Bene i Pinot. Varietà autoctone come Schiava e Lagrein hanno sofferto a livello quantitativo. Perdite fino al 70% in Valle Isarco. Escluse dalla produzione alcune etichette di “selezione”
La vendemmia 2024 in Alto Adige è stata segnata da condizioni meteorologiche complesse. Dopo un inverno insolitamente mite e una fioritura precoce a fine marzo, il ritorno del gelo ad aprile ha causato danni estesi. Le condizioni fredde e instabili che ne sono seguite hanno inciso sia sulla quantità di grappoli sia sulla pezzatura degli acini.
«Le rese più basse si sono registrate per il Lagrein, il Gewürztraminer e il Pinot Grigio, mentre la Schiava, il Merlot e il Riesling hanno risentito meno del maltempo durante la fioritura» spiega Hansjörg Hafner, responsabile della viticoltura al Centro di Consulenza per la Fruttiviticoltura dell’Alto Adige. Andreas Huber (Pacher Hof) segnala perdite fino al 70% in Valle Isarco, mentre Martin Lemayr (Cantina Colterenzio) parla di casi isolati di perdita totale.
QUALITÀ SALVA L’ANNATA, VINCONO I PINOT
Le condizioni meteorologiche hanno ritardato la vendemmia, interrotta più volte dalla pioggia. Un contesto che ha richiesto impegno e precisione in vigna. «Un anno impegnativo», sottolinea Andreas Huber, che parla di interventi manuali per rimuovere i chicchi danneggiati dalla grandine.
Nonostante la riduzione delle quantità, la qualità non ha deluso. «Grazie a un preciso intervento sul verde e a una vendemmia accurata, la qualità dell’uva però non ne ha risentito», afferma Veronika Pfeifer (Pfannenstielhof). Ottime le performance dei Pinot, in particolare del Pinot Nero: «Freschi aromi fruttati come lamponi e amarene e un colore intenso e luminoso», assicura ancora Martin Lemayr. I vini risultano meno zuccherini, con buona vivacità, eleganza e tannini sottili.
Difficoltà maggiori per le varietà a maturazione tardiva, come alcune rosse ricche di tannini, che hanno raggiunto la piena maturazione solo in pochi terroir. «Alcuni vini di selezione non sono stati prodotti nell’annata 2024», aggiunge Lemayr.
BIANCHI RAFFINATI, AUTOCONI IN RIPRESA PARZIALE
Le varietà autoctone, come Schiava e Lagrein, hanno sofferto a livello quantitativo. Pfeifer attribuisce alla Schiava una gradazione alcolica leggermente più bassa. Il Lagrein 2024 viene definito «armonioso, vellutato e morbido al palato». Sorprendenti, invece, i risultati dei bianchi. «Il freddo di settembre ha avuto un effetto positivo sull’aroma, la freschezza e la finezza», afferma Huber.
Riesling, Kerner e Sylvaner in Valle Isarco hanno beneficiato della muffa nobile, mostrando qualità superiori alla media. Lemayr conferma: «I bianchi – tra cui Chardonnay, Pinot Bianco e Sauvignon – si presentano con aromi freschi e struttura elegante. Il contenuto alcolico inferiore ne sottolinea la piacevolezza al palato». L’annata 2024 si chiude dunque con luci e ombre. Quantità ridotte, ma vini che promettono freschezza, equilibrio e buona longevità, specialmente tra i bianchi e i Pinot.
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