben Ryé smette di essere solo “dolce” e diventa un vino gastronomico. Un passo e un aspetto diverso per il 2013, servito accanto. Più ambra scura, più distensione. Più trama. Più profondità. Dolcezza presente, ma non preponderante.

Anzi, quasi attenuata da un bouquet ampio e avvolgente, su intense note fresco-balsamiche, di macchia mediterranea. Le stesse che si possono ammirare – con gli occhi e col naso – lungo il “Cammino di Khamma“, suggestivo itinerario naturalistico ideato da Donnafugata, a pochi metri dalla cantina, nell’omonima contrada pantesca. Un registro più maturo, quello di Ben Ryé 2013. Più quieto, meno frontale. E, proprio per questo, ancora più adatto a piatti “secchi”.

NON SOLO DOLCE: IL PASSITO DI PANTELLERIA CON CAPPERI, ACCIUGHE E MELANZANE

Il primo abbinamento ha tolto subito uno dei passiti simbolo di Pantelleria dal perimetro ristretto della pasticceria. Crostini con paté di capperi, formaggio fresco e acciuga. Sale, grasso, acidità, intensità aromatica. Il Ben Ryé 2017 ha risposto con una precisione inattesa: non ha coperto il piatto, non lo ha addolcito. Non lo ha addomesticato. Ha lavorato per contrasto. Portando frutto, agrume. Persistenza.

Stesso registro con i piatti a seguire. Alici con panatura aromatica, erbe, insalata. Una preparazione asciutta, croccante. Con quella quota amaricante che spesso manda in crisi i vini più lineari e meno densi. Qui, Ben Ryé – sia 2017 che 2013 – ha trovato spazio nel matrimonio con la sua parte più agrumata ed aromatica. La dolcezza? Si è tramutata da baricentro del vino componenti del suo volume.

Con la caponata pantesca, il 2013 ha avuto il passo migliore. Le note evolute, la materia più scura, la persistenza lunga hanno intercettato la parte vegetale e caramellata del piatto. Non un abbinamento da manuale. Ma un abbinamento da isola autentica, dal piatto al calice. Forse per questo ancor più convincente.

JOSÉ RALLO AL TAVOLO E IL RACCONTO DI BEN RYÉ

José Rallo era seduta al tavolo. Non come presenza istituzionale, ma come voce dentro il racconto dell’isola. Ben Ryé, del resto, è un vino che Donnafugata lega da sempre a Pantelleria e al suo vento. Il nome, dall’arabo, rimanda al “Figlio del vento”. Perché sull’isola il vento soffia tra i grappoli e diventa parte della sostanza stessa del vino.

«Stiamo cercando di raccontare sempre più spesso questo abbinamento dolce-salato tra Ben Ryé e alcune pietanze molto sapide, molto salate – ha spiegato Rallo – come possono essere l’acciuga o un paté di capperi: prodotti che si trovano anche facilmente. Stiamo cercando di formare i nostri agenti in Italia e la forza vendita dei nostri importatori all’estero, in questa direzione. Abbiamo l’opportunità di spiegare abbinamenti assolutamente innovativi, non previsti, sorprendenti. Oggi, per chi è appassionato di vino, l’idea di provare qualcosa di nuovo è sicuramente un valore»

Parole che spiegano meglio di una scheda tecnica le nuove frontiere del Ben Ryé, passito che aspira a fuggire dal recinto dell’abbinamento col dessert. Pantelleria, del resto, non è un’isola dolce. È un’isola aspra, ventosa. Salina, minerale. Vulcanica. Lo Zibibbo appassito porta zucchero, eppure vini come questo vivono sulla tensione. La stessa tensione che, a cena, ha retto piatti che molti avrebbero affidato a un bianco secco, a un rosato. O addirittura a un rosso.

Il Ristorante la nicchia – DISPENSA PANTESCA: CUCINA di pantelleria E VINO FUORI DAGLI SCHEMI

La Nicchia – Dispensa Pantesca ha fatto da cornice e protagonista. Non un ristorante usato come sfondo, ma un luogo coerente con il vino protagonista della serata. Su un cartello, in sala, una scritta che è un manifesto: “Capperi, paté, marmellate, vini e passiti. Pasta, olio“. Poche parole. Abbastanza per capire che qui il racconto dell’isola passa dalla “dispensa”, prima ancora che dalla “cucina”.

Quella stessa “dispensa” che, in casa, è angolo di memorie di profumi e di sapori. Capace, a Pantelleria, di ricordare che un grande passito non chiude per forza una cena. A volte la apre. A volte la accompagna. A volte la sposta altrove, anche nel tempo: a quel futuro di abbinamenti del Ben Ryé ancora tutto da scrivere.

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