“Una al giorno” Fra i Monti: la ricetta medica diventa un’etichetta di vino virale

Il paradosso di una grafica che gioca col significato di “vino quotidiano”. E dal 2021 raddoppiano le bottiglie

È la materializzazione dei sogni di qualsiasi enofilo. Andare dal dottore e farsi prescrivere una bottiglia di vino. Anzi, di più: “Una al giorno“. Magari a carico del servizio sanitario nazionale. Crepi l’avarizia. Non siamo (ancora) arrivati a tanto in Italia, ma la cantina laziale Fra i Monti ha deciso di accorciare il gap tra le fantasie estatiche dei cultori di Bacco e la cruda realtà. Come? Mettendo sull’etichetta del proprio Merlot una ricetta medica. Con la dionisiaca prescrizione.

Molto più di una semplice trovata di marketing, o di un’artistica ribellione post moderna al Senatoconsulto de Bacchanalibus. “Una al giorno” è il “Message in a bottle“, poli(ce)tically (s)correct – di tre ragazzi – Benedetto Leone, Rocco Toti e Francesco Leone – a un mondo del vino che ha perso la propria “dimensione più autentica”.

Quella dei nonni e delle credenze popolari. Del bottiglione sempre in tavola, ché “il vino fa buon sangue, lo dice pure il dottore”. In poche parole, il senso leggero e “curativo” del  cosiddetto “vino quotidiano“.

Eppure, dall’ex garage trasformato in cantina a Terelle, microborgo di 300 abitanti della provincia di Frosinone, nel Lazio, Rocco Toti pare tutto tranne che snob quando afferma, convinto: “La verità? Un po’ mi dà fastidio che questa etichetta sia diventata virale. Ora si parla più di ‘Una al giorno’ per la grafica, che per il vino in sé. Vorrei si parlasse un po’ più di quello”.

Già, perché certe trovate geniali sono un po’ come l’hangover: ti ricordano che solo chi alza il tiro (così come il gomito) rischia il contraccolpo, il giorno dopo. Quello di “Una al giorno” è un vero e proprio paradosso, amplificato in questi mesi dall’emergenza Covid-19: l’etichetta di vino con la ricetta del medico è diventata “virale”. Svuotandola, quasi, del contenuto più vero e profondo.

“Insomma, io non sono un grafico – continua Toti -. Sono un vignaiolo. Non sono neppure un ‘imprenditore agricolo’, come ama definirsi qualcun altro. Io faccio vino e il vino mi ha cambiato la vita, mi ha insegnato tanto. Mi ha insegnato ad aspettare. Mi ha insegnato il valore della diversità delle stagioni e il valore dell’attesa”.

Mi ha insegnato che dietro allo studio grafico ci stanno inverni freddi che arrivano dopo stagioni trascorse col naso all’insù, a guardare il cielo, sperando sia clemente. Il vino, fatto nella maniera più naturale possibile, senza interventi invasivi dell’uomo e della chimica, mi ha insegnato che è proprio vero che ‘Less is More’. E che ogni stagione è diversa dall’altra”.

“Una al giorno”, di fatto, è l’apoteosi virale di una serie di scelte grafiche drastiche e controcorrente, compiute per le etichette della cantina Fra i Monti. Una realtà nata solo nel 2018 dall’iniziativa del trio di giovani laziali, che hanno abbinato l’attività primaria nella ristorazione a quella in vigna,  grazie alla consulenza dell’enologo Gennaro Reale di Vigna Viva.

Un progetto destinato a crescere, assieme al numero di bottiglie di “Una al giorno”, già sold out. “L’obiettivo che ci siamo dati – spiega Rocco Toti – è quello di arrivare a 25-30 mila bottiglie al massimo, a fronte di una produzione attuale di 12-13 mila. Il prossimo anno andremo sul mercato con oltre 2.800 bottiglie della nostra etichetta divenuta virale, sperando di riuscire ad accontentare le richieste”. Un bel salto, considerando che la vendemmia 2019 ne ha contate 1.400.

E la qualità? “Rimarrà la stessa – assicura il fondatore – la verità è che il nostro vigneto di Merlot di 15 anni, salvato dall’abbandono, sta diventando più produttivo di anno in anno. Presenteremo presto anche un Merlot rosato“.

Le novità non finisco qui. Il parco vigneti di Fra i Monti ha appena raggiunto i 4 ettari di superficie, grazie all’impianto di un ettaro di Pinot Nero, accanto a Merlot, Cabernet Sauvignon, Sémillon e all’autoctono laziale Maturano, originario della Val di Comino e iscritto nel Registro nazionale della Vite e del Vino solo nel 2010.

“Produrremo un vero e proprio Pinot nero di montagna – annuncia Rocco Toti – così come abbiamo intenzione di impiantare alle nostre latitudini anche il Fiano, che sarà il nostro bianco di montagna. Una varietà in cui crediamo moltissimo, tanto da ritenere che possa essere il vero Chardonnay italiano”. Entusiasmo, voglia di fare, passione: tutte medicine che prescriverebbe qualsiasi medico. Non solo Fra i Monti.

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