IN BREVE
- Sopraquota 900 di Rosset Terroir è un vino iconico della varietà Petite Arvine, coltivato tra gli 880 e i 925 metri di altitudine in Valle d’Aosta.
- La vigna ha rese molto contenute e la vendemmia avviene esclusivamente a mano.
- La produzione avviene attraverso metodi differenziati di fermentazione in acciaio, legno, anfora e orcio, dando vita a un vino originale e complesso.
- Sopraquota 900 rappresenta l’identità e la tradizione del territorio valdostano.
- Il vino esprime energia alpina e precisione, unendo le sfide dell’altitudine alla qualità delle uve della cantina Rosset Terroir.
Arrivarci non è una passeggiata. Il sentiero sale deciso. Verticale. Il fiato si accorcia. Le gambe faticano. Ogni sguardo indietro apre uno scorcio in più di Valle d’Aosta da cartolina alpina. Intorno solo pietra e silenzio di montagna. È da queste pendenze che nasce Sopraquota 900 di Rosset Terroir, vino simbolo del Petite Arvine valdostano. Il nome non è marketing. È una fotografia. O, meglio: un riassunto.
SOPRAQUOTA ROSSET TERROIR, IL VIGNETO CHE SFIDA LA MONTAGNA
Siamo a Cumiod di Villeneuve, nel cuore della Valle d’Aosta. I filari di Petite Arvine si arrampicano tra gli 880 e i 925 metri di altitudine. Una fascia viticola dove la montagna inizia a farsi sentire sul serio. Il terreno è duro, magro, minerale. Sabbia, pietra, scaglie di roccia, quarzo e granito. La terra fine è poca. Le radici devono cercare profondità per trovare nutrimento. È un ambiente severo, che non regala nulla. Ma restituisce identità.
Le vigne sono piantate fitte, oltre undicimila ceppi per ettaro. Ogni pianta compete con l’altra per sopravvivere. La resa è molto contenuta, attorno ai 40 quintali per ettaro. E la vendemmia arriva tardi, spesso a metà ottobre, quando l’aria di montagna comincia a pungolare le mani.
Rosset Terroir porta a casa le uve del Sopraquota 900 esclusivamente a mano, riponendo i grappoli di Petite Arvine in piccole cassette, trasportate verso la “terraferma” grazie a un piccolo cingolato. Viticoltura eroica, nel senso più concreto possibile.
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PETITE ARVINE, PRECISIONE ALPINA IN VALLE D’AOSTA
Il vigneto è entrato a far parte della proprietà della cantina della famiglia Rosser-Levi nel 2016. L’ex proprietario, un imprenditore svizzero col pallino del vino, aveva scelto quella posizione per piantare Petite Arvine, alla fine degli anni Novanta. Un modo per testare il carattere alpino del vitigno, noto per la sua resistenza alle basse temperature. Una varietà che ama il freddo delle notti di montagna. E la luce intensa delle giornate alpine.
Una scommessa vinta dal “papà” del vigneto, passato poi a una cantina che, per mission aziendale, intende proprio valorizzare ogni piccola parcella dei 13 ettari di proprietà. Dalla vigna al calice, il Sopraquota 900 è immediatamente riconoscibile nel range di vini di Rosset Terroir. Anche in verticale (2019-2023) il colore è luminoso e il profilo aromatico preciso: fiori bianchi, agrumi, scorza di lime, pompelmo. Note definite, quasi ritmate. Senza sbavature.
In bocca legge l’annata e cambia passo. Teso, verticale, sapido. L’acidità corre dritta come il sentiero che porta al vigneto. La componente minerale allunga il sorso e lascia quella sensazione salina ed oleosa che appartiene ai grandi bianchi di montagna (e di mare). Un vino scolpito, in ogni suo strato.
UNA VINIFICAZIONE CHE CERCA COMPLESSITÀ
Nulla, del resto, è lasciato al caso nella costruzione di un vero e proprio monumento alla Petite Arvine. Dopo il miracolo della vigna compiuto dal team guidato dall’agronomo Federico Bientinesi, l’enologo Matteo Moretto – inisieme al consulente esterno Luca d’Attoma – fa di tutto per preservare e valorizzare la religiosità di ogni acino.
Le uve vengono suddivise in più masse e fermentate con approcci differenti. Una parte in acciaio, una in legno. Una in anfora, una in orcio. Ogni contenitore aggiunge una sfumatura diversa: freschezza, struttura, profondità aromatica. Dopo circa un anno di affinamento, le diverse componenti vengono riunite. Il risultato è lì nel calice. Un bianco complesso ma preciso, capace di tenere insieme energia alpina e stratificazione gustativa. Da favola la vendemmia 2023 (96/100 Winemag), ultima annata in commercio.
UN BIANCO CHE HA PRESO QUOTA
Non è un caso, insomma, se negli ultimi anni Sopraquota 900 è diventato uno dei riferimenti più riconoscibili della nuova viticoltura valdostana. Ma la verità è che questo vino non si capisce e non si spiega con la tecnica. Ma si impara, lassù. Tra quei filari che sembrano aggrapparsi alla montagna come le mani di uno scalatore. Con il vento che scende dalle cime, accarezzando tutto l’anno le piante. E la valle che sembra scivolare sotto i piedi.
È lì che Sopraquota 900 smette di essere solo un vino e diventa quello che realmente è. Un racconto liquido di altitudine. Fatica. E precisione alpina. Un fuoriclasse che nasce dove la vite deve prima imparare a resistere. Per poi mostrare chi è davvero. Nelle mani giuste di Rosset Terroir.





