Vino, la sostenibilità “fa vendere”

A raccolta a montefalco, alla arnaldo caprai, alcuni tra gli attori della moderna viticoltura “responsabile”


MONTEFALCO –
Al giorno d’oggi in agricoltura, per vendere il prodotto e creare valore aggiunto non si può prescindere dai tre pilastri della sostenibilità: economica, ambientale e sociale. Tre elementi che nel caso specifico del vino devono necessariamente legarsi con il concetto di sviluppo territoriale e di marketing.

Del legame tra sostenibilità, sviluppo territoriale e marketing nel mondo del vino si è parlato alla cantina Arnaldo Caprai di Montefalco (Perugia) il 28 giugno, in un incontro dal titolo “I protocolli di sostenibilità e il marketing del vino”.

Sostenibilità che è sempre stata un perno della filosofia di Caprai, che nel 2010 ha avviato il progetto New Green Revolution assieme ad altre 8 aziende del Consorzio di tutela dei vini di Montefalco (Adanti, Antonelli, Antano, Colleallodole, Perticaia, Scacciadiavoli e Tabarrini), al Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie dell’Università degli Studi di Milano e al Parco Tecnologico ed Agroalimentare dell’Umbria.

Dal convegno è emerso quanto l’attenzione alla sostenibilità sia ormai fondamentale nella vendita del prodotto vino. A fronte del rispetto di parametri di sostenibilità ambientale devono tuttavia, al contempo, essere garantiti imprescindibili aspetti di natura economica ed etica.

Il vino deve essere venduto e per fare ciò è necessario creare valore aggiunto tramite le strade della sostenibilità, dell’enoturismo e del marketing territoriale. Più un prodotto è legato al territorio, più è facile venderlo.

GLI INTERVENTI
Obbiettivo del progetto era dare vita ad una produzione vitivinicola che potesse fare della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, il modello di sviluppo sostenibile del territorio, per creare un vantaggio competitivo per le aziende aderenti.

A fare gli onori di casa, il neo vicesindaco Daniela Settimi che ha sottolineato quanto i comuni possono essere portatori di idee di sviluppo territoriale e di sviluppo sostenibile che in un territorio come quello di Montefalco “non può prescindere dalle numerose realtà vitivinicole che in esso ricadono”.

“Aspetti – ha sottolineato Settimi – che devono essere veicolati già ai bambini delle scuole primarie perché possano diventare attori consapevoli dello sviluppo ambientale sostenibile della zona”. In questo senso proprio l’Amministrazione del piccolo Comune della valle umbra si è fatta promotrice di “Ambasciatori del territorio”, sviluppato insieme all’azienda Caprai.

A moderare il convegno il giornalista enogastronomico, Maurizio Pescari che ha messo in luce come Montefalco sia sempre stata nel corso degli anni “precursore di quella che può essere definita ‘nuova viticoltura‘ tesa allo sviluppo di progetti che avessero al centro la sostenibilità della produzione vitivinicola”.

“Il concetto di viticoltura in un territorio, come appunto quello di Montefalco, non può essere scisso da quello di sostenibilità ambientale che interessa l’intera produzione dal vigneto all’ uva”, ha evidenziato Pescari.

Attenzione alla sostenibilità che nel comune di Montefalco ha visto la nascita, nel 2008, di progetti atti a favorire la lotta integrata in viticoltura, riducendo l’impiego di prodotti chimici di sintesi e il numero di trattamenti.

IL RUOLO DEL TURISMO

Ai progetti “Grape assistance”, “Smart meteo”, studio di carbon e water footprint ha fatto riferimento Filippo Antonelli, storico produttore montefalchese e presidente del Consorzio di Tutela dei Vini di Montefalco e del Movimento del Turismo del Vino regionale.

“La sostenibilità ambientale – ha dichiarato Antonelli – deve coniugarsi con la sostenibilità economica: fondamentale è il fatto che l’azienda abbia un ritorno economico. E ciò non può non passare attraverso il turismo, che dà valore aggiunto all’azienda permettendole di vendere il prodotto non solo nel nostro Paese ma anche all’estero e quindi di creare fatturato”.

“Il turismo rappresenta una fonte di ‘vendita’ del territorio e per far ciò deve essere veicolato da eventi collaterali che invoglino ad esempio i visitatori ad una maggiore permanenza nel luogo”, ha sottolineato Antonelli.

A Montefalco lo si è ben compreso. Basti pensare alle numerose manifestazioni – culturali e non – che hanno permesso una più completa visione del suo insieme. Dal restauro della Madonna della cintola di Benozzo Gozzoli alla mostra di Antoniazzo Romano, passando per la Crono scalata del Sagrantino.

“Inoltre – ha ricordato il presidente del Consorzio di Tutela Vini locale – lo sviluppo turistico passa anche dalla visibilità che viene data alle manifestazioni che si svolgono nella regione”: Aspetto sul quale è stato portato l’esempio virtuoso dell’Alto Adige, “dove ai turisti vengono fornite informazioni puntuali sulle manifestazioni presso gli operatori commerciali e le strutture ricettive”.

A veicolare il prodotto vino è anche l’enoturismo, settore che di recente ha ottenuto il via libera grazie al Decreto del Ministero delle politiche agricole, forestali e del turismo “che permette una migliore regolamentazione delle funzioni e che potrà  giocare un ruolo importante nello sviluppo territoriale”.

La sostenibilità, tuttavia, deve prevedere anche la certificazione ambientale. Un concetto sul quale si è concentrato Stefano Stefanucci di Equalitas, emanazione di Federdoc e Unione Italiana Vini nata nel 2018 (attualmente vede 11 realtà vitivinicole e 16 vini certificati) con l’obbiettivo di aggregare le imprese del mondo vitivinicolo per rendere omogeneo il concetto di sostenibilità del vino grazie ad un protocollo che permette di certificare aziende, prodotti e territori.

“La certificazione della sostenibilità è variabile a seconda delle diverse realtà interessate – ha ricordato Stefanucci – ed è in primo luogo di natura etica. A questo riguardo possiamo citare il caso, venuto alla luce alcuni anni fa, di numerose aziende vitivinicole sudafricane che tenevano in schiavitù i lavoratori”.

“Una modalità di conduzione delle aziende che niente aveva di etico e che ha portato numerosi acquirenti scandinavi ad optare per altri prodotti, indipendentemente dal fatto che fosse garantita la sostenibilità ambientale ed economica”, ha aggiunto l’esponente di Equalitas.

Il racconto del prodotto passa anche dall’indissolubile legame con il territorio. Esemplare il caso di Montalcino, dove è situata la sede principale della storica azienda Banfi. Ospite alla Arnaldo Caprai il Trade Marketing Manager Luca Devigili, che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza del rapporto tra “territorio, conoscenza, competenza e innovazione”.

Elementi che hanno contribuito a creare il modello Montalcino: 250 aziende per oltre 2000 ettari vitati, di cui l’azienda Banfi è una dei precursori e principali interpreti moderni. “L’azienda – ha sottolineato Devigili – ha sempre fatto della sostenibilità un punto di forza, tanto da aver presentato nel 2017 il bilancio di sostenibilità nel quale sono riportate in dettaglio le diverse certificazioni ottenute (ambientale, etica e qualitativa) e quanto è stato fatto per la tutela dell’ambiente”.

SOSTENIBILITÀ E MILLENNIALS
È stata infine trattata la percezione della sostenibilità nell’orientamento delle scelte di marketing aziendale. Il prof Lorenzo Zanni del dipartimento di studi aziendali e giuridici dell’Università di Siena si è concentrato sul concetto di sostenibilità e su come essa venga percepita dai Millennials, le nuove generazioni di consumatori.

Il campione intervistato ha interessato una fascia di età compresa tra i 18 e i 40 anni con maggiore rilevanza per la fascia 18 – 25 anni. Elemento centrale è stata la conoscenza soggettiva del mondo del vino da parte degli intervistati e il fatto che i giovani sono soprattutto consumatori di vino piuttosto che acquirenti.

Sondate anche le modalità di acquisto e qui è saltato all’occhio lo scarso interesse per l’online (2%) e il maggiore per la Grande distribuzione organizzata ed i supermercati (35%), seguiti da hotel e ristoranti (17%), cantine (14%), enoteche (11 %), negozi di alimentari ( 9 %).

Alla domanda su quali fossero i parametri di sostenibilità maggiormente presi in considerazione rientrano principalmente aspetti legati alla sostenibilità etica ed economica. Tra questi, tracciabilità dei prodotti, seguita da conservazione di paesaggio e biodiversità, benessere dei fruitori e dei visitatori, rispetto e sicurezza nel lavoro, sostenibilità economica e innovazione e solo per ultimo riduzione nell’uso delle risorse.

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